venerdì 22 maggio 2015

Berlusconi: il partito a un mio erede, io a bordo campo

Berlusconi: il partito a un mio erede, io a bordo campo (TOMMASO CIRIACO)

BerlusconiROMA . Finalmente Silvio Berlusconi lo ammette: «Non sarò io a guidare il movimento che abbraccerà tutti i moderati italiani, ma un mio erede». Nonostante le smentite degli ultimi giorni, l’ex Cavaliere conferma l’exit strategy in atto. Non un addio, per adesso. Soltanto un passo di lato per ammortizzare la probabile batosta alle amministrative. Prova a ritagliarsi un ruolo di regista, già sperimentato prima della politica attiva. Come ai tempi di Craxi. «Chi sarà questo erede? Ci sono due o tre persone che potrebbero prendere il mio posto di leader — aggiunge — ma di sicuro non ci saranno primarie all’interno di FI. La storia insegna che i grandi leader come De Gasperi, Craxi e Berlusconi non sono mai passati per le primarie». Con buona pace dei satelliti di centrodestra che ancora ci sperano.
Se Berlusconi vestirà i panni del padre nobile, dovrà indicare un erede (almeno pro tempore). Un meccanismo già collaudato con Angelino Alfano. I nomi, allora. Ciclicamente riaffiora l’ipotesi Marina, nonostante le perplessità suscitate dai test poco incoraggianti eseguiti informalmente sulla primogenita. Per ragioni di equilibri familiari è più difficile immaginare l’impegno diretto dell’altra figlia, Barbara. Guardando a Forza Italia il campo si restringe ulteriormente. Oltre a Mara Carfagna, i riflettori sono puntati soprattutto su Giovanni Toti, consigliere politico attualmente impegnato nella campagna elettorale in Liguria. Infine Antonio Tajani, altro membro del cerchio magico, che si è più volte autocandidato con l’ex premier.
Comunque vada, Berlusconi trasformerà il partito in una piccola lobby parlamentare, pur indebolita dalle scissioni in atto. Lo teorizza il leader in persona, a ben guardare: «Anche da bordo campo ho il dovere di mettere a disposizione del Paese le mie esperienze di uomo di Stato e di imprenditore». Parallelamente, l’ex premier si occuperà di completare la riorganizzazione degli asset aziendali, dal Milan a Mediaset. Comunque vada, se le imminenti elezioni non sorrideranno a Fi non è escluso un restyling del contenitore. «Ma il movimento dei moderati — mostra cautela il capo — non si chiamerà Partito dei Repubblicani ». Per esorcizzare lo spettro del “6-1” alle regionali, intanto, il numero uno azzurro pianifica anche il rush finale. Domenica sera sarà ospite da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Una prima assoluta che fa storcere il naso a Michele Anzaldi (Pd): «Sarebbe una violazione della par condicio». Venerdì e sabato tappe elettorali in Campania, poi tutto d’un fiato in Umbria, Marche, Toscana, Liguria e Veneto.
Da La Repubblica del 22/05/2015.

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