sabato 18 aprile 2015

Il mondo scende in piazza contro l’accordo Ue-America “No alle lobby commerciali”

Il mondo scende in piazza contro l’accordo Ue-America “No alle lobby commerciali” (ANDREA TARQUINI)

ttip

La protesta.
La prossima settimana riprendono le trattative sul “Ttip” il trattato di libero scambio. “Dal transgenico ai cosmetici, a rischio gli standard di sicurezza europei”, dicono i comitati del no. Che oggi manifestano in 704 città.

BERLINO – Salviamo i diritti democratici, salviamo i diritti dei cittadini e consumatori ad ambiente e salute: l’accordo commerciale Ue-Nordamerica così non va. Ecco lo slogan della mobilitazione, alternativa ma non ideologica, che oggi investirà l’Europa intera e tutto il “pianeta blu”: manifestazioni d’ogni sorta, cortei, spettacoli, infostand per dialogare con la gente, in almeno 704 città sparse in tutto il mondo. Per dire che il Ttip e il Ceta, gli accordi di libero scambio dell’Unione europea con Stati Uniti e Canada, non sono né democratici né conformi a principi e standard europei di sicurezza e giustizia, e quindi vanno rifiutati.
“Stop Ttip!” si chiama il nuovo movimento globale, che collega senza centralismi quattrocento organizzazioni.
Una catena umana nel cuore di Berlino, da Potsdamer Platz a Unter den Linden dove ha sede la rappresentanza Ue, e spettacoli in piazza a Parigi a Place Stalingrad e a Place de la République, con i potenti delle multinazionali e della politica impersonati da vampiri, saranno il clou della giornata di mobilitazione.
«È un giorno importante, ma l’iniziativa continua, come va avanti da anni», spiega Cornelia Reetz, action manager di Stop Ttip Germania, la sede che di fatto è il “comando operativo” del movimento globale cresciuto soprattutto online, al civico numero 4 di Greifswalderstrasse qui a Berlino. «Intanto prosegue anche la raccolta di firme contro il Ttip e il Ceta, che attorno al 10 ottobre presenteremo alla Commissione europea, a tutte le istituzioni Ue, ai governi nazionali i cui parlamenti dovranno ratificare gli accordi», spiega la Reetz. Il movimento cresce, in vista dell’happening in strada domani in tutto il mondo e anche con la raccolta di firme: «Puntavamo a un milione, ne abbiamo già un milione e 700 mila”.
I soliti no global, i soliti idealisti, diranno in molti. Però le obiezioni di “Stop Ttip” suonano come rilievi da prendere sul serio. L’accordo, continua la giovane organizzatrice tedesca, è stato negoziato in segreto, senza informare le opinioni pubbliche, e svuota le nostre democrazie. «Non è finita: offre vantaggi inutili e pericolosi agli interessi dei grandi gruppi economici, tende ad abbassare gli standard di sicurezza, igiene, ecologia in vigore ad esempio in Europa ai livelli nordamericani, a cominciare dal cibo transgenico per finire ai cosmetici e ad altri prodotti di uso quotidiano». E una volta innescata, la dinamica dell’accordo – sul terreno degli Ogm ma anche con la liberalizzazione spinta delle privatizzazioni – secondo il movimento di protesta sarà difficilmente reversibile.
Catena umana a Berlino, molte iniziative in piazza in diverse città italiane, spettacoli con i “vampiri cattivi” a Parigi, azioni sparse ovunque per il mondo. Le adesioni crescono di ora in ora da una città all’altra. Non avete paura di perdere contro lobby così forti? chiedo. «Chi ha paura di lottare ha già perso», risponde Cornelia Reetz, «la Commissione europea comincia a parlare di noi nei suoi comunicati, la commissaria Cecilia Maelstroem ci appoggia col suo blog. All’inizio non ci speravamo, per questo ci sprona ancor di più a continuare».
Da La Repubblica del 18/04/2015.

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