sabato 9 maggio 2015

CIAO COSTITUZIONE, L’ITALIA CEDE ALLA UE: IL GOVERNO TAGLIERÀ DI NUOVO LE PENSIONI

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CIAO COSTITUZIONE, L’ITALIA CEDE ALLA UE: IL GOVERNO TAGLIERÀ DI NUOVO LE PENSIONI (di Ma. Pa.)

Bruxelles: niente interventi a debito. Padoan studia il colpo alla Monti: non ridare i soldi.
Forse qualche lettore ancora ricorda il Matteo Renzi che voleva #cambiareversoall’Europa. Quello, per dire, che alla vigilia del semestre italiano diceva: “O l’Europa cambia direzione di marcia o non esiste possibilità di sviluppo e crescita”. Hanno cambiato direzione i “burocrati” di Bruxelles? No, in compenso il premier – dopo che Mario Draghi, in un incontro in Umbria agosto 2014, gli ha spiegato chi comanda – ha fatto una conversione a “U” e oggi di cambiare verso all’Europa non parla più, in compenso obbedisce volentieri agli ordini. Prendiamo il caso della sentenza sul blocco delle pensioni della Consulta: il governo si appresta di fatto – e lo dice anonimamente ai giornali – a fare una manovra di finanza pubblica senza dirlo. Tradotto: Renzi taglierà le pensioni di alcuni miliardi di euro, nonostante la sentenza della Corte costituzionale, e lo farà sull’input che Bruxelles gli ha dato in questi giorni: resta solo da vedere se tutti – politici e tecnici – sono disposti a scordarsi la Costituzione.
La cosa è andata così. I burocrati della Commissione Ue non vogliono che l’Italia scarichi sul deficit degli anni passati gli effetti della sentenza sul periodo 2012-2014. Ogni maggiore spesa deve essere conteggiata dal 2015 in poi e, ovviamente, coperto con corrispondenti tagli di spesa e aumenti di tasse. L’Italia finora, invece di far valere le sue buone ragioni, ha detto: sì, certo. Il problema è che noi, quest’anno, abbiamo già a bilancio risparmi da spending review per 10 miliardi (e non li otterremo mai): tirare fuori 8-9 miliardi per pregresso, più 4 l’anno da qui al 2017 è fuori questione. L’impatto sul rapporto deficit-Pil sarebbe devastante.

E allora? Allora si tagliano le pensioni per decreto. Renzi novello Monti. Basta chiamare le cose col loro nome. La Consulta ha stabilito che lo Stato ha illegittimamente trattenuto soldi dagli assegni di milioni di italiani. Quel denaro, insomma, è dei pensionati, ma il governo – visto che accetta il diktat di chi comanda a Bruxelles – sta studiando il modo di non ridarglieli o farlo solo in parte: 4 miliardi per il pregresso (a deficit) e di conseguenza un aumento più contenuto delle pensioni future (1-1,5 miliardi l’anno). A spanne sono 11-13 miliardi in meno, cioè un taglio delle pensioni, né più né meno, anche se non lo si vuole chiamare così e si incolpano invece i ricchi pensionati da 2.500 euro lordi, cioè 1.700 netti. Siccome però Renzi non si fida della volontà degli italiani di farsi salassare, il decreto pensa di farlo a inizio giugno. Alla Ue va bene così: “Non ci sono scadenze”.

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