mercoledì 29 aprile 2015

Insulti e crisantemi sul “fascismo renziano”

Insulti e crisantemi sul “fascismo renziano” (Fabrizio d’Esposito)

Volano stracci

IN MATTINATA UN FUNERALE TRANQUILLO E SILENZIOSO, POI APPARE LA BOSCHI E SCOPPIA IL CAOS: FIORI, VOLGARITÀ E ACCUSE DI AUTORITARISMO AL PREMIER.

Ignazio La Russa, che è un mussoliniano vero, non accetta paragoni, il Duce è il Duce per lui, e protesta nel caos dell’aula: “Si mischia la tragedia con la farsa”. L’ex colonnello della defunta An cita Marx che integra Hegel. Scrive Marx: “Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”.
Tutto questo accade quando l’energico Renato Brunetta conclude il suo intervento con un appello all’unità delle nuove forze antifasciste contro il renzismo: “Noi non consentiremo, signora presidente, che quest’aula sia ridotta a un bivacco di manipoli renziani. Per questa ragione noi faremo di tutto in quest’aula e fuori di quest’aula per impedire il fascismo renziano. No al fascismo di Renzi”. Un appello che coinvolge Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Sel, ma non la silente minoranza del Partito democratico.   La legge Acerbo   che preparò il regime   Brunetta ripete per tre volte la frase sul “bivacco di manipoli renziani”. E fa un certo effetto quando poi grida al “fascismo renziano”. Sinora, sulle riforme, soprattutto al Senato, il parallelo tra Mussolini e Renzi si era sprecato, ma “fascismo renziano” ancora non lo aveva detto nessuno. E lo fa, per la prima volta, un reduce berlusconiano fino a poco tempo fa fedele, seppur tra mille dolori, al patto del Nazareno. È la Terza Repubblica del grottesco. Anche dai banchi dell’estrema sinistra, quelli di Sel, l’evocazione del fascismo sale forte e alta. Si richiama la legge Acerbo, che spalancò le porte al regime del Duce, si richiama la legge truffa del democristiano Scelba, passato alla storia come un altro fascista tout court. Dice Arcangelo Sannicandro, pugliese vendoliano, sul precedente della legge Acerbo: “Noi sostanzialmente stiamo sostenendo la continuità dello Stato italiano, repubblicano e antifascista, con quello fascista. E lo stiamo affermando in particolare dopo la celebrazione del settantesimo anniversario della Liberazione in quest’aula pochi giorni fa”.   Intermezzo Tabacci  ”Gioca a Candy Crush”   Per fortuna che a far calare la tensione per qualche minuto c’è il redivivo Bruno Tabacci, cespuglio centrista della maggioranza. Boldrini non riesce a vederlo e chiede: “Dov’è Tabacci?”. Una voce si alza dai banchi centrali: “Presidente sono ancora qui”. Tabacci polemizza con i vicini grillini ed è una battuta a stenderlo alla fine. Lui termina il suo intervento e dal M5S gridano: “Torna a giocare a Candy Crush”.   I grillini a Rosato:   ”Coglione stai zitto”   Il caos prende la sua forma perfetta, cioè che non si capisce più nulla, quando parla Ettore Rosato, capogruppo in pectore del Pd al posto del bersaniano Roberto Speranza. Rosato ha la fama di uno tosto e provocatore. Detto fatto. La prima dirompente interruzione arriva dagli ex alleati elettorali di Sel, per bocca del capogruppo Arturo Scotto. Una furia: “Stanno cancellando la democrazia con i nostri voti, con i voti di Sel! Non si permettano, non si permettano!”. La seconda è ancora più rumorosa. Stavolta dai banchi grillini. Due cori: “Vergogna, vergogna” ed “Elezioni, elezioni”. Come sigillo: “Coglione stai zitto”.   Il bersaglio Maria Elena   e lo stupro della democrazia  Eppure sino alle due del pomeriggio, l’arrivo decisivo dell’Italicum a Montecitorio era stato uno dei funerali più silenziosi e composti della storia. Tre voti, due segreti e uno no, senza alcun pensiero per la maggioranza renziana. Una pacchia. Altro che i tumulti della domenica delle Palme del ’53 al Senato, quando i comunisti arrivarono a sradicare i banchi di legni, comprensivi di calamaio e inchiostro, per lanciarli alla presidenza. Ma erano comunisti, appunto. La minoranza dem si sveglia a babbo morto, dopo l’annuncio della fiducia. Prima è tutto un allinearsi senza proteste. La scena si anima con l’ingresso di Maria Elena Boschi, la Ministra per eccellenza. Si va avanti con la fiducia. I deputati di Sel lanciano crisantemi funebri. Ma è a quel punto che i tumulti si colorano di volgarità irriferibili contro di lei. Sulla sua intelligenza e su altro ancora, facilmente immaginabile. Il più incazzato è Maurizio Bianconi, ribelle fittiano di Forza Italia. In aula grida: “Vergogna, fate schifo”. Poi fuori si sfoga: “Siete un branco di maiali, infami e rottinculo”. In Transatlantico passa pure Umberto Bossi che ritrova entusiasmo nella bolgia dell’antirenzismo: “Contro il fascismo ci vogliono i fucili”. Per il momento siamo agli insulti. Oppure a immagini pesantissime. Ancora Scotto: “Tutto il Parlamento oggi è stato stuprato. Per noi è un funerale”. Di qui i crisantemi in una giornata spezzata in due dalla fiducia renziana. Al mattino, la calma. Al pomeriggio il caos. Preghiera finale recitata dagli zelanti renziani: l’eterno riposo dona, o Signore, alla democrazia e alle opposizioni.
Da Il Fatto Quotidiano del 29/04/2015.

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