mercoledì 29 aprile 2015

NON VOGLIAMO UN PARLAMENTO DI NOMINATI. NO ALL'ITALICUM, di Ludovica De Nava


NON VOGLIAMO UN PARLAMENTO DI NOMINATI. NO ALL'ITALICUM
Sulla coerenza Cari Bersani, Civati, Landini, Camusso, Cofferati, e altri che qui non nomino ma che costituiscono quella che Renzi chiama “una frangia ininfluente di dissidenti e parassiti”, e che rischiate di divenire tali, se restate ancora in quel contenitore svuotato di contenuto e riempito di chiacchiere e immondizia che è diventato il PD: non vi siete accorti che, mentre per anni avete fatto le rane nell’acqua che si scaldava, tutto intorno a voi è cambiato? Non vi siete accorti che la pentola bolle da un pezzo? Non vi siete accorti che la Sinistra in Italia è solo un ricordo di trent’anni fa, e che il PD, questo contenitore al quale restate attaccati oltre ogni ragione, è diventato qualcosa di ben diverso dall’Ulivo fondato da Prodi? Non vi accorgete che restare “uomini fedeli al Partito” equivale ad essere immobili come cadaveri? Il PCI esigeva quel tipo di fedeltà; Altri tempi, altro ritmo di cambiamento… e poi, c’era Berlinguer. Dopo, cosa è avvenuto? Che gente come Violante e D’Alema ha permesso a Berlusconi di emergere ed essere messo al sicuro, che un P.d.R. migliorista ha deviato la Sinistra irrimediabilmente, che sono state distrutte alcune fondamentali intercettazioni per impedire di fare chiarezza sulla trattativa Stato -Mafia, che c’è stata una pioggia di leggi ad personam approvate da un Parlamento fuorilegge, che l’arroganza è diventata una moda dilagante, che la forbice sociale si divarica sempre più, che la povertà avanza insieme con la disperazione e la cosiddetta politica mette tutti contro tutti, una generazione contro l’altra, e scatena la guerra fra poveri, che si proteggono i grandi evasori, i corruttori e tutti i furbi purché siano anche potenti e ricchi, che sono stati annullati i nostri diritti fondamentali: che si vuole snaturare la Costituzione, che la Repubblica Italiana non è più fondata sul lavoro, che se i nostri figli laureati vogliono vivere decentemente devono emigrare, altrimenti “non siano schizzinosi” e si rassegnino a lavori da call center e da co co co, a separarsi dalle famiglie per una mobilità assurda e ricattatoria, a non poter progettare il futuro. Devo continuare ? O ce n’è abbastanza? Perché potrei parlare ancora del nostro diritto di scelta nell’eleggere i membri del Parlamento, diritto fondamentale, negato anche dall’Italicum; potrei dire del Senato che il Parlamento fuorilegge vuole abrogare, ben consapevole del fatto che è stato un argine di tutela per noi tutti contro gli abusi delle leggi ad personam, anzi, proprio per questo. Mi fermo qui, cari Bersani, Civati, Landini, Camusso, Cofferati & Co, che con i vostri mali di pancia siete diventati INCOERENTI e vi siete collocati fuori dalla realtà . Perché l’Italia onesta, che soffre, lavora o è disoccupata, l’Italia dei diritti calpestati, che comunque paga le tasse più alte di Europa anche con stipendi e pensioni congelati, l’Italia che si arrangia di giorno in giorno con fatica per ottenere un brandello di futuro per figli e nipoti, QUESTA ITALIA NE HA ABBASTANZA. E vi invita a riflettere sulla parola COERENZA: Coerenza non vuol dire restare attaccati a un’idea, a un gioco, a un lavoro, a un progetto anche quando questo ha rivelato di essere inutile, poco interessante, o addirittura pernicioso. No. Vuol dire aderire a una spinta interiore fino a che questa non ha dato il meglio, perché se ne è convinti. Aderire a un entusiasmo – promosso dalla curiosità, certo – e fino a che questo non si è naturalmente spento, farne il miglior uso, partecipando agli altri l’idea che lo anima. E da un progetto portato avanti con questo tipo di coerenza, non può che nascere altro, di interessante. Comunque, un progetto in cui si è creduto avrà portato humus, terreno fertile e vitale per fare, poi, altro. Si tratta della coerenza. Che non è immobilismo; è cambiare restando fedeli a come si è davvero. Tutto ciò ha a che vedere con l’ascolto: sapere ascoltare sé stessi, capire come si è e, se si è cambiati nei confronti della realtà esterna, accettare il cambiamento e agire di conseguenza. Trovare, ritrovare coerenza con quello che si è davvero. Si cresce, si cambia, si muta punto di vista. E non è un tradimento: voi, adesso, se non lasciate questo contenitore marcio e riempito di chiacchiere e bugie, siete i vostri veri traditori. Un dubbio, legittimo, s’insinua: non sarà, ancora una volta, il vostro, attaccamento alla poltrona? QUESTA CHE SI PROFILA PER L’ITALIA è UNA PERICOLOSA DERIVA. A P R I T E G L I OCCHI ! ASPETTIAMO DA VOI LA FONDAZIONE DI UN’ALTRA SINISTRA !!!"

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