giovedì 2 aprile 2015

Il verbale del rimpasto

da il manifesto
POLITICA

Il verbale del rimpasto

Governo. Renzi vuole la fedelissima Manzione, ex comandane dei vigili urbani di Firenze, al posto del sottosegretario Delrio che va alle infrastrutture. Alfaniani sull'orlo di una crisi di nervi: vogliamo decidere noi con chi sostituire Lupi
Niente gita al Colle ieri, per Renzi. Ci andrà oggi, o più pro­ba­bil­mente domani, con la solu­zione del rebus mini­stero delle Infra­strut­ture sicu­ra­mente in tasca ma quella del mini­stero di con­so­la­zione da asse­gnare all’Ncd quasi cer­ta­mente no. Quella casella dovrà aspet­tare mar­tedì pros­simo: sem­pre che basti, per­ché al momento le trat­ta­tive col par­tito di Alfano sono in altis­simo mare.
Il mini­stro delle Infra­strut­ture sarà, come pre­vi­sto e salvo sor­prese, Gra­ziano Del­rio. Il rin­vio della nomina attesa per ieri non si deve a dubbi sul suo nome ma alla spe­ranza di poter chiu­dere l’intera par­tita con la nomina di un mini­stro per gli Affari regio­nali tar­gato Ncd e a un po’ di ten­sione nell’alto comando ren­ziano per la defi­ni­zione del sot­to­se­gre­ta­rio alla pre­si­denza che sosti­tuirà Del­rio. Dovrebbe trat­tarsi di Anto­nella Man­zione, capo del legi­sla­tivo di palazzo Chigi, molto vicina alla Boschi. Non è un nome come tanti. Già l’idea di affi­dare al capo dei vigili di Firenze una posta­zione deli­ca­tis­sima come la guida del legi­sla­tivo di palazzo Chigi era sem­brata sin dall’inizio assurda, essendo il solo merito della stessa la fedeltà al capo. La “vigi­lessa”, inol­tre, non dispo­neva dei titoli neces­sari per la carica. Renzi si affrettò a prov­ve­dere con una leg­gina ad per­so­nam di quelle che face­vano scan­dalo quando a vararle era il sovrano di Arcore e chissà per­ché pas­sano come niente fosse con il nuovo re.
Col tempo qual­che altro dub­bio sulla poten­tis­sima è sorto. Si dovet­tero infatti a lei e al fra­tello Dome­nico, nel 2010, la denun­cia (sporta da Anto­nella) e l’ordine di arre­sto (fir­mato da Dome­nico) con­tro l’allora sin­daco ram­pante di Marina di Pie­tra­santa Marino Mal­le­gni, for­zi­sta, con ben 51 capi di impu­ta­zione. Il pro­cesso è poi finito con la piena asso­lu­zione e con una sen­tenza della Cas­sa­zione che ha bol­lato come «ille­git­timo» l’arresto dell’ex sin­daco. Sarà una coin­ci­denza ma data da quel momento l’ascesa dei Man­zione: lui sot­to­se­gre­ta­rio agli Interni, prima con Letta (ma su indi­ca­zione di Renzi), poi col capo in per­sona, lei capo del legi­sla­tivo e ora forse sot­to­se­gre­ta­ria alla pre­si­denza del con­si­glio. Cose che capi­tano nel Paese tra­spa­rente del reuc­cio.
Qui tut­ta­via nulla dovrebbe com­pli­care le cose per il deci­sio­ni­sta di palazzo Chigi. Le cose sono meno facili per quanto riguarda il mini­stero degli Affari regio­nali. Due i punti di fri­zione: Renzi vuole una donna, e va da sé che si trat­te­rebbe di una «ren­ziana in pec­tore», Alfano insi­ste per Qua­glia­riello o almeno per qual­cuno che risponda a lui più che al pre­mier. Ma soprat­tutto c’è in ballo la delega al Mez­zo­giorno, senza la quale quel mini­stero è una sca­tola vuota. Anzi una cassa vuota, per­ché è lì che si indi­riz­zano i fondi europei.

I due nodi sono intrec­ciati tra loro per­ché, secondo alcune voci in cir­co­la­zione ieri, l’inquilino di palazzo Chigi potrebbe lasciare al mini­stero la delega al Mez­zo­giorno, limi­tan­dosi a decur­tarne in parte i fondi euro­pei, ma solo se la carica andasse alla mini­stra scelta dall’onnipotente. Quella che gli alfa­niani defi­ni­scono in pri­vato, «una velina».
L’Ncd ieri sera sem­brava orien­tato, almeno uffi­cial­mente, a indi­care Dorina Bian­chi. Die­tro le quinte, però, gli stessi alti uffi­ciali dell’esercito alfa­niano allo sbando, assi­cu­ra­vano che quella pro­po­sta andava presa «per una bou­tade». In effetti, nel caso di Dorina Bian­chi non si dovrebbe par­lare di «ren­ziana in pec­tore» ma di ren­ziana che più con­cla­mata non si può.
E’ dun­que facile che il pastic­cio degli Affari regio­nali non si risolva prima di pasqua. Si tratta solo di un tas­sello nel qua­dro del dis­se­sto com­ples­sivo dell’Ncd, certo. Non secon­da­rio però, per­ché Renzi sem­bra deter­mi­nato ad affib­biare agli alleati l’ennesimo sga­nas­sone, e in un par­tito già oltre l’orlo della crisi di nervi un’ulteriore umi­lia­zione potrebbe pro­vo­care l’esplosione.

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