mercoledì 13 maggio 2015

CAOS POST CONSULTA. PENSIONI, MISTERO DEFICIT: I CONTI GIÀ NON TORNANO

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CAOS POST CONSULTA. PENSIONI, MISTERO DEFICIT: I CONTI GIÀ NON TORNANO (Carlo Di Foggia)

I conti non tornano e il decreto del governo per assecondare la sentenza della Consulta è ancora in alto mare.
Andiamo con ordine: ufficialmente il Tesoro conferma al Fatto l’intenzione avanzata da Pier Carlo Padoan di portare il testo nel prossimo Consiglio dei ministri (“probabilmente in settimana”), così come l’impatto sui conti: “Il deficit quest’anno dovrebbe rimanere al 2,6 per cento del Pil”, come previsto nel Documento di economia e finanza.
Cifre che però non tornano neanche agli uffici del ministero, dove qualcuno già pronostica un rinvio a dopo le elezioni regionali del 31 maggio. Il motivo è semplice: anche con un rimborso parziale delle somme sottratte ai pensionati con la “norma Fornero” bocciata dalla Consulta (il blocco nel 2012-2013 della rivalutazione per i trattamenti superiori a tre volte il minimo), l’impatto sui saldi sarà di almeno 3-4 miliardi, e questo porterebbe il deficit al 2,8 per cento. La cosa non piace ai tecnici della Commissione europea. Bruxelles ha anche bocciato l’ipotesi iniziale studiata dal Tesoro di scaricare sul deficit degli anni passati gli effetti della sentenza sul 2012-2014 (a spanne, 8,7 miliardi di euro).
Tutte le spese devono essere conteggiate sul 2015, e senza modificare i saldi di bilancio. Tradotto: la copertura può arrivare o con aumenti di tasse o con tagli di spesa. Il Tesoro ha accettato questa impostazione, resta da convincere Matteo Renzi. Per quanti non l’avessero ancora capito, ieri ci ha pensato il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici – a margine di un bilaterale con Padoan – ha mettere tutto in chiaro: “La Commissione europea auspica un intervento rapido del governo”, e in ogni caso nelle raccomandazioni di domani metterà nero su bianco anche l’opportunità di un “monitoraggio intenso dei conti per valutare l’impatto della sentenza della Consulta sulle pensioni”.
I margini quindi sono strettissimi, tanto più che restare al 2,6 per cento del Deficit/Pil significherebbe avere sulla carta solo il famoso “tesoretto” di 1,6 miliardi (ottenuto peraltro portando con un tratto di penna il deficit 2015 dal 2,5 al 2,6 per cento del Pil): davvero troppo poco anche ipotizzando un rimborso parziale (l’ipotesi è di mantenere il blocco sopra i tremila euro d’assegno, cioè sei volte il minimo).
Oltre all’arretrato, sulla carta il conto vale 3 miliardi l’anno fino al 2017. Il problema è che tagli di spesa non se ne possono fare: dalla spending review dovrebbero già arrivare 10 miliardi nel 2016, una cifra a cui gli stessi tecnici del Tesoro non sembrano crederci molto. “Se non confermassimo le stime del Def, non rispetteremmo la regola del debito e non potremmo usufruire della flessibilità chiesta (per il 2016, ndr) sulla base del piano delle riforme presentato”, spiegano dal Tesoro. Se i numeri fossero questi, però, per i pensionati rimarrebbero due miliardi scarsi: il tesoretto farebbe dunque da base, ma andranno trovate risorse razionalizzando le spese o aumentando le tasse per arrivare almeno a 4 miliardi. Una cifra che non basterebbe a coprire neanche i 3,7 milioni di pensionati con un assegno fino a 5 volte il minimo. Una soluzione che potrebbe avere effetti pesanti a ridosso delle elezioni.

Per dare l’idea, oggi Matteo Salvini inizierà la protesta sotto il Mef e ieri la Uil ha proposto a tutte le sigle una mobilitazione generale a Roma a partire dal 15 gennaio, quando – stando agli aruspici di via XX Settembre – dovrebbe arrivare il decreto sul tavolo del Cdm. C’è solo una piccola incognita: Matteo Renzi. Finora il premier ha mandato avanti il titolare del Tesoro a perorare il mantra del “non tutti saranno rimborsati”, senza pronunciarsi. Dettaglio non da poco, tanto che ieri è stato il Sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti (Sc) a chiedere un suo intervento: “Renzi sbaglia a non parlare”. La strada, però, è segnata: tagli o aumenti di tasse. E il premier potrebbe decidere di rinviare tutto a giugno.

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