giovedì 23 aprile 2015

Italian Sniper

Italian Sniper (Marco Travaglio)

Drone
Ieri alla Camera Matteo Renzi ha detto alcune cose sensate sulla marea umana in fuga dall’Africa: “È semplicistico dire che la soluzione è a portata di mano” e occorre “evitare di inseguire la demagogia come sta facendo larga parte dell’opposizione”. Poi purtroppo ha smesso subito e ha chiesto e ottenuto (anche da B.) una delega in bianco per un fantomatico intervento militare internazionale (o “di polizia”, che è la stessa cosa) per “combattere gli schiavisti del XXI secolo”, come lui chiama gli scafisti. Ma basterebbe un dizionario della lingua italiana, o magari un libro di storia, per notare la differenza abissale fra gli schiavisti negrieri di due-tre secoli fa e i caronti che traghettano i disperati da una sponda all’altra del Mediterraneo.
Quelli sequestravano gli africani, spesso ragazzini, per deportarli in Europa e in America e costringerli ai lavori forzati. Questi svolgono uno sporco servizio di trasporto, sfruttando la disperazione di milioni di persone che vogliono assolutamente emigrare da terre di miseria, di persecuzione e di guerra. Due categorie spregevoli, ma molto diverse fra loro. È sacrosanto combattere gli scafisti. Ma bisogna sapere che la loro offerta risponde a una domanda incessante che continuerà a essere soddisfatta da altri: per uno che si arresta, ne spunteranno altri dieci, cento, mille. Per un barcone che si distrugge, altri ne verranno costruiti. Perché quella gente vuole partire. Fermo restando che soluzioni a un esodo biblico non ne esistono, ci sono misure concrete che possono in parte arginarlo e controllarlo senza sparare (ne parlano, sul Fatto di oggi, Mini, Strada e gli amici di Libertà e Giustizia). Intendiamoci: l’opzione militare, per quanto estrema, non può mai essere esclusa a priori. Purché serva a qualcosa, cioè si sappia a chi sparare, e con quali obiettivi. In questo caso, non servirebbe a nulla, anzi sarebbe un’operazione impraticabile, dannosa e pure costosissima (ben più di Mare Nostrum, scriteriatamente abbandonato dal governo Renzi per risparmiare quattro soldi). Sono vent’anni che sparacchiamo in giro per il mondo, dalla Somalia all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia, col risultato di scoperchiare ogni volta un vaso di Pandora e peggiorare vieppiù la situazione. Eppure, da quando l’Isis s’è impossessata di pezzi di Libia, i nostri ministri vaneggiano di “opzione militare”: come se l’Isis fosse un esercito straniero schierato sul campo, e non una galassia di microcellule indigene, nascoste casa per casa, strada per strada, che si autoproclamano seguaci di Al Baghdadi in franchising . Ora si farfuglia di sparare agli scafisti e/o alle loro barche (Renzi: “Distruggere i barconi nei paesi d’origine”, Alfano: “Bombardare i barconi in Libia per impedirgli di partire”). Quando lo dissero Casini e la Lega, da sinistra li presero per matti, e giustamente: è piuttosto raro trovare uno scafista che se ne va a zonzo per il Mediterraneo, in crociera solitaria, tipo Giovanni Soldini e Ambrogio Fogar. L’ultima variazione renziana sul tema è bombardare i barconi nei porti libici con appositi droni. Splendida idea, se non fosse che: difficilmente un drone distingue un peschereccio da un barcone di scafisti, che spesso è un peschereccio riattato (ops, scusate, c’è stato un piccolo errore); noi non abbiamo droni bombardieri, ma dobbiamo chiederli in prestito agli americani, che però non possono autorizzarne l’uso se non dopo un voto del Congresso; anche se il permesso dovesse arrivare, nessun drone può garantire di colpire il barcone e basta: ci sarebbero vittime a ogni attacco, e quelle come le giustifichiamo? Come danni collaterali? O con l’argomento che, per evitare il rischio che qualcuno muoia durante il viaggio, tanto vale ammazzarli prima che partano? L’Isis ne sarebbe entusiasta: a ogni attacco, troverebbe migliaia di volontari in più ansiosi di arruolarsi contro l’Occidente cattivo. Ma poi: quale Stato lascerebbe bombardare i propri porti senza reagire? O abbiamo intenzione di occupare militarmente tutti gli Stati del Nordafrica, per insediarvi dei regimi fantoccio e da questi farci autorizzare a bombardarli? Chissà se gli strateghi da salotto che ci governano hanno mai dato un’occhiata alla carta geografica del Mediterraneo, visto che ne parlano come se fosse la vasca da bagno di casa loro: hanno una pallida idea di quanti Stati vi si affacciano, da Est a Sud a Ovest? E di quanti sarebbero i porti da presidiare e da bombardare? L’altro giorno s’è rovesciato un barcone di profughi che avevano fatto il giro largo, dalla Siria, e si erano imbarcati da Rodi in Grecia. Qualcuno poi dovrebbe spiegare ai nostri Rommel da talk show che il grosso degli immigrati clandestini e dei richiedenti asilo continuano ad arrivare non via mare a Lampedusa e dintorni, ma via terra e via aria con regolare visto turistico, e poi si fermano dopo che è scaduto. Che facciamo: bombardiamo anche gli autobus e i treni nelle stazioni e i velivoli negli aeroporti? Ha un bel dire Renzi che non esistono soluzioni facili e bisogna evitare la demagogia, se poi spaccia non-soluzioni per la panacea di tutti i mali. E ha un bel dare degli “sciacalli” ai Salvini e alle Santanchè, se poi copia pari pari le loro sparate. Ma si rende conto che è molto peggio impedire ai profughi di partire che respingerli in mare come faceva Maroni nell’ultimo governo Berlusconi (con Alfano ministro della Giustizia) attirando sull’Italia la condanna della Corte di Strasburgo perché impediva di distinguere i clandestini da espellere dai profughi di guerra con diritto d’asilo? All’epoca Debora Serracchiani sosteneva che “il problema non si risolve con i respingimenti”: vuol essere così gentile di ripeterlo oggi al suo segretario e capo del governo? Possibilmente prima che si (e ci) spari sui piedi.
Da Il Fatto Quotidiano del 23/04/2015.

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