venerdì 1 maggio 2015

I SENZA P..., CHI NON HA CORAGGIO NON SE LO PUO' DARE

Ecco i nomi dei 38 deputati della minoranza Pd che non hanno votato la fiducia al governo sull'Italicum: Roberta Agostini, Albini, Bersani, Bindi, Bossa, Bruno Bossio, Capodicasa, Cimbro, Civati, Cuperlo, D'Attorre, Fabbri, Gianni Farina, Fassina, Folino, Fontanelli, Fossati, Carlo Galli, Giorgis, Gnecchi, Gregori, Laforgia, Letta, Leva, Maestri, Malisani, Marco Meloni, Miotto, Mugnato, Murer, Giorgio Piccolo, Pollastrini, Stumpo, Vaccaro, Zappulla, Zoggia, Epifani, Speranza.
Badate bene: non hanno votato. Questo non vuol dire che hanno votato contro, significa che, come ha scritto più volte il tabellone luminoso della Camera dei deputati ‘’non ha risposto’’, cioè non ha partecipato al voto.
Alla terza fiducia la minoranza dem che non aveva partecipato alle precedenti votazioni, insieme al resto del fronte delle opposizioni , si è squagliato irrimediabilmente. E l’allarme fascismo, il lutto e i crisantemi sono finiti sommersi dal rumore delle ruote di un trolley. Non c’era motivo di restare a Roma, sia chiaro: il dibattito nell’aula di Montecitorio lo ha azzerato chi ha voluto imporre il sì incondizionato alla riforma. Questo Aventino, premeditato o inventato lì per lì, ha fatto dire al capogruppo reggente del Pd, Ettore Rosato: “Hanno fatto l’Aventino perché molti di loro se ne erano già andati a casa”. Non è stata una strategia azzeccatissima.  
Questi dem sperano di assolvere la loro coscienza potendo dire ‘’ noi l’ Italicum non l’ abbiamo votato’’. Credono di potersi assolvere affermando, come Civati, ‘’quello che i Parlamentari non hanno potuto fare, cioè votare i necessari miglioramenti dell’ Italicum, lo potranno fare i cittadini con un bel referendum. Direi che possiamo partire anche subito per preparare i quesiti. Visto che nel palazzo, al chiuso (in tutti i sensi), non si può, facciamolo all’ aria aperta. La sovranità appartiene al popolo.’’
A casa mia questo si chiama scarica barile.
Sono d’ accordo con il penta stellato Alessandro Di Battista: ‘’  “A scrivere la storia in negativo, non è chi la fiducia la impone ma chi, da vile, decide di votarla (o di uscire dall’aula)”.
Siccome, come diceva Karl Marx, le tragedie della storia tendono a ripetersi, ma in forma di farsa, la miglior descrizione del miserando squagliarsi della cosiddetta “opposizione interna” al Pd, scrive Marco Travaglio nel Fatto Quotidiano,  è “La rivolta dei santi maledetti” di Curzio Malaparte sulla rotta di Caporetto:
“Fuggivano gli imboscati, i comandi, le clientele, fuggivano gli adoratori dell’eroismo altrui, i fabbricanti di belle parole, i decorati della zona temperata, i cantinieri, i giornalisti, fuggivano i napoleoni degli Stati Maggiori, gli organizzatori delle difese arretrate, i monopolizzatori dell’eroismo degli angoli morti e delle retrovie, decisi a tutto fuorché al sacrificio, fuggivano gli ammiratori del fante, i dispensatori di oleografie e di cartoline illustrate, gli snob della guerra, gli ‘imbottitori di crani’, gli avvocati e i letterati dei comandi, i preti del Quartier Generale e gli ufficiali d’ordinanza, fuggivano i ‘roditori’ della guerra, i fornitori di carne andata a male e di paglia putrefatta, i buoni borghesi quarantotteschi che non volevano dare asilo al fante perché portava in casa pidocchi e cenci da lavare e parlavano del Re come del ‘primo soldato d’Italia’, fuggivano tutti in una miserabile confusione, in un intrico di paura, di carri, di meschinerie, di fagotti, di egoismi, e di suppellettili, fuggivano tutti imprecando ai vigliacchi e ai traditori che non volevano più combattere farsi ammazzare per loro”.
Mutatis mutandis, continua Travaglio, sostituendo le trincee con gli scranni vellutati e solitamente deserti di Montecitorio, i fanti contadini con i pingui deputati da 18 mila euro al mese, il pericolo di morte col rischio di poltrona, non c’è migliore ritratto della disfatta che va in scena ogni giorno a Montecitorio, fra proclami tonitruanti e bellicosi in tv e fughe di massa al momento delle votazioni in aula. I cittadini, ma soprattutto i militanti ingenui che confidavano in un sussulto di dignità e coerenza dai vari Bersani, Cuperlo, Letta, Bindi, Damiano, persino Speranza e Fassina, hanno visto in tv le desolanti scritte sul tabellone luminoso dell’aula: “Bersani non ha risposto”, “Cuperlo non ha risposto”, “Letta non ha risposto”…
Esattamente come non ha risposto Galan che è agli arresti domiciliari e, al pari degli aventiniani, percepisce lo stipendio.
Ora non resta che la  strada del referendum per impe­dire alla nuova legge elet­to­rale di far danno, irriso dai ren­ziani: «Vediamo già i cit­ta­dini fare la fila». Per­ché il refe­ren­dum sia pro­po­ni­bile basta che la legge sia pub­bli­cata sulla Gaz­zetta uffi­ciale. Non occorre aspet­tare l’applicabilità, in que­sto caso rin­viata. Ma per­ché il refe­ren­dum sia ammis­si­bile, i que­siti non potranno pre­ve­dere l’abrogazione totale della legge. Il paese, ha detto più volte la Con­sulta, non può stare nean­che un giorno senza una legge elet­to­rale valida. Fino al luglio 2016 quella legge è il «Consultellum».
I nostri eroi saranno in grado di proporre il referendum e soprattutto sapranno spiegare agli italiani di non essere stati capaci di opporsi in Parlamento, votare contro l’ Italicum? Diventeranno dei Riccardo cuor di Leoni o continueranno ad essere dei Don Abbondio? 
Oggi che siamo in una non-democrazia senza  opposizione, e quelle che passano per tale sono talvolta mero fascismo e/o razzismo rimpannucciato (Salvini, Meloni, ecc.), o, come scrive Paolo Flores d’ Arcais in MicroMega,  pezzi di nomenklatura di finta sinistra non certo migliore della robbbetta (Vendola & Co). Resta il M5S, con le stranote contraddizioni, volatilità, dogmatismi, irrazionalità esoteriche, ma anche passione civile della base.

Motivi di speranza pochi, dunque. Pochissimi. A incrementarli può esserci solo l’inventiva e le iniziative concrete che ciascuno di noi saprà costruire, per quanto in apparenza isolate e impotenti, senza aspettare che “arrivi” da chissà dove un nuovo strumento di azione politica di massa.

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