venerdì 3 aprile 2015

Italicum, Renzi avverte “Da Bersani solo pretesti non cedo ai loro veti”

Italicum, Renzi avverte “Da Bersani solo pretesti non cedo ai loro veti” (GOFFREDO DE MARCHIS)

Lo scontro

Il premier: “Vado avanti, nessuno capirebbe una crisi” Documento di mediazione di una parte della minoranza.

ROMA – A Bersani Renzi risponde che i numeri ci sono, «che dopo Pasqua il clima sarà molto più tranquillo». Perché arriveranno delle modifiche all’Italicum? Perché il premier andrà incontro alla minoranza? Il contrario. «Quella di Pier Luigi è una polemica pretestuosa spiega Renzi parlando con i suoi collaboratori -. Ha sbagliato i toni. E noi andiamo avanti». I margini di una trattativa sono dunque ridotti all’osso. Come prima. Più di prima. Il capogruppo Roberto Speranza garantisce che ci proverà fino all’ultimo. Ha parlato anche ieri mattina con il segretario. Ma Renzi non appare ben disposto e racconta il perché. «Bersani sbaglia perché una crisi di governo su una legge elettorale discussa, modificata e votata tre volte non la capirebbe proprio nessuno».
Chi vota contro, secondo Palazzo Chigi, si ritroverebbe isolato nel partito, nel Paese e nel Parlamento. Una missione kamikaze, quindi. Comunque la base di discussione non può essere quella emersa nel colloquio dell’ex segretario con Repubblica. «Sostanzialmente lui ha posto un veto sull’intera legge. L’ha demolita pezzo a pezzo. Ma che succede se io accetto un veto del genere? Che me ne ritrovo altri 10 sul tavolo, dagli alleati piccoli o meno piccoli, dalla minoranza del mio partito – è il ragionamento del premier -. Così non si finisce più. Eppoi io non sono l’uomo dei veti, questo dovrebbe essere chiaro ormai».
Secondo il segretario la prossima settimana tornerà il sereno sul Pd e sui destini dell’Italicum. Ma come? Se lui va avanti e non modifica neanche una virgola del testo che dev’essere approvata in via definitiva a Montecitorio, una parte del partito non lo seguirà. Non solo Bersani. «A Matteo – racconta Speranza – continuo a dire che non può permettersi di far vivere la legge elettorale su una maggioranza ristretta perdendo anche un pezzo del Pd». Il capogruppo ricorda i passaggi della norma. «Siamo partiti da un appello a tutti i partiti, compresi i grillini. Abbiamo siglato un patto con Berlusconi che poi si è sfilato. È rimasta la coalizione di governo ma se non vota una parte dei democratici, questo terreno diventa ancora più piccolo». Questo è il tema di cui discutono insieme Renzi e Speranza, ancora prima di entrare nella mischia delle preferenze, dei nominati o del doppio turno. «Io dico: ascoltiamoci tutti quanti. Siamo rimasti con il 51 per cento che se si sfilano alcuni deputati del Pd diventa il 49. Così si rischia di far passare l’Italicum con il soccorso di Verdini », avverte Francesco Boccia.
Renzi ascolta, ma non ha, per ora, scelto la strada della mediazione. Anzi. «Se faccio qualche concessione divento quello che molla – ripete ai collaboratori -. E io non mollo». Partendo da qui, è bene fare qualche conto. Nella commissione Affari costituzionali sono 11 i componenti del Pd appartenenti alla minoranza. Tra loro Bersani, Cuperlo, Rosy Bindi, D’Attorre. Il loro voto unito a quelli delle opposizioni potrebbe creare maggioranze a favore di emendamenti cambiando il testo. Ovvero quello che non vuole il governo. La partita vera si svolgerà in aula (la legge vi arriva il 27), ma la spaccatura può diventare lampante già in commissione. L’assemblea del gruppo parlamentare infatti verrà convocata il 20 aprile perchè le votazioni in commissione cominceranno quel giorno e si rischia una polemica dirompente tra sostituzioni di dissidenti e la resistenza di altri.
Sullo sfondo resta il tema del voto di fiducia. Un’arma che Renzi continua a tenere carica e che ridurrebbe di molto l’area del dissenso che oggi conta fino a 110 parlamentari dem. L’obiettivo finale è contenere lo strappo a 30 deputati al massimo ma cosa succederà sui singoli emendamenti presentati dai ribelli? Uno di questi, sicuramente, proporrà il ritorno al Mattarellum, la legge su cui è nato l’Ulivo. E stavolta non potrà essere evitato con il canguro com’è successo al Senato.
Da La Repubblica del 03/04/2015.

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