mercoledì 1 aprile 2015

La fine delle quote latte

da il manifesto
EUROPA

La fine delle quote latte

Liberalizzazione Ue. Il programma durava da 31 anni, con lo scopo di lottare contro la sovrapproduzione. José Bové: "una data triste". Ma per la Commissione "non ci sono rischi di caduta dei prezzi", perché il mercato mondiale tira. La vittoria della produzione industriale a scapito dell'agricoltura contadina. Le pressioni di Germania, Olanda e Gran Bretagna, le reticenze di Italia e Spagna. La Francia tra difesa dei piccoli produttori e la grande industria
Dopo 31 anni di esi­stenza, da oggi nella Ue non ci sono più le “quote latte”. Erano state impo­ste nell’84, per far fronte all’effetto per­verso della Pac – la più impor­tante poli­tica comune, che è arri­vata ad assor­bire fino al 45% del bud­get comu­ni­ta­rio – che aveva creato alla fine degli anni ’70 enormi ecce­denti gra­zie ai “prezzi di inter­vento” pre­sta­bi­liti, le “mon­ta­gne di burro” che costava imma­gaz­zi­nare. Da alcuni anni, poi, molti paesi, a comin­ciare da Ger­ma­nia, Olanda, Austria, non rispet­ta­vano più le “quote”, sta­bi­lite per paese, e i pro­dut­tori nazio­nali pre­fe­ri­vano pagare le multe piut­to­sto che rinun­ciare a parti di mer­cato, un set­tore in forte cre­scita. Da oggi l’Europa volta pagina. A van­tag­gio di chi? Ieri c’è stata una mani­fe­sta­zione con­tro la fine delle quote latte a Bru­xel­les. “Non ci sarà più con­trollo sulla pro­du­zione di latte – spiega l’eurodeputato José Bové, difen­sore dell’agricoltura con­ta­dina – c’è un rischio incre­di­bile di aumento della pro­du­zione, di crollo dei prezzi e di migliaia di con­ta­dini sul lastrico”. Per Bové, oggi “è una data tri­ste” per­ché è stato deciso di “sacri­fi­care la pro­du­zione di latte in nome delle norme del libe­ri­smo eco­no­mico, dell’ognuno per sé, della logica indu­striale, che non vuole limiti, della logica di mer­cato a danno dei con­ta­dini”. Il com­mis­sa­rio all’Agricoltura, Phil Hogan, ribatte: “non temo né la sovrap­pro­du­zione né il crollo dei prezzi, per­ché la domanda mon­diale non cessa di cre­scere e le oppor­tu­nità di svi­luppo sono mol­te­plici”. A titolo di esem­pio, Hogan cita il rad­dop­pio dell’export di latte euro­peo verso la Corea del Sud tra il 2010 e il 2014. Secondo la Com­mis­sione, la pro­du­zione euro­pea avrà sboc­chi in Cina, in tutta l’Asia, in Africa.
La Ue è il promo pro­dut­tore di latte mon­diale (seguito dalla Nuova Zelanda). Al 90% il latte pro­dotto in Europa è oggi con­su­mato nel vec­chio con­ti­nente. L’aumento della pro­du­zione dovrebbe quindi favo­rire l’export, anche gra­zie a un calo dei costi di pro­du­zione (prezzi di petro­lio e cereali in ribasso) e all’euro debole. Gran Bre­ta­gna, Ger­ma­nia, Irlanda, Olanda hanno fatto pres­sione sulla Com­mis­sione per abo­lire le quote latte. Spa­gna e Ita­lia sono invece molto reti­centi. La Fran­cia è in mezzo, per­ché da un lato, con le quote latte, ha difeso la dif­fu­sione su tutto il ter­ri­to­rio dell’allevamento per la pro­du­zione di latte, ma dall’altro ha anche grandi indu­striali del set­tore, a comin­ciare dai giganti Lac­ta­lis e Danone, che pre­mono per la libe­ra­liz­za­zione. Difatti, aper­tura alla mon­dia­liz­za­zione signi­fica che i grossi saranno vin­ci­tori, men­tre i pic­coli dovranno affron­tare un mondo a loro sco­no­sciuto. Restano, per que­sto, alcuni aiuti: per esem­pio per gli alle­va­menti di mon­ta­gna, i più vul­ne­ra­bili. Verrà creato un Osser­va­to­rio euro­peo del set­tore latte. Inol­tre, la Com­mis­sione sta nego­ziando con la Bei (Banca euro­pea di inve­sti­menti) per faci­li­tare i cre­diti e pro­teg­gere gli agri­col­tori dalle flut­tua­zioni dei prezzi mon­diali. In molti paesi, la con­cen­tra­zione della pro­du­zione è già all’opera da tempo. In Fran­cia, per esem­pio, è nata nella con­te­sta­zione la fat­to­ria Mille vaches nella Somme, un enorme cen­tro di pro­du­zione che dovrebbe fare da modello per il futuro. In Ger­ma­nia e in Olanda i grandi impianti si sono già dif­fusi. Il modello delle coo­pe­ra­tive deve cor­rere die­tro que­sto sistema di latte indu­striale se vuole soprav­vi­vere. I capi­tali cinesi sono già arri­vati in Europa, per assi­cu­rarsi più da vicino alla fonte gli approv­vi­gio­na­menti in latte, pre­vi­sti da Pechino in grande cre­scita. Il futuro, in altri ter­mini, è sem­pre più nelle mani dei grandi capi­tali e della grande indu­stria, con pro­du­zione di latte stan­dar­diz­zato e di for­maggi indu­striali senza gusto, ma che pos­sono attra­ver­sare facil­mente le fron­tiere (a dif­fe­renza dei pro­dotti artigianali).

La fine delle quote latte non signi­fica tabula rasa sul pas­sato, nel senso che le multe accu­mu­late nel pas­sato per gli sfon­da­menti dei tetti di pro­du­zione, dovranno comun­que venire pagate, anche se il sistema non esi­ste più. Nella cam­pa­gna 2013–14, le quote com­ples­si­va­mente in Europa erano state oltre­pas­sate di 1,4 miliardi di litri di latte, per­ché il mer­cato mon­diale tirava, con una pro­du­zione com­ples­siva di 151 miliardi di litri. A sfon­dare erano stati soprat­tutto i grandi pro­dut­tori tede­schi e olan­desi. Ci sono multe da pagare per il 2013–14 pari a 409 milioni di euro. Per il 2014–15, i cal­coli defi­ni­tivi non sono ancora stati fatti, ma le multe dovreb­bero salire a 750 milioni. I paesi mem­bri hanno otte­nuto di rateiz­zare il paga­mento delle multe dovute a Bru­xel­les su tre anni.

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