venerdì 3 aprile 2015

Nuovi arresti nel Sistema

da il manifesto
POLITICA

Nuovi arresti nel Sistema

Grandi opere e tangenti. Ai domiciliari Salvatore Adorisio e Angelantonio Pica, vertici della Green Field System creata da Ercole Incalza e Stefano Perotti per affidare consulenze fittizie all'ex capo della Struttura di missione del ministero delle infrastrutture a al suo braccio destro Sandro Pacella. Nell'inchiesta anche le Ferrovie pugliesi del sud-est e l'ad Luigi Fiorillo: la struttura ministeriale ha versato due milioni a Green Field.

Ercole Incalza e, in primo piano, l'ex ministro Maurizio Lupi
''E' un con­te­sto cri­mi­nale che si sta mani­fe­stando radi­cato e immune da pene­tra­zioni”. Un con­te­sto che ha por­tato a due nuovi arre­sti, nell’indagine della pro­cura di Firenze sul “Sistema” dei grandi appalti con annesse tan­genti. A finire ai domi­ci­liari per con­corso in cor­ru­zione sono stati Sal­va­tore Ado­ri­sio e Ange­lan­to­nio Pica, rispet­ti­va­mente pre­si­dente del cda e ammi­ni­stra­tore dele­gato della “Green Field System”. Della società creata già alla fine degli anni ’90 da Ercole Incalza, ex capo della Strut­tura di mis­sione del mini­stero delle infra­strut­ture, e dall’imprenditore Ste­fano Perotti. Costi­tuita, scri­vono i pm, “per mediare i rap­porti di natura cor­rut­tiva fra Perotti, Incalza e Pacella (brac­cio destro di Incalza, ndr), con l’erogazione di somme di denaro per que­sti ultimi due”.
Negli atti dell’inchiesta, Ado­ri­sio e Pica sono trat­teg­giati così: “Ope­rano nella società ‘Green Field System’ quali ammi­ni­stra­tori, ma anche quali pre­sta­nome per conto di Pacella, Incalza e Perotti”. La società è insomma ricon­du­ci­bile ai due prin­ci­pali pro­ta­go­ni­sti del Sistema, “legati da un rap­porto socie­ta­rio di fatto” e per un breve periodo anche for­mal­mente soci, prima di cedere le loro quote pro­prio ad Ado­ri­sio e Pica. In que­sto modo, anno­tano i sosti­tuti pro­cu­ra­tori Luca Turco, Giu­sep­pina Mione e Giu­lio Mon­fe­rini, “si è con­fi­gu­rato uno stru­mento per assi­cu­rare, soprat­tutto a Incalza, un flusso di uti­lità costante negli anni”.
Soldi. Tanti soldi. Quelli che gli sono stati ver­sati dalla Green Field, circa 700mila euro, “hanno costi­tuito per Ercole Incalza la sua prin­ci­pale fonte di red­dito dal 1999 al 2012. Ha gua­da­gnato più dalla Green Field System che dallo stesso mini­stero delle infra­strut­ture”. Parole del gip Angelo Anto­nio Pez­zuti nell’ordinanza di custo­dia cau­te­lare per Ado­ri­sio e Pica, già inda­gati e inca­strati dopo il ritro­va­mento di due buste, con circa due­mila euro, nasco­ste die­tro dei libri nella sede della società. Gra­zie ad alcune anno­ta­zioni recu­pe­rate con i soldi dai cara­bi­nieri del Ros, il giu­dice ha potuto sta­bi­lire che quei soldi face­vano parte di una somma più alta, circa 50mila euro, già incas­sati da Incalza e Pacella. “Una prov­vi­sta di denaro con­tante — ovvero non trac­cia­bile — uti­liz­zato per i ver­sa­menti ille­citi in favore dei coindagati”.
La Green Field ser­viva per ricam­biare con con­su­lenze fit­ti­zie sia Incalza che Pacella, dopo che il Sistema assi­cu­rava a Perotti le dire­zioni dei lavori delle grandi opere appal­tate dal mini­stero. Si va dall’alta velo­cità fer­ro­via­ria (nodo fio­ren­tino, Terzo Valico, Brescia-Verona) ad auto­strade come la Cispa­dana e la Orte-Mestre, dalle metro­po­li­tane di Roma e Milano ad alcuni lotti della A3 Salerno Reg­gio Cala­bria. E se Incalza aveva incas­sato 700mila euro – oltre a 500mila euro dalla Cmc di Ravenna e 250mila euro da Bre­scia Mobi­lità — il suo brac­cio destro Pacella non era da meno: “Ha per­ce­pito dal 2001 al 2008 – scrive il gip — dalla società Green Field la somma com­ples­siva di 450.147 euro”. Più alcuni cadeau di Perotti alla fami­glia, come viaggi aerei e cellulari.
Nel Sistema stanno tro­vando un ruolo cen­trale anche le “Fer­ro­vie sud-est”, che gesti­scono le infra­strut­ture pugliesi e hanno come socio unico il mini­stero delle infra­strut­ture. “Green Field System viene finan­ziata, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, da Perotti e dalla società Fer­ro­vie sud-est – annota il gip Pez­zuti — che sem­bra essere, in qual­che modo, stret­ta­mente legata a Pacella e Incalza, in virtù dei vin­coli isti­tu­zio­nali e delle loro rela­zioni per­so­nali”. Soprat­tutto con l’ad Luigi Fio­rillo che, oltre a essere debi­tore di Pica, Pacella e Incalza, era anche uno dei motori della società di con­su­lenza: “Dal 2006 al 2011 – osserva ancora il gip — la Green Field ha rice­vuto da Fer­ro­vie sud-est oltre 2 milioni. Men­tre ogni anno c’è una società del Perotti che cor­ri­sponde 30mila euro per pre­sta­zioni a Green Field”.

Per capire la dimen­sione del Sistema, basta pen­sare che la Strut­tura di mis­sione diretta da Incalza ha gestito una media di 7 miliardi l’anno, in dieci anni, per le sole opere già appal­tate. E lo scorso anno il com­mis­sa­rio euro­peo Ceci­lia Malm­strom era stata espli­cito: il costo medio dell’alta velo­cità in Ita­lia è di 61 milioni di euro a km, con­tro i 10,2 della Parigi-Lione, i 9,8 della Madrid-Siviglia e i 9,3 della Tokyo-Osaka. L’alta velo­cità è costata 47,3 milioni al km nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni fra Torino e Novara, 79,5 milioni fra Novara e Milano, e 96,4 milioni fra Bolo­gna e Firenze.

Nessun commento:

Posta un commento