giovedì 30 aprile 2015

Su Mare Nostrum Tutti Contro Matteo Renzi: Dal Parlamento Ue a Jean Claude Juncker All'Onu: "Un Errore Smantellarlo"

Su Mare Nostrum Tutti Contro Matteo Renzi: Dal Parlamento Ue a Jean Claude Juncker All'Onu: "Un Errore Smantellarlo"

RENZI
All'epoca dello smantellamento di Mare Nostrum, nell'autunno 2014, l'allora commissaria europea agli Affari interni Cecilia Malmstrom lo ripeteva un giorno sì e l'altro pure: la decisione di rottamare la missione umanitaria è tutta italiana, non europea.
Quelle parole ora riecheggiano nel duro discorso del nuovo presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker: "È stato un grave errore aver interrotto Mare Nostrum, ha provocato gravi perdite di vite umane". Il rimprovero di Juncker, espresso agli europarlamentari in plenaria a Strasburgo, non è diretto soltanto a Matteo Renzi ma anche ai leader europei che nei giorni successivi all'ultimo terribile naufragio si sono riuniti in fretta e furia per dare una risposta al dramma umanitario, una soluzione che ora il presidente della Commissione reputa "insufficiente": "Triplicare Triton è stato un solo ritorno alla norma, anormale è stato lasciare sola l'Italia".
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Dopo il rimbrotto di Juncker, il Parlamento europeo ha votato una risoluzione che chiede - non alla sola Italia ma all'Europa - la costituzione di una missione sul modello di Mare Nostrum, "forte e permanente": nel documento (approvato con 449 voti favorevoli, 130 contrari e 93 astensioni) si prevede anche la ripartizione dei rifugiati. La soluzione invocata dalla maggioranza degli europarlamentari europei invoca la collaborazione di tutti gli Stati, e non solo del governo italiano.
Si ritorna dunque all'eterno inghippo: la Commissione Ue non ha il potere di decidere sull'immigrazione, e può soltanto invocare la generosità dei singoli Stati. Aumentare in maniera consistente le risorse per Triton - missione coordinata da Frontex - non modifica infatti la questione del salvataggio in mare visto che i mezzi di Triton si fermano a 30 miglia da Lampedusa e non arrivano, come faceva Mare Nostrum, fino alle acque libiche.
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Mare Nostrum
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Ansa, Reuters
Juncker va oltre il salvataggio dei naufraghi e annuncia che il 13 maggio sarà presentata l'agenda della Commissione europea sulle migrazioni, che prevederà un sistema di quote per ripartire i rifugiati tra gli Stati membri. Ma il problema non verrà risolto, aggiunge il presidente della Commissione, se i governi europei non aumenteranno gli aiuti destinati alle zone dalle quali provengono i profughi.
Il fatto è che il rimprovero di Juncker su Mare Nostrum chiude il cerchio intorno a Matteo Renzi, isolandolo a livello internazionale. Il premier italiano, infatti, non ha mai mostrato segnali di un possibile ripristino della missione, e nelle ore successive al naufragio dei 900 ha voluto puntualizzare che la tragedia sarebbe avvenuta anche se il dispositivo della Marina militare italiana fosse ancora in vigore.
Anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, ha espresso tra le righe la delusione per la mancanza di Mare Nostrum. Se è vero che Matteo Renzi dopo l'incontro la scorsa settimana con Ban Ki-Moon ha esultato dicendo che "l'Onu sta dalla parte dell'Italia", è altrettanto certo che nelle ore seguenti il colloquio con il premier italiano il portavoce delle Nazioni Unite ha chiarito come la priorità rimanga quella del salvataggio delle vite umane in mare e la rimozione delle cause che fanno aumentare a dismisura il numero dei profughi.
L'Onu, così come Juncker e il Parlamento di Bruxelles, non sono convinti che la soluzione perseguita tenacemente dall'Italia e da Federica Mogherini - colpire gli scafisti - porti alla diminuzione dei richiedenti asilo o comunque a sgonfiare la crisi umanitaria. E cresce sul fronte interno - prima Enrico Letta, poi Romano Prodi - la richiesta al governo di ripensare la missione umanitaria che le stesse Nazioni Unite lodarono, insieme al Vaticano e a tutte le istituzioni europee. Certo, l'Italia non può finanziare da sola una nuova Mare Nostrum.

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