giovedì 23 aprile 2015

Libia, l’Ue si prepara alla guerra

da il manifesto
POLITICA

Libia, l’Ue si prepara alla guerra

Bruxelles. Colpire gli scafisti e rispedire a casa i migranti. Roma e Bruxelles preparano una missione piena di rischi e incognite. La Cei: «Piano vergognoso»

Dopo la Soma­lia la Libia. Ormai sem­bra essere tutto pronto e il via libera a quella che potrebbe essere la seconda guerra euro­pea dopo la mis­sione con­tro i pirati somali potrebbe arri­vare oggi dal con­si­glio euro­peo straor­di­na­rio con­vo­cato in seguito all’ultima strage di migranti. Il governo ita­liano spinge per­ché l’Europa lo affian­chi nella mis­sione che, però, ha carat­te­ri­sti­che tec­ni­che, poli­ti­che e mili­tari diverse da quella nel Corno d’Africa, e i cui esiti sono tutt’altro che scon­tati vista la situa­zione di caos pre­sente in Libia ma anche per i tanti dubbi che ancora cir­con­dano la pos­si­bi­lità di col­pire real­mente i bar­coni dei traf­fi­canti senza pro­vo­care disa­strosi effetti collaterali.
Secondo una bozza cir­co­lata in serata, il docu­mento che verrà appro­vato oggi a Bru­xel­les dovrebbe garan­tire un impe­gno dell’Ue per «sforzi siste­ma­tici per iden­ti­fi­care, cat­tu­rare e distrug­gere i bar­coni prima che essi siano usati dai traf­fi­canti», con­fe­rendo allo steso tempo alla rap­pre­sen­tante per la poli­tica estera dell’Ue Fede­rica Moghe­rini l’incarico di «comin­ciare imme­dia­ta­mente la pre­pa­ra­zione di pos­si­bili ope­ra­zioni di difesa» con la coper­tura dell’Onu. Altri punti dell’accordo dovreb­bero riguar­dare il raf­for­za­mento delle due mis­sioni Tri­ton e Posei­don con un rad­dop­pio delle risorse, che pas­se­reb­bero dagli attuali 2,9 a 5,8 milioni di euro al mese, e mag­giori mezzi in modo da «aumen­tare la pos­si­bi­lità di ricerca e soc­corso nel man­dato di Fron­tex». Pre­vi­sti inol­tre un aumento degli aiuti a Tuni­sia, Egitto, Sudan, Mali e Niger per il con­trollo delle fron­tiere e il soste­gno dei paesi euro­pei per l’espulsione degli immi­grati irre­go­lari attra­verso un nuovo pro­gramma gestito da Fron­tex. Infine si avvierà un pro­getto pilota per la distri­bu­zione in Europa dei migranti, che però si limita ad appena 5.000 posti.
Renzi può dun­que dirsi sod­di­sfatto e pre­pa­rarsi a con­durre la «guerra con­tro gli schia­vi­sti del XXI secolo» come ha spie­gato ieri in par­la­mento, anche se certe sue affer­ma­zioni, apparse su un arti­colo pub­bli­cato del New York Times, fareb­bero temere il peg­gio: «A bordo dei bar­coni non ci sono solo inno­cue fami­glie» ha scritto il pre­mier, spie­gando all’opinione pub­blica ame­ri­cana che «almeno il 90%» dei migranti passa attra­verso la Libia, un Paese in cui «opera lo Stato isla­mico». «Il nostro sforzo per com­bat­tere il ter­ro­ri­smo — ha con­cluso — deve evol­vere per supe­rare anche que­sta minac­cia, che crea ter­reno fer­tile per il traf­fico di uomini e inte­ra­gi­sce peri­co­lo­sa­mente con esso».
Resta ancora da capire come l’Europa intenda col­pire i bar­coni uti­liz­zati dagli sca­fi­sti. Per ora l’impressione è che si pro­ceda più che altro con dichia­ra­zioni a effetto. Come la mozione appro­vata ieri dal par­la­mento che impe­gna il governo a «non esclu­dere» la pos­si­bi­lità di un blocco navale al largo della Libia. Deci­sone strana, visto che nei giorni scorsi pro­pri Renzi ha più volte spie­gato l’inutilità di un blocco navale per l’impossibilità di respin­gere indie­tro i bar­coni cari­chi di migranti, pra­tica per la quale l’Italia è già stata con­dan­nata dalla corte di Stra­sburgo. L’ipotesi era stata scar­tata solo ieri mat­tina anche dal mini­stro della Difesa Roberta Pinotti: «Dal momento che non pos­siamo fare i respin­gi­menti, se il blocco navale ferma il bar­cone che può rischiare di rove­sciarsi, cosa fanno le navi? Di certo non pos­sono abban­do­nare i pro­fu­ghi. E dove li ripor­tano?», ha chie­sto il mini­stro lasciando inten­dere che comun­que ver­reb­bero sbar­cati in Ita­lia. «Diverso è il pro­blema dei campi — ha pro­se­guito Pinotti -. Ci vuole da parte dell’Onu una solu­zione per fare in modo che le per­sone che stanno fug­gendo tro­vino lì accoglienza».
Ecco, il dub­bio di fondo della guerra in cui l’Europa sta per get­tarsi è pro­prio que­sto: si vogliono col­pire gli sca­fi­sti o solo fer­mare i migranti, impe­dendo loro di arri­vare su que­sta sponda del Medi­ter­ra­neo? La mag­gior parte delle misure che sui stanno per appro­vare pun­tano infatti solo a ren­dere ancora più dif­fi­cile la vita di quanti fug­gono dalle guerre, faci­li­tan­done per di più il ritorno pro­prio nel paese dal quale fug­gono. Senza con­tare i rischi che un inter­vento nei porti libici com­por­te­rebbe. La mis­sione con­tro i pirati somali è stata pos­si­bile solo gra­zie a un accordo con il governo somalo, con­di­zione che a tutt’oggi però manca nel caso libico. Dif­fi­cile quindi pen­sare di poter distrug­gere le imbar­ca­zioni che si tro­vano all’ancora senza sca­te­nare peri­co­lose reazioni.
Con­tro il piano euro­peo si è schie­rata ieri la fon­da­zione Migran­tes della Cei: «È asso­lu­ta­mente debole e per certi versi ver­go­gnoso» l’ha defi­nito il diret­tore, mon­si­gnor Gian­carlo Perego. «Ancora una volta si pensa di con­tra­stare i traf­fi­canti e non tute­lare le per­sone attra­verso i canali uma­ni­tari, un piano sociale euro­peo nei paesi di arrivo dei pro­fu­ghi e migranti, la coo­pe­ra­zione locale».

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