mercoledì 29 aprile 2015

IL PARTITO DEI SOGNI

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IL PARTITO DEI SOGNI (di Alessandra Longo)

C’è bisogno di un Pd «partecipato, plurale e unito ». Chi lo dice? Lo stesso Pd che, nelle medesime ore in cui va in scena lo scannamento alla Camera, chiede via mail alla «cara democratica» e al «caro democratico» di ricordarsi del partito nella dichiarazione dei redditi. Sovrapposizione casuale e surreale. Da una parte i toni amari della minoranza interna alle prese con il voto di fiducia imposto da Renzi, dall’altra i toni enfatici dei responsabili della comunicazione giustamente costretti a vendere al meglio la merce: «Stiamo cambiando il Paese… con te vinceremo le sfide che ci attendono per riformare l’Italia e cambiare l’Europa. Noi tutti giochiamo un ruolo centrale con la nostra passione e i nostri sogni». Com’è lontana l’eco della battaglia in aula, la rabbia di Speranza, le accuse di Bersani e Cuperlo. La vita va avanti: «Troverai uno spazio in cui inserire il codice M20 e apporre la tua firma».

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