giovedì 30 aprile 2015

L’AMACA del 30/04/2015

L’AMACA del 30/04/2015 (Michele Serra)

SE LA passione politica è una virtù, sia lode all’impeto quasi apoplettico con il quale il capogruppo Brunetta ha denunciato alla Camera l’avvento, sulle ali dell’Italicum, del «fascismo renziano». La sua vociante invettiva di due giorni fa basterebbe da sola a scongiurare il pericolo che quell’aula diventi “sorda e grigia”. Ma poiché, oltre alla passione, anche la logica è una virtù politica, diventa inevitabile domandarsi come mai Brunetta consideri così mostruosa una legge alla quale il suo stesso partito ha lavorato con tanta lena per lunghi mesi, dal patto del Nazareno fino all’elezione di Mattarella. È una domanda, questa, del tutto indipendente da ogni valutazione sull’Italicum. Lo si consideri pessimo, mediocre oppure ottimo, il suo iter ha come singolare caratteristica “tecnica” quella di essere stato prima laboriosamente concepito, poi furiosamente osteggiato da un partito, Forza Italia, che evidentemente non brilla per lucidità.
Si capisce che a esacerbare gli animi è stata la richiesta del voto di fiducia su una materia che, per sua natura, meriterebbe le famose ampie convergenze. Per raggiungere le quali, però, molte pensose figure politiche si erano spese per mesi, e in precedenza per anni, con un lavoro di penosissima sopportazione reciproca. Tra questi pazienti tessitori lo stesso Brunetta che oggi, furibondo, lacera la tela che ha ancora impresse le sue laboriose ditate.
Da La Repubblica del 30/04/2015

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