venerdì 1 maggio 2015

C’ERA UNA VOLTA IL PRIMO MAGGIO DI FESTA


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C’ERA UNA VOLTA IL PRIMO MAGGIO DI FESTA (di Nives Guerra)


nivesguerraStrana festa quella del lavoro, il cui festeggiato è il grande assente da molti anni a questa parte. L’ampia platea che appartiene al suo mondo, vive un momento di confusione, di sbandamento e davanti non ha una visione di ciò che sarà il futuro. Nell’immaginario è rimasta la folla composta da uomini e donne nel celebre quadro di Pellizza Da Volpedo, che vedevano un orizzonte carico di lotte e di aspettative.
Oggi i lavoratori sono un indistinto grumo di persone che in diversi modi vengono rifiutate ed espulse dal processo produttivo. Svilite, inutilizzate, sottoutilizzate, a cui piano piano vengono sottratti diritti e conquiste. E’ di questi giorni la notizia di grandi centri commerciali in crisi – annunciati migliaia di esuberi – i cui dipendenti vorrebbero scioperare per protesta, ma sono stati avvertiti che si terrà conto di questo al momento della roulette russa dei licenziamenti. E’ solo questo governo che vede assunzioni ovunque.
La competenza non è più una ricchezza per chi la possiede, e il merito non ha il giusto riconoscimento in quest’Italia di furbi e di raccomandati. Miriadi forme precarie hanno preso il posto del lavoro vero, quello inteso come sicurezza dell’oggi e del domani. Si dice che questo sia un bene. Ma io non so di che parlino certi economisti o politici che non ci spiegano come riempire i buchi tra un lavoro – o lavoretto – e l’altro o tra una disoccupazione e l’altra e, soprattutto, come vivere dignitosamente e serenamente in assenza del reddito.
Rischio di esporre concetti antiquati ed obsoleti, ma finchè riscontro che molti cittadini sono impossibilitati a costruirsi una vita, una famiglia, un avvenire, non posso che riferirmi a modelli del passato, quando tutto ciò era possibile prima dei trent’anni. Il “Jobs Act” non mi ha affascinata fino al punto di convertirmi al liberismo. Il “piano lavoro” – volgarizzando il termine – mi sembra un’etichetta di grande impatto ma un contenitore privo di idee efficaci. E’ di ieri l’ultimo rapporto riguardante l’occupazione, e i dati sono scoraggianti.
Però una piccola commemorazione la voglio fare alle prime vittime di questa giornata, prendendo a prestito le parole di un grande siciliano, Renato Guttuso: “La carneficina durò un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata”.
Era il Primo Maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage di Stato. Undici morti, due bambini e nove adulti. 27 i feriti. Tutti poveri contadini siciliani.

Buona giornata a tutti.

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