giovedì 2 aprile 2015

Istanbul sotto attacco kamikaze e arresti nel cuore della Turchia

Istanbul sotto attacco kamikaze e arresti nel cuore della Turchia

L'attaccoTentato un attacco suicida alla sede della polizia In mattinata irruzione armata nel partito di Erdogan.

ISTANBUL . Adesso le chiamano le 48 ore più nere della Turchia. Perché da due giorni Istanbul, la metropoli cuore pulsante del Paese, è preda di attacchi terroristici, allarmi bomba, azioni kamikaze. Dopo il misterioso black out elettrico generale di lunedì, e il blitz delle teste di cuoio nel quale sono rimasti uccisi sia i terroristi di estrema sinistra sia il giudice da loro sequestrato che indagava su Gezi Park, ieri è stata un’altra giornata con il fiato sospeso. Un uomo e una donna nel pomeriggio hanno aperto il fuoco sull’edificio che ospita la direzione della polizia, provocando la risposta degli agenti.
La donna, che portava su di sé una bomba e un’arma da fuoco, è stata uccisa. Il suo compagno catturato con una bomba a mano in pugno.
Al mattino un altro uomo armato è stato arrestato dalla polizia dopo aver fatto irruzione nella sede dell’Akp, il partito conservatore di matrice islamica del presidente Recep Tayyip Erdogan. Ha ordinato a tutte le persone negli uffici di lasciare l’edificio, prima di salire all’ultimo piano e issare una bandiera turca con il disegno di una spada. Poco prima, un volo della Turkish Airlines, è stato costretto al rientro per un allarme bomba risultato poi falso. Ma è il terzo episodio in quattro giorni su voli della compagnia di bandiera. In giornata si sono poi svolti i funerali di Mehmet Selim Kiraz, il magistrato sequestrato nel suo ufficio al Palazzo di Giustizia di Istanbul, e poi rimasto ucciso nell’irruzione dove sono morti anche i due terroristi del gruppo marxista-leninista Dhkp-C, autore in passato di azioni contro la Nato e gli Stati Uniti. Il giudice era accusato di non avere portato alla sbarra i poliziotti considerati responsabili, durante la rivolta di Gezi Park nel 2013, della morte di Berkin Elvan, il 14enne rimasto ucciso mentre andava a comprare il pane, morto dopo 9 mesi di coma e divenuto per milioni di persone uno dei simboli della protesta. Erdogan, rientrato d’urgenza da un viaggio ufficiale in Romania, ha definito Kiraz «un eroe». In mattinata la polizia aveva lanciato una grande retata in molte città, con l’arresto di una trentina di persone. Per la polizia stavano organizzando attentati, i loro legali hanno smentito.
A soli due mesi dal voto politico del 7 giugno, il premier Ahmet Davutoglu ha detto di temere nuove «provocazioni». «Non cadremo in questa trappola — ha affermato ai funerali del giudice — Se qualcuno protesta a viso coperto e con le molotov, lo avverto, non sarà tollerato».
Da La Repubblica del 02/04/2015.

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