giovedì 2 aprile 2015

Quel tweet che fulmina Toti. Al professor Zangrillo piace la candidata Pd

da il manifesto

Quel tweet che fulmina Toti. Al professor Zangrillo piace la candidata Pd

Liguria. «Endorsement» a sorpresa del medico personale di Berlusconi: «Non male il programma di Raffaella Paita per la mia Genova»
Raffaella Paita
L' ultima sfida è tra il cer­chio magico e il cor­done sani­ta­rio. E’ una guerra di trin­cea, si fa in Ligu­ria, pro­ba­bil­mente annoia gli elet­tori e logora quel che resta di Forza Ita­lia e del cen­tro­de­stra. Ieri due assalti: una can­di­da­tura e un tweet, che in que­sta poli­tica 2.0 non può mai mancare.
Per le regio­nali Lega e Forza Ita­lia cor­re­ranno insieme, lo strappo ligure pare ricu­cito. Per­ché alla fine Ber­lu­sconi e Sal­vini par­to­ri­scono un nome comune. Non è pro­prio un topo­lino, anche se ci sta pro­vando e per scen­dere di un paio di taglie si è sot­to­po­sto ai regimi ali­men­tari det­tati dall’ex Cava­liere. Ah, il nome è quello di Gio­vanni Toti, già diret­tore di Stu­dio Aperto e Tg4, euro­de­pu­tato, dal gen­naio 2014 con­si­gliere poli­tico di Ber­lu­sconi , ruolo alla fine impo­sto pure a Forza Ita­lia. A set­tem­bre Toti com­pirà 47 anni e nell’immaginario caval­le­re­sco rap­pre­senta il nuovo che avanza.
L’accordo è ser­vito e l’improvvisa con­ver­genza ha subito riem­pito di guai anche la casa leghi­sta. Toti con la Ligu­ria c’entra poco, pare abbia la resi­denza nello spez­zino. Vabbé, il lea­der leghi­sta ingoia anche que­sta. Così per Sal­vini la Ligu­ria diventa un pas­sag­gio deli­cato. Ieri il lea­der ha incon­trato gli espo­nenti locali del Car­roc­cio, doveva spie­gar­gli l’abbraccio con Fi e il con­tror­dine: non sarà più Edoardo Rixi il can­di­dato. Il ragazzo è coin­volto nell’inchiesta «spese pazze» che ha tra­volto il con­si­glio regio­nale e deci­mato la giunta di Clau­dio Bur­lando. Rixi era capo­gruppo, doveva vigi­lare sul com­por­ta­mento dei suoi com­pa­gni padani. Sem­brava un det­ta­glio, ma alla fine Ber­lu­sconi avrebbe usato anche que­sto argo­mento per silu­rarlo. E imporre il suo del­fi­none. Vero, biz­zarra scelta per un urla­tore garan­ti­sta. Il can­di­dato disar­cio­nato l’ha presa malis­simo, è verde, ma di rab­bia. Per sbot­tare non ha nep­pure aspet­tato l’incontro con Sal­vini: «Sono il vice di Mat­teo, non sarò mai il vice di Toti». E comun­que il pro­blema è rela­tivo: «Per­ché così noi del cen­tro­de­stra per­diamo, sicuro». Que­sto pen­sano i leghi­sti liguri, ora toc­cherà all’altro Mat­teo risol­vere la bega. Oppure man­dare a gambe all’aria l’ultimo accordo con Ber­lu­sconi, solu­zione impro­ba­bile, anche per­ché la Ligu­ria fa parte di un pac­chetto che com­prende il Veneto.
Non è finita. Dal cer­chio magico esce trion­fante la can­di­da­tura di Toti? E allora il cor­done sani­ta­rio si ribella. Lo fa con un tweet, scritto alle 10.05 di ieri: «Non male il pro­gramma di Raf­faella Paita per la mia Genova». Paita è la can­di­data Pd che ha bat­tuto Cof­fe­rati alle pri­ma­rie. Chi cin­guetta invece è Alberto Zan­grillo, il medico per­so­na­lis­simo di Ber­lu­sconi. Visti gli ultimi acciac­chi (veri o pre­sunti) il pri­ma­rio del San Raf­faele è ormai l’uomo più vicino al Cava­liere deca­duto. Zan­grillo non ha inca­ri­chi in Fi. Però ha sem­pre appog­giato le scelte poli­ti­che del suo paziente, spesso pub­bli­ca­mente. Di più: ha pic­chiato duro sui «tra­di­tori» di Ncd, riser­vando tweet vele­nosi ad Alfano e letali per la dete­stata Bea­trice Loren­zin. Beh, ora Zan­grillo che fa? Appog­gia la can­di­data del Pd. Pub­bli­ca­mente, poche ore dopo la can­di­da­tura «uffi­ciale» di Toti. La cosa non ha subito un forte impatto, ma è una strana sto­ria. C’è chi spiega che quel tweet non sia altro che il mes­sag­gio espli­cito di quanto molti sosten­gono da mesi: la pro­ba­bile ele­zione di Paita, la con­ti­nuità con il sistema di potere garan­tito negli ultimi dieci anni da Bur­lando, piace anche a Fi. In par­ti­co­lare al suo coor­di­na­tore regio­nale, il depu­tato San­dro Biasotti.

Strana sto­ria, spie­ga­zione plau­si­bile, ma forse azzar­data. Zan­grillo vor­rebbe non com­men­tare. Con gli amici taglia corto: «Almeno ho visto il pro­gramma della Paita, non quello di Toti». Allora la verità sta in mezzo. Il medico è un uomo impul­sivo, non si è fatto det­tare da nes­suno il tweet. Lo ha scritto per rab­bia. Geno­vese di ori­gine, genoano di fede, aveva tro­vato un altro can­di­dato: Ales­san­dro Zar­bano, ad del Genoa, mai avuto nulla a che fare con la poli­tica. Zar­bano pia­ceva a frange del cen­tro­de­stra ligure, sem­brava gra­dito al sistema impren­di­to­riale. Sul suo nome poteva con­ver­gere Sal­vini. Però Ber­lu­sconi aveva in testa la sua idea, voleva Toti. Che magari non vin­cerà, ma che potrà garan­tire alla Ligu­ria altri 5 anni di con­ti­nuità poli­tica. Sono le regole del con­so­cia­ti­vi­smo, fatte pro­prie anche da chi si pro­clama nuovo. E’ anche a que­sto che ser­vono le beghe di partito.

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