giovedì 16 aprile 2015

RENZI E IL DEF

RENZI E IL DEF (Marco Palombi)

DefTecnici e non, il “tesoretto” finto irrita tutti.

IL DEF DI RENZI e Padoan è un documento che riassume perfettamente questo governo: nei fatti lavora sul piccolo cabotaggio – in perfetta continuità con l’esecutivo di Enrico Letta –, si prende qualche libertà sui numeri e poi lavora sulla comunicazione, lo spin come dicono gli esperti di renzismo. Renzi e il suo ministro non contestano i vincoli di bilancio imposti dall’Ue, men che meno “l’ideologia ufficiale” della svalutazione interna che sta alla base dell’Eurozona, però non adottano nemmeno i provvedimenti conseguenti per “con – solidare il bilancio pubblico”, cioè si guardano bene dal tagliare spesa pubblica e stato sociale come chiede Bruxelles.
L’ese – cutivo Renzi è come una squadra di calcio di qualche decennio addietro: butta la palla in avanti e spera che succeda qualcosa. Segnatamente: che Bruxelles si accontenti della distruzione dello Statuto dei lavoratori (Jobs Act) e della Costituzione, che il Quantitive easing della Bce inneschi davvero la ripresa, che lo spread rimanga basso e il petrolio pure. Sotto e sopra tutte queste grandi speranze c’è, però, la capacità di inventare slogan che catturino l’attenzione dei media (framenell’italiano renzizzato). Nel caso di questo Documento di economia e finanza si tratta del famoso “tesoret – to” da un miliardo e mezzo: c’è ma vi diremo chi lo avrà solo tra qualche tempo. Perché? Non si sa. Questo ircocervo che vive solo nei numeri del Def e la cui destinazione occupa tv e giornali da giorni (“Ecco a chi andrà il tesoretto”, apriva ieri Il Messaggero) sta cominciando a irritare un po’ tutti, soprattutto quelli che i numeri li sanno leggere. Ha cominciato (ne abbiamo scritto ieri) l’ex capo economista del Tesoro Lorenzo Codogno, oggi a Londra, seguito dall’Uffi – cio parlamentare di bilancio (Upb): “Il principale fattore di rischio riguarda la crescita del Pil per il 2016, pari a 1,3%”, che è lo scenario più roseo tracciato dagli analisti indipendenti. E ancora: è “ottimistica la previsione sulla dinamica dei consumi delle famiglie”, visto che dovrebbe essere “so – stenuta da un aumento dell’occupazione più intenso rispetto a quello stimato” (ma Upb “ha validato le nostre stime”, dice il Mef). Pure Il Sole 24 Ore si è tolto i guanti e ieri ospitava un commento in prima pagina così intitolato: “Se il tesoretto è solo un arma di distrazione di massa”. Questi quattro soldi, scrive il vicedirettore Fabrizio Forquet, li avete solo perché avete aumentato la crescita stimata sul 2015, anno in cui peraltro il bilancio pubblico è già pieno di coperture poco chiare. Il giornale di Confindustria, come si capisce alla fine, non ha digerito il tentativo di aumentare i contributi alle imprese nell’ambito dei decreti attuativi del Jobs Act. È quel che capita quando le amicizie si basano sul do ut des.
Da Il Fatto Quotidiano 

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