venerdì 3 aprile 2015

La legge anticorruzione, un po’ spot e un po’ flop

La legge anticorruzione, un po’ spot e un po’ flop (Alessandro Mantovani)

La riformettaPIÙ OMBRE CHE LUCI NEL TESTO APPROVATO DAL SENATO, DALLA PROPAGANDA GOVERNATIVA A SOLUZIONI CHE NON CONVINCONO I PM IMPEGNATI SUL CAMPO.

L’aumento delle pene per mafia, corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione è un ottimo spot per i tweet del “rottamato-re” che fu. “Approvata legge #anticorruzione: stretta sui reati di mafia, falso in bilancio, aumentano pene per corruzione PA #lavoltabuona”, cinguettava martedì Matteo Renzi dopo il voto del Senato. Perché diventi legge, in realtà, si attende il sì della Camera. Ma al di là degli spot, i magistrati impegnati sul campo spiegano che aumentare le pene “non serve” o almeno “non basta”.
Pene più severe
per mafia e corruzione
Per la corruzione oggi la pena va da uno a 5 anni e il massimo passerebbe a 6, quella per atti contrari al dovere d’ufficio va da 4 a 8 e diverrebbe da 6 a 10, il peculato prevede da 4 a 10 anni e il massimo salirebbe a 10 anni e 6 mesi, la corruzione dei giudici per ingiusta condanna andrebbe da 5-12 anni a 6-14, l’indebita induzione a dare o promettere utilità da 3-8 anni a 6-10 e sei mesi. Pene più severe anche per l’associazione mafiosa: per i partecipanti da 7-12 anni a 10-15, per gli organizzatori (i capiclan) da 9-14 a 12-18, per l’associazione armata da 9-15 a 12-20 con un massimo di 26 per i casi più gravi. Per altri reati non ci sono aumenti.
Ma la prescrizione
continua a incombere
L’aumento dei massimi avrà un impatto sulla prescrizione, l’incubo di chi indaga sui reati dei colletti bianchi. Troppo spesso i presunti corrotti arrivano davanti al giudice quando i reati sono prescritti o lo saranno presto. I reati si estinguono quando è trascorso un periodo pari al massimo della pena più un quarto, quindi un aumento di un anno allunga il processo solo di tre mesi. Nulla a che vedere con interventi radicali suggeriti dalla commissione guidata dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri: sospensione della prescrizione all’inizio del processo (cioè quando il pm chiede il rinvio a giudizio) e stop definitivo al decorso dopo la sentenza di primo grado (con sconto di pena, anziché denaro, se il processo dura troppo).
Nuova incognita:
la “particolare tenuità”
Bisognerà poi comprendere se il proscioglimento per la “particolare tenuità” e la “non abitualità” del reato, in vigore da ieri anche per i reati contro la pubblica amministrazione (con pena fino a cinque anni), comporterà il colpo di spugna paventato dai grillini.
Falso in bilancio sì,
ma niente intercettazioni
La grande novità del disegno di legge anticorruzione approvato, pur indebolito rispetto alla proposta del presidente del Senato Pietro Grasso che da due anni si trascinava a Palazzo Madama, è il ritorno del reato di falso in bilancio. A tredici anni dalla sostanziale depenalizzazione, voluta da Berlusconi per risolvere i suoi problemi. Ora il reato tornerebbe perseguibile d’ufficio. Per le società quotate in borsa (meno di duecento in Italia) la pena andrebbe da tre a otto anni, per quelle non quotate (oltre cinque milioni) da uno a cinque o da sei mesi a tre anni (le più piccole). Avverbi come “consapevolmente” e “concretamente” non faciliteranno gli inquirenti.
Ma il vero problema è la pena fino a cinque anni che esclude le intercettazioni. Tra le altre cose, i pm non potranno usare un’ipotesi di falso in bilancio, come facevano prima del 2002, per indagare con le intercettazioni e scoprire così eventuali altri reati, fino al pagamento di tangenti.
Concussione più ampia
ma l’induzione resta com’è
È positivo che anche gli incaricati di pubblico servizio (esattori di concessionari, guardie giurate, operatori delle Motorizzazioni, ecc), come i pubblici ufficiali, siano chiamati a rispondere di concussione.
Non si tocca però la legge Severino che ha introdotto il reato di induzione a dare e promettere utilità, scorporando la concussione per induzione (meno grave di quella per costrizione) ma sanzionando anche il soggetto “indotto”. Così molti imprenditori di fatto concussi sono spinti a tacere. Forse anche Silvio Berlusconi si è salvato in questo modo da una diversa deposizione del funzionario di polizia che si occupò di Ruby.
Benefici ai pentiti
e obbligo di restituire
Il Senato ha approvato la proposta di sconti di pena (da un terzo alla metà) per i responsabili di reati contro la pubblica amministrazione che collaborano con gli inquirenti. Come per i reati di mafia. È un riconoscimento delle difficoltà che pm e polizia giudiziaria incontrano tra colletti bianchi, spesso più omertosi di certi picciotti. Sì anche all’obbligo di restituire il maltolto per i condannati per reati di corruzione (e chi patteggia).
No alle operazioni
sotto copertura
È naufragata l’idea di estendere ai reati contro la pubblica amministrazione le regole su ritardati sequestri e attività sotto copertura che hanno dato risultati contro mafie e narcotraffico. La ripropone Gratteri nella relazione al governo. Non sono state previste le intercettazioni video ambientali in abitazioni private quando il pm le ritiene utili ma non si tratta del luogo di commissione del reato (anche questa è tra le idee di Gratteri).
Salta il “Daspo
per i corrotti”
Addio anche al cosiddetto “Daspo per i corrotti”, suggestione calcistica (il Daspo è il divieto di accesso agli stadi per i violenti) che indica l’interdizione dai pubblici uffici come in aggiunta alle condanne per reati contro la pubblica amministrazione. L’annuncio del premier è rimasto uno spot. E gli emendamenti del M5s sono andati a sbattere contro il muro del Pd.
Da Il Fatto Quotidiano del 03/04/2015.

Nessun commento:

Posta un commento