sabato 23 maggio 2015

Avviso alla Consulta

da il manifesto

POLITICA

Avviso alla Consulta

Giustizia. Le critiche di Padoan alla Corte costituzionale sono le stesse che Renzi ha solo fatto intendere. I giudici delle leggi sono costretti sulla difensiva. Verso una partita di nomine ampia e decisiva. L’ultimo affondo del renzismo richiama le crociate di Berlusconi contro i giudici «politici». Le reazioni, anche sul Colle, sono diverse

 
La Corte costituzionale
ROMA
Per carità, siamo sem­pre il paese in cui un pre­si­dente del Con­si­glio in carica poteva affer­mare che «la Corte costi­tu­zio­nale è un organo poli­tico di sini­stra». Era Sil­vio Ber­lu­sconi e Mat­teo Renzi non ha detto uffi­cial­mente nulla del genere. Tutt’al più dopo la sen­tenza della Con­sulta sulle pen­sioni si è sfo­gato nei retro­scena dei gior­nali amici: «Ver­detto poli­tico a oro­lo­ge­ria». Molto di più ha detto ieri Pier Carlo Padoan„ mini­stro «tec­nico» chia­mato a tam­po­nare il buco delle pen­sioni. «Se ci sono sen­tenze che hanno un’implicazione di finanza pub­blica, dev’esserci una valu­ta­zione dell’impatto», ha detto il mini­stro dell’economia in un’intervista a Repub­blica. Aggiun­gendo un invito «a coo­pe­rare tra organi dello stato indi­pen­denti, Corte, mini­stri e avvo­ca­tura» e una minac­ciosa pre­te­ri­zione: «Non dico ovvia­mente che biso­gna inte­ra­gire nella fase di for­mu­la­zione della sen­tenza…».
Ha detto comun­que abba­stanza il mini­stro, tanto che ha sen­tito il dovere di inter­ve­nire diret­ta­mente il pre­si­dente del Con­si­glio: «Lavo­riamo nel mas­simo rispetto e rac­cordo isti­tu­zio­nale, abbiamo rispet­tato la sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale», ha pre­ci­sato, tro­vando così il modo per par­lare bene del decreto che ha rim­bor­sato i pen­sio­nati solo par­zial­mente. Con­tro la sen­tenza Renzi ha pro­messo di non dire nulla, almeno uffi­cial­mente. Anche se in pas­sato non ha avuto scru­poli nell’attaccare i giu­dici. Tanto da essere stato tra i pochi che cri­ti­ca­rono la sen­tenza con cui la Con­sulta con­dannò la vec­chia legge elet­to­rale (e per que­sta via depo­ten­ziò la minac­cia di ele­zioni anti­ci­pate). Una sen­tenza, disse allora Renzi, «sor­pren­dente, non ne capi­sco la razio­na­lità. O i giu­dici hanno il senso dell’umorismo o non so cosa pensare».
Ma poi è stato pro­prio Renzi a volere al Qui­ri­nale un giu­dice di quella Corte costi­tu­zio­nale, e a Ser­gio Mat­ta­rella ieri si è rivolto il capo­gruppo dei depu­tati ber­lu­sco­niani Renato Bru­netta chie­dendo un inter­vento per difen­dere i giu­dici dalle cri­ti­che di Padoan. Inter­ve­niva, altro­chè Gior­gio Napo­li­tano per pro­teg­gere la Con­sulta dagli attac­chi sgua­iati di Ber­lu­sconi, e inter­ve­niva anche l’Associazione magi­strati. Adesso gli argo­menti del mini­stro dell’economia non susci­tano uno scan­dalo para­go­na­bile, tutt’al più qual­che dichia­ra­zione pole­mica. Dopo Bru­netta i più duri sono i depu­tati del Movi­mento 5 Stelle, che defi­ni­scono le parole di Padoan «una bestem­mia isti­tu­zio­nale», «enne­sima dimo­stra­zione dell’arroganza di un ese­cu­tivo che ha una visione padro­nale del paese». Men­tre la segre­ta­ria della Cgil Susanna Camusso ha sì pole­mi­ca­mente ricor­dato al mini­stro che «la Con­sulta non è un uffi­cio del mini­stero dell’economia», ma ha poi aggiunto che «non vive in una cam­pana di vetro» e «una cri­tica gliela si può rivolgere».
La sen­tenza sulle pen­sioni e ancor di più il modo in cui è stata accolta dal governo segnano comun­que un punto di pas­sag­gio nei rap­porti tra la Con­sulta e l’esecutivo. E forse non solo, visto che nell’intervista di Padoan il rife­ri­mento all’Avvocatura non è casuale ma diretto all’avvocata dello stato Giu­sep­pina Noviello, col­pe­vole di aver espresso su twit­ter giu­dizi anti ren­ziani e per que­sto sospet­tata di non aver difeso ade­gua­ta­mente la legge For­nero davanti allo Corte. Come rea­zione alle cri­ti­che del governo, i giu­dici delle leggi — in maniera del tutto irri­tuale — hanno comin­ciato a dichia­rare le loro scelte di voto all’interno di quella che dovrebbe restare la segre­tis­sima camera di con­si­glio. Prima il giu­dice Amato (con­tra­rio alla sen­tenza) poi il pre­si­dente Cri­scuolo (favo­re­vole) in diverse dichia­ra­zioni alla stampa. Da set­ti­mane i rumors par­lano di una Corte sulla difen­siva nei con­fronti di un altro deli­cato dos­sier, l’eventuale inco­sti­tu­zio­na­lità della legge elet­to­rale per le euro­pee, discussa in udienza il 14 aprile ma non ancora decisa in attesa di valu­tare bene le con­se­guenze poli­ti­che di una (pre­ve­di­bile) sen­tenza di accoglimento.
E se le parole del governo nei con­fronti della Corte costi­tu­zio­nale non sono il mas­simo della cor­te­sia e del rispetto isti­tu­zio­nale, le mosse potreb­bero essere anche peg­gio, dal momento che sta per aprirsi un turno di nomine ampio e, a que­sto punto, assai deli­cato. Un giu­dice manca alla Con­sulta da sette mesi, la sua scelta spet­te­rebbe a una Forza Ita­lia ormai fran­tu­mata. Un altro giu­dice manca da quat­tro mesi (da quando è stato eletto al Colle Mat­ta­rella) e sarebbe di com­pe­tenza del Pd. La seduta delle camere per l’elezione è fis­sata per l’11 giu­gno. Ma appena un mese dopo scade un terzo giu­dice, e si offri­rebbe così la pos­si­bi­lità di tro­vare spa­zio anche alla seconda forza in par­la­mento, il M5S. Ma prima la Con­sulta ha in calen­da­rio l’udienza sul blocco degli sti­pendi pub­blici. Palazzo Chigi non intende rischiare un nuovo colpo al bilancio.

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