giovedì 2 aprile 2015

Incredibile, senatori 5Stelle denunciati per l’ostruzionismo

da il manifesto
POLITICA

Incredibile, senatori 5Stelle denunciati per l’ostruzionismo

5 Stelle. La procura apre un’indagine sui senatori 5 stelle che a novembre contestarono il voto sullo Sblocca Italia. Grasso avverte i pm: «La magistratura non può indagare sull’attività dei parlamentari»

L' accusa è grave, tanto più se a doverne rispon­dere sono dei par­la­men­tari col­pe­voli solo di aver svolto il loro ruolo di oppo­si­zione: atten­tato con­tro organi costi­tu­zio­nali, un reato che, in caso di con­danna, pre­vede una pena com­presa tra uno e cin­que anni. A veder­sela con­te­stare, sco­prendo così di essere finiti sotto inchie­sta, sono stati ieri i sena­tori del Movi­mento 5 stelle denun­ciati da un gruppo tra­sver­sale di col­le­ghi per aver ral­len­tato all’inizio dello scorso mese di novem­bre il voto di fidu­cia sullo Sblocca Ita­lia. Un atto di ostru­zio­ni­smo che — per quanto duro — rien­tra comun­que da sem­pre nelle atti­vità messe in atto dalle oppo­si­zioni decise a fer­mare un prov­ve­di­mento rite­nuto ingiu­sto. Ma che ora l’esposto pre­sen­tato a novem­bre dal sena­tore socia­li­sta Enrico Buemi (ma fir­mato anche dai col­le­ghi Alber­tini e Conte di Ap, Can­diani della Lega, Longo di Forza Ita­lia, Gio­va­nardi del Ncd, Barani di Gal e Pez­zo­pane e Ginetti del Pd) ha tra­sfor­mato in un caso poli­tico e rischia di sca­te­nare un con­flitto di attri­bu­zione tra pro­cura e par­la­mento dopo che si è sco­perto che alcuni sena­tori sono già stati sen­titi negli uffici della pro­cura. Una situa­zione ano­mala al punto che in serata lo stesso pre­si­dente del Senato Pie­tro Grasso inter­viene dando l’altolà ai magi­strati sot­to­li­neando «il difetto asso­luto di giu­ri­sdi­zione della magi­stra­tura ordi­na­ria sui com­por­ta­menti sena­tori nell’esercizio delle loro prerogative».
Il caso viene allo sco­perto ieri quando nell’aula di palazzo Madama, dove si stanno con­su­mando le ultime bat­tute del ddl anti-corruzione, il sena­tore for­zi­sta Nitto Palma dando noti­zia del pro­ce­di­mento aperto a piaz­zale Clo­dio chiede al pre­si­dente Grasso di accer­tare «quanto sta acca­dendo alla pro­cura di Roma e se c’è un atteg­gia­mento inva­sivo rispetto all’autonomia del Senato».
La con­ferma dell’esistenza dell’esposto arriva dallo stesso Buemi: «La denun­cia l’ho pre­sen­tata io insieme ad altri sette, otto sena­tori dopo che i gril­lini ci hanno fisi­ca­mente impe­dito l’esercizio del diritto di voto sulle riforme met­ten­dosi di tra­verso sui ban­chi della pre­si­denza. Insomma: se non è vio­lenza que­sta…». Per spie­gare l’iniziativa Buemi arriva a sco­mo­dare addi­rit­tura il colon­nello Tejero, l’ufficiale della Guar­dia civil che nel 1981 tentò un colpo di Stato facendo irru­zione armato nel par­la­mento spa­gnolo. «Vogliamo aspet­tare che arrivi un tenente-colonello Tejero con la pistola in aula rima di chia­mare i magi­strati?», chiede all’aula.
La noti­zia della denun­cia sca­tena i par­la­men­tari 5 stelle, giu­sta­mente pre­oc­cu­pati per quello che viene letto come un ten­ta­tivo di met­tere il bava­glio alle oppo­si­zioni. «Nes­suno si sogni di inti­mi­dirci», avverte il capo­gruppo Andrea Cioffi men­tre il pre­si­dente Grasso con­voca una capi­gruppo allar­gata all’ufficio di pre­si­denza nella quale si decide di riman­dare alla Giunta per le ele­zioni e le immu­nità par­la­men­tari il com­pito di espri­mere un parere in merito all’inchiesta.
Nel frat­tempo si rico­strui­scono i fatti. A dicem­bre, dopo aver rice­vuto l’esposto dei sena­tori, la pro­cura scrive alla pre­si­denza del Senato chie­dendo i ver­bali delle sedute del 4 e 5 novem­bre scorsi, quelle in cui i sena­tori 5 stelle pro­ta­go­ni­sti delle proteste.
Obiet­tivo della pro­cura è quello di accer­tare se in quelle ore si siano veri­fi­cati atti tali da poter essere con­si­de­rati come un qual­cosa in più rispetto alla nor­male atti­vità par­la­men­tare. La rispo­sta ai pm gui­dati dal pro­cu­ra­tore capo Giu­seppe Pigna­tone arriva il 23 marzo scorso. La pre­si­denza invia gli ste­no­gra­fici delle sedute avver­tendo che prov­ve­di­menti sono già stati presi dal Con­si­glio di pre­si­denza nei con­fronti dei sena­tori M5S rite­nuti respon­sa­bili dei disor­dini: undici in par­ti­co­lare, due dei quali sospesi per dieci giorni e nove per sette. Un modo per dire che per la pre­si­denza il caso è chiuso e che quindi non c’è motivo per dare seguito alla denuncia.
Evi­den­te­mente, però, la spie­ga­zione non con­vince i magi­strati al punto che in pro­cura nei giorni scorsi sareb­bero stati ascol­tati i sena­tori azzurri Lucio Malan, Alfredo Mes­sina e Andrea Man­delli. Facendo così diven­tare pub­blica l’inchiesta.

«I par­titi ci hanno denun­ciato per atten­tato agli organi costi­tu­zio­nali. Non so se ridere o pian­gere», com­menta su Face­book il vice­pre­si­dente della camera Luigi Di Maio. «Resta il fatto che denun­ciano noi e arre­stano sem­pre loro». Sul caso inter­viene anche il blog di Grillo con un post fir­mato dal gruppo del Senato: «L’italia è un Paese capo­volto: se rubi fini­sci per entrare in poli­tica e se sei one­sto vieni denunciato».

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