giovedì 23 aprile 2015

Renzi parla di guerra ma non può combattere

Renzi parla di guerra ma non può combattere (Wanda Marra)

Sul tavoloNEL DISCORSO ALLE CAMERE ARRIVA ANCHE IL CONSENSO DI FORZA ITALIA OGGI ANDRÀ IN EUROPA PER SAPERE QUALI REGOLE DI INGAGGIO POTRÀ AVERE.

Ero forestiero e mi avete accolto”. Comincia con una citazione del Vangelo, Matteo Renzi. E finisce con una poesia d’amore, di Pedro Salinas, poeta spagnolo esiliato negli Usa: “L’aria è ormai quasi irrespirabile, perché non mi rispondi: tu sai bene che quello che respiro sono le tue risposte. E ora soffoco”. Parallelismo ardito: “La mancanza di risposte da parte della comunità internazionale fa soffocare un’intera generazione”. In mezzo c’è un discorso in cui facendo leva sull’emozione collettiva, Renzi chiede al Parlamento italiano l’autorizzazione a un mandato politico per intervenire militarmente in Libia. Con l’abilità retorica delle grandi occasioni, il premier addossa colpe e responsabilità all’Unione europea, alza i toni (“bisogna mantenersi umani, evitando di inseguire la demagogia anche in un dibattito parlamentare, come stanno facendo alcune opposizioni.
C’è un limite al tentativo di sciacallaggio di queste ore”) e lascia volutamente nel vago le misure che sta andando a proporre al Consiglio europeo di oggi. Quello che si vende già in se stesso come “uno straordinario risultato”. L’unico per ora. Usa, e non è un caso, la parola “combattere” e quella “inter – vento”. Ma non le riempie di contenuti. Non è in grado. IL PREMIER richiama quattro punti. Il più delicato, ma anche quello centrale, è la richiesta di collaborazione nel “combattere i trafficanti di uomini”. Quelli che Renzi ha individuato già da domenica come nemici da offrire alla pubblica opinione, “gli schiavisti-scafisti”. Come? Si parla di un intervento militare. Non la guerra in senso proprio, ma un’operazione sul modello Atalanta in Somalia, contro i pirati. Quale, con quali regole d’ingaggio, con quali mezzi e quanti uomini non è chiaro. Neanche con quale forma giuridica. Perché sono due mesi che il premier sta chiamando alle armi, pur se non troppo esplicitamente. Ma la guerra non si può fare: l’Italia non ha le possibilità. E allora le operazioni di polizia internazionale (o come le chiamano in questi giorni a Bruxelles, le “operazioni chirurgiche”) come dovrebbero svolgersi? Renzi i droni per bombardare non li può usare. Potrebbe utilizzarli, viceversa, per il pattugliamento. E si torna al dunque, di che tipo di intervento effettivamente si tratterà? Si parla di operazioni di intelligence mirate. Fatte dove? Perché per operare in un paese serve la richiesta dei governi. E in Libia un governo non c’è. Partendo da queste premesse, nebulose, ieri Renzi ha chiesto un voto al Parlamento. E in nome dell’“unità nazionale” magnificata dal capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, ha ottenuto un vasto sì, anche dagli azzurri a trattare per ottenere un intervento militare. Come reagirà l’Europa? Si capirà in parte oggi. Molti paesi avrebbero già espresso un sì di massima all’Italia, ma bisognerà vedere se poi sono tutti. Perché non si sa neanche se tale decisione arriverà oggi. La Ue potrebbe dare anche dare un mandato di fatto vuoto. Dopodiché, serve l’autorizzazione dell’Onu. Il Consiglio delle Nazioni Unite ci sarà lunedì prossimo. Insomma, le incognite e gli ostacoli per Renzi sono molti. Nonostante la potenza di fuoco della comunicazione del premier, che già sidipinge leader di una missione. E a proposito di azioni di guerra: da notare che, escluso dal governo, il blocco navale spunta, nella parte di risoluzione di FI approvata anche dalla maggioranza. È Giorgio Tonini a spiegare che in un eventuale futuro quadro Onu, nessuno può escludere il ricorso agli art.41 e 42 della Carta dell’Onu che prevede tra l’al – tro il blocco navale, oltre a quello economico e diplomatico. IL GOVERNO oggi sottoporrà a Bruxelles altri tre punti. Il rafforzamento di Triton (e di Poseidon). Si parla di un raddoppio degli uomini e dei mezzi. E anche di un allargamento della mission, che comprenda ricerca e salvataggio. La Ue si è detta disponibile. Poi, si parla di un’operazione alle frontiere libiche, a partire dal Niger: ovvero la creazione di una sorta di centri per migranti, che “bloc – chino le partenze” (come ha spiegato Renzi). E infine, la revisione degli accordi di Dublino 3, ovvero la revisione delle quote europee dei richiedenti asilo, in base ad “una chiave di ripartizione che tenga conto delle effettive capacità di accoglienza” di ciascun paese. È questo il punto su cui l’Europa fa più resistenza, anche se pare che avrebbe messo a disposizione 5000 posti. I risultati sono tutti da vedere, ma intanto Renzi già gode della visibilità internazionale che cercava. “L’Italia non metterà da parte i suoi principi per essere sconfitta”, scriveva ieri sul New York Times.
Da Il Fatto Quotidiano del 23/04/2015.

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