mercoledì 6 maggio 2015

Assalto all’Adriatico, l’Abruzzo prova a resistere

da il manifesto

Assalto all’Adriatico, l’Abruzzo prova a resistere

Trivelle. La mobilitazione non si ferma. Il 22 manifestazione nazionale a Lanciano. Nell’area della Costa dei Trabocchi si rischia di dare vita a un’area protetta costellata di perforazioni
Mobi­li­tati. L’Abruzzo sta cer­cando di resi­stere all’assalto delle tri­velle. E, prima ancora, al governo Renzi che sta cedendo alle mul­ti­na­zio­nali del petro­lio il futuro dell’Adriatico. Negli ultimi due mesi sono parec­chi i regali fatti ai signori del greg­gio a sca­pito dei cittadini.
Il 15 aprile scorso i mini­stri dell’Ambiente e dei Beni cul­tu­rali, nono­stante oppo­si­zioni e ricorsi, hanno fir­mato il parere di com­pa­ti­bi­lità ambien­tale –Valu­ta­zione di impatto ambien­tale e Auto­riz­za­zione inte­grata ambien­tale — per quat­tro nuovi pozzi della Edi­son da aggiun­gere alla piat­ta­forma Rospo Mare, attiva ad 11 miglia dal lito­rale tra Vasto (Chieti) e Ter­moli. La Com­mis­sione Via (Valu­ta­zione impatto ambien­tale) a marzo ha dato il nulla osta alle piat­ta­forme Elsa2, della società Petro­cel­tic, un pozzo esplo­ra­tivo a 7 chi­lo­me­tri dalla spiag­gia Lido Ric­cio ad Ortona (Chieti), e Ombrina Mare, della Roc­khop­per, inten­zio­nata a rea­liz­zare 4–6 pozzi di estra­zione a 6 chi­lo­me­tri dalla costa di fronte a San Vito Chie­tino. «Pra­ti­ca­mente — afferma Augu­sto De Sanc­tis, del Forum Acqua — è coperto tutto il lito­rale della pro­vin­cia di Chieti, incre­di­bil­mente ber­sa­gliata, e anche parte di quello del Molise».
Si pro­spetta un mare, quello di fronte alla famosa Costa dei Tra­boc­chi, orlato di tri­velle. Que­sto men­tre si lavora all’istituzione, nella stessa zona, del Parco nazio­nale, per il quale è stata appena con­clusa un’ipotesi di peri­me­tra­zione. «Insomma — com­menta Fabri­zia Arduini, del Wwf — si rischia di far nascere un’area pro­tetta costel­lata di buchi e per­fo­ra­zioni. E’ un’idea di tutela ambien­tale alquanto astrusa ed oscura».
«I pozzi di Edi­son — riprende De Sanc­tis — dovreb­bero fun­zio­nare per ben 25 anni, come quelli di Ombrina. Tra l’altro le ope­ra­zioni di estra­zione avver­reb­bero a con­trollo remoto, senza creare dun­que un solo posto di lavoro e a bene­fi­cio esclu­sivo della Edi­son, coin­volta nelle boni­fi­che delle mega­di­sca­ri­che di veleni a Bussi sul Tirino (Pe). Boni­fi­che che restano al palo gra­zie ai con­ti­nui e vit­to­riosi ricorsi nei tri­bu­nali da parte dell’azienda».
Que­sti pro­getti furono bloc­cati nel 2010 dal decreto Pre­sti­gia­como che vietò nuovi inse­dia­menti entro le 12 miglia. Sono stati rilan­ciati gra­zie al decreto Pas­sera del governo Monti che, nel 2012, ha rie­su­mato i pro­ce­di­menti in iti­nere. «Nume­rose le cri­ti­cità pro­ce­du­rali e di con­te­nuto che si pos­sono rile­vare — fanno pre­sente gli eco­lo­gi­sti -. Ad esem­pio non viene con­si­de­rato l’effetto cumulo tra i vari pro­getti che, tra l’altro, non sono stati assog­get­tati a Valu­ta­zione ambien­tale Stra­te­gica (Vas), con il para­dosso che il mini­stero dell’Ambiente la richiede al governo croato per le nuove con­ces­sioni in Adria­tico e poi non applica la pro­ce­dura a quelle di pro­pria competenza».
Il 13 aprile di due anni fa in 40mila sono scesi in strada, a Pescara, a pro­te­stare con­tro la piat­ta­forma Ombrina e l’unità gal­leg­giante (o nave) di stoc­cag­gio, trat­ta­mento e sca­rico ad essa col­le­gata. Con­tro l’impatto deva­stante che avrebbe, con gli sca­ri­chi in acqua e le emis­sioni in atmo­sfera, com­preso l’incenerimento a fiamma costante, 24 ore su 24, dei rifiuti di scarto pro­dotti: la stima è di 80.000 chi­lo­grammi al giorno, inclusi mate­riali spe­ciali e pericolosi.

Il 23 mag­gio pros­simo a Lan­ciano (Chieti) si terrà una nuova mani­fe­sta­zione, a carat­tere nazio­nale. Per urlare no allo scem­pio di una realtà che, da tempo imme­more e con fia­tone e a fatica, sta ten­tando di rita­gliarsi un pro­prio posto nel set­tore turi­stico. E che è decisa, in piazza e con la carta bol­lata, a difen­dere le pro­prie pro­du­zioni agroa­li­men­tari, le col­ti­va­zioni agri­cole — in par­ti­co­lare quei vigneti che signi­fi­cano occu­pa­zione e red­dito — e il pro­prio diritto alla salute.

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