giovedì 23 aprile 2015

L’ombra del petrolio sul Mediterraneo

L’ombra del petrolio sul Mediterraneo

Greenpeace
A cinque anni dal disastro della Deep Water Horizon nel Golfo del Messico, le trivellazioni minacciano ancora i nostri mari (e i loro abitanti).
Il 20 aprile 2010 è una data che non dimentichiamo: la marea nera della piattaforma Deepwater Horizon invadeva il Golfo del Messico. Lo sversamento fu interrotto solo dopo 106 giorni, morirono 11 persone e furono sversate in acqua oltre 500 mila tonnellate di petrolio.
Gli idrocarburi si sono depositati sui fondali o sono stati dispersi dalle correnti e hanno continuato ad avvelenare l’intero ecosistema marino. Oltre alla tragedia umana, nessuno ha mai dimenticato le immagini di quell’orrore, le fiamme, la disperata corsa contro il tempo per arginare lo sversamento, gli animali intrappolati. I danni sono tuttora incalcolabili.

La storia però sembra averci insegnato ben poco. Due settimane fa, sempre nel Golfo del Messico, un vasto incendio è scoppiato su una piattaforma petrolifera della compagnia messicana Pemex, provocando quattro morti, sedici feriti e danni ambientali che abbiamo chiesto di accertare. Per tutta risposta la Pemex ci ha negato il permesso al sorvolo dell’area e all’ispezione della piattaforma.
Anche “a casa” i nostri governanti sembrano aver dimenticato cosa voglia dire trivellare i fondali, e con lo Sblocca Italia hanno deciso invece di promuovere fonti energetiche superate, sporche e pericolose.
Spesso sentiamo dire che disastri come quello della Deep Water Horizon “da noi non succederebbero mai”, ma la verità è che in Italia le norme per la valutazione del rischio sono particolarmente inefficaci e che in un mare chiuso come il Mediterraneo potrebbe accadere ben di peggio! Nessuno può garantire la sicurezza delle trivellazioni, che di certo inquinano, contribuiscono alla distruzione del clima e creano poca o nulla occupazione.
Firma la petizione “Non Fossilizziamoci” e chiedi anche tu un futuro libero dai combustibili fossili!
Da greenpeace.org

Nessun commento:

Posta un commento