sabato 30 maggio 2015

A sinistra la prova del fuoco del «voto utile»

da il manifesto
POLITICA

A sinistra la prova del fuoco del «voto utile»


Tra le tante poste in gioco delle ele­zioni di dome­nica ce n’è una forse meno vistosa ma in pro­spet­tiva più deci­siva delle altre: In ballo c’è la sorte del “voto utile”, il ricatto che almeno dal 2008 con­di­ziona ine­so­ra­bil­mente la poli­tica ita­liana. In quat­tro regioni la sini­stra e il Pd di Mat­teo Renzi si pre­sen­tano con­trap­po­ste. L’esito del test con­di­zio­nerà le scelte di Renzi, ma anche di Sel e pro­ba­bil­mente della stessa sini­stra Pd, sem­pre più a disagio.
Delle quat­tro sfide quella prin­ci­pale è cer­ta­mente in Ligu­ria.
Qui, in una regione che può dirsi «rossa», la nascita di una lista alter­na­tiva e con­trap­po­sta al Pd, «L’Altra sini­stra», con Pasto­rino can­di­dato, ha radici pro­fonde. Non c’è solo la beffa delle pri­ma­rie nelle quali Paita ha bat­tuto Cof­fe­rati con metodi che dire discu­ti­bili è poco, ma un distacco pro­gres­sivo dalle poli­ti­che del Pd che in alcune aree, soprat­tutto a Genova, ha acqui­stato i carat­teri di un esodo. In nes­suna regione come in Ligu­ria Renzi può ten­tare di far valere il “voto utile”, con Toti ad appena un paio di punti di distacco da Paita. Se il richiamo non fun­ziona in que­sta situa­zione, potrebbe non fun­zio­nare mai più.
Il caso della Cam­pa­nia è diverso. Tra le molle prin­ci­pali, qui, c’è stata la scan­da­losa vicenda della can­di­da­tura De Luca e delle liste far­cite di impre­sen­ta­bili (poli­ti­ca­mente, non nell’accezione dell’antimafia) che lo sosten­gono, cosen­ti­niani in testa. Ma il pro­getto della lista “Sini­stra al Lavoro”, can­di­dato Vozza, che rac­co­glie tutte le realtà a sini­stra del Pd, è più ambi­zioso. «Il caso De Luca — spiega il sena­tore cam­pano Peppe De Cri­sto­faro — non nasce dal nulla. Da cin­que anni qui vige il con­so­cia­ti­vi­smo pieno. Cal­doro e il Pd, di fatto, hanno gover­nato insieme. La lista vuole dun­que essere il nucleo e l’indicazione di un pro­getto di sini­stra che va molto oltre la scac­chiera attuale e pre­fi­gura la nascita di una vera forza poli­tica a sini­stra del Pd».
In Cam­pa­nia, ancor più che in Ligu­ria, il rischio per la lista della sini­stra è che scatti una sorta di voto utile al con­tra­rio, cioè che gli elet­tori con­trari a Renzi scel­gano l’M5S con­si­de­ran­dolo l’unica forza in grado di opporsi.
In Toscana la situa­zione è diversa. La vit­to­ria di Rossi è garan­tita, tut­ta­via la deci­sione di Sel di sfi­dare il Pd dando vita con altre forze alla lista, “Sì Toscana a sini­stra”, con Fat­tori can­di­dato, resta signi­fi­ca­tiva. «Qui — dice la sena­trice di Sel Ales­sia Petra­glia — abbiamo veri­fi­cato da tempo che il ren­zi­smo si stava abbat­tendo anche sui ter­ri­tori, con imme­diate con­se­guenze poli­ti­che dirette a par­tire dalla scuola». Si tratta della roc­ca­forte del pre­mier, che però qual­che pre­oc­cu­pa­zione deve nutrirla se ha deciso in extre­mis di chiu­dere qui la cam­pa­gna elettorale.
Anche nelle Mar­che il Pd e la sini­stra, con la lista “Altre Marche-Sinistra Unita”, si con­fron­tano direttamente.
In Puglia, Umbria e Veneto, invece, Pd e Sel, ma non le altre orga­niz­za­zioni di sini­stra, sono in coa­li­zione. Nella regione gover­nata per un decen­nio da Ven­dola ha pesato sulla scelta il ten­ta­tivo di sal­vare quanto più pos­si­bile di quella espe­rienza. In quella dove si ripre­senta per il Pd la gover­na­trice uscente Catiu­scia Marini, lo schie­ra­mento di quest’ultima con­tro l’ondata ren­ziana mon­tante nel suo stesso par­tito. In Veneto, infine, la dif­fi­coltà di pre­sen­tarsi da soli in una situa­zione di note­vole debolezza.
Le diverse deci­sioni sono state prese dalle sin­gole regioni. Ma è un fatto che i risul­tati indi­che­ranno a Sel quale sia la strada da seguire nel momento forse più dif­fi­cile della sto­ria repub­bli­cana per la sini­stra politica.

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