mercoledì 27 maggio 2015

Berlusconi a caccia del miracolo: tanti selfie e poca politica

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ANALISI

Berlusconi a caccia del miracolo: tanti selfie e poca politica

Mentre il suo medico Zangrillo resuscita un quattordicenne, l'ex Cav si affanna di rianimare qualcosa che non è il centrodestra, ma neppure solo se stesso. Dice che non è mai stato circondato di così tanto calore, si fa le foto con Dudù, ma la lista di chi lo ha abbandonato somiglia a una Spoon River

Berlusconi a caccia del miracolo: tanti selfie e poca politica
di Susanna Turco
Una volta era “l’unto del Signore”, il miracoloso, il miracolato. Ora i miracoli gli cadono vicino ma non abbastanza, e insomma succede questo: mentre il suo medico personale Alberto Zangrillo, primario al San Raffaele, illustra il caso magnifico della “resuscitation” del quattordicenne Michi che si è pienamente ripreso dopo ben 42 minuti di arresto cardiaco sott’acqua, Silvio Berlusconi a colpi di selfie, Instagram, comizi e Facebook, telefonate e ospitate da Fazio e da Vespa, combatte senza medici per rianimare qualcosa che non è esattamente il centrodestra, ma neppure soltanto sé stesso. E se il ritorno alla vita del quattordicenne, come dice la sua mamma, è frutto di “un’alleanza tra dio e la scienza”, per spiegare il motore all’azione nel  caso dell’ex premier, non potendo contare su tali alleanze, toccherà forse scomodare il concetto di eternità. Quanto meno come aspirazione, o coazione irresistibile: per Berlusconi le circostanze del 1994 si ripetono anche oggi, “l’erede non si è ancora fatto vivo”, “spero spunti di sotto un cavolo”, comunque occorre intervenire. Come allora, sempre.


Adesso, dopo essere sbarcato a sorpresa su instagram, con tanto di foto sgranate, rughe e doppi menti e cani e volti deformati dall’obiettivo del telefonino – lui, il fan della calza, quello che si portava appresso il proprio regista personale per fare le riprese tv – adesso Silvio Berlusconi racconta a Radio Capital di quanto calore sia circondato, di come sia bello. “In 21 anni non ho mai visto una vicinanza e un affetto così forte, da parte della gente e dei militanti. Mi pressano, mi avvinghiano, mi fanno persino male. Non parliamo poi dei selfie che sono una vera iattura per un povero politico”. E non parliamo dei “segni che ho per le strette di mano”. Siamo oltre il Ventennio: al ventunesimo anno non conta più il potere, contano i segni, non la felicità ma la serenità. “Sono cose che davvero ti fanno bene e ti commuovono”.

Ed è strano sentirlo parlare di calore, proprio adesso che Berlusconi sembra più solo che mai. Solo con un cane. “Alcuni guardando questa foto di lei con Dudù hanno detto che è un’immagine di solitudine”, ha azzardato l’altro giorno persino Fabio Fazio di fronte alla gigantografia dell’ex premier stretto al quadrupede bianco. E in effetti il conto delle assenze è lungo: non c’è più Veronica, non c’è più la segretaria Marinella, il maggiordomo Alfredo, il cuoco Michele, il musico Apicella, non c’è più il portavoce Bonaiuti, non c’è più Bondi con le sue poesie, Ghedini con i suoi cavilli, non più La Russa al quale pure regalò un fuoristrada, non più Cicchitto. E poi certo manca Alfano, il figlioccio, e poi Fini, Fitto, Schifani, Tremonti, Meloni, insomma tanti che a scorrere ciascuna storia pare una Spoon River delle alleanze politiche e personali. Gli è rimasto a Berlusconi Renato Brunetta, che anche oggi volonterosamente sottolinea come la presenza dell’ex premier valga “cinque punti”, mentre quello assicura serio che “sotto il dieci per cento non si andrà”. Una volta il tema era sfiorare il trenta, ma tant’è. A ogni tempo la sua sfida, anche numerica.



Vale la pena però notare quel che il ritirarsi della marea del potere ha lasciato a Berlusconi intorno. Un coté impensabile, fino a poco tempo fa: soprattutto per numero, per toni e per modi. Francesca Pascale, ad esempio, volitiva, ferrea, capace di sbandierare le sue convinzioni pro-diritti dei gay, di divincolarsi con stizza e negare il braccio al signore di Arcore; o al contrario di accompagnare il congiunto come a un funerale con un protettivo tocco di mano sulla schiena (la sera della decadenza); oppure ancora spiegare, l’altro giorno in occasione dei comizi napoletani, che s’è fatta un tatuaggio sgradito all’ex premier, e comunque a lui “neanche i jeans piacciono”, insomma che barba. Insieme a lei, quel codazzo di giovani stomaci forti che non sono nemmeno l’altra faccia del bunga bunga: sono la sua evoluzione. E per certi versi la sua negazione: invece che le mascherate boccaccesche, i fagiolini e i cagnolini; invece che le “cene eleganti”, il cerchio magico e il volto piombato di Maria Rosaria Rossi



 Salendo la Pascale, son fra l’altro tornate a salire le quotazioni di Noemi Letizia, l’ex papi-girl di Casoria, ora moglie e madre, al cui diciottesimo compleanno Berlusconi volle presenziare nel 2009. Colei che in fondo rappresenta l’inizio della fine dell’epopea berlusconiana. E che ora, figuretta muta, memento mori, tra un ex fidanzato (finto) candidato col centrodestra e un attuale marito attivista di Forza Silvio, si presenta quasi a tenaglia con Pascale, la regina dell’autunno del patriarca, senza che mai  nessuno si interroghi fino in fondo sulla singolarità della circostanza. Tra tante amiche che la nuova fidanzata certamente avrà, giusto Noemi. Tra tanti padrini di battesimo per il secondo figlio, giusto l’ex Cavaliere.

E’ difficile capire come da questo mondo, così curiosamente privo di politica, possa scaturire di nuovo una proposta politica. Tanto più che pure l’ex Cavaliere pare indeciso sul da farsi, a parte l’armamentario da campagna elettorale e una qualche vaga idea del solito rassemblement di moderati: ad essere decisi sono soprattutto i no (alle primarie, ai figli in politica, a sé stesso come leader). I sì latitano. Ma forse l’importante, a questo punto, è esserci.


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