giovedì 7 maggio 2015

CIAO PD, STAVOLTA PIPPO SE N’È ANDATO DAVVERO

unnamed2

CIAO PD, STAVOLTA PIPPO SE N’È ANDATO DAVVERO

CIVATI ANNUNCIA L’ADDIO AI DEMOCRATICI: “ORA SONO IN PACE CON ME STESSO” SUBITO SI MOBILITANO SEL ED EX CINQUE STELLE: “PRONTI A UN NUOVO PROGETTO”.
La prima cosa che non avresti mai detto, è che nel giorno in cui tutti lo cercano, “Pippo” non c’è. Che fine ha fatto Civati, pilastro della sala fumatori per ogni cronista in cerca di una battuta fuori dal mainstreaming? Si è intravisto di mattina, seduto a battere sui tasti di un computer di Montecitorio. Forse è lì che ha buttato giù il suo “Ciao”: 4761 caratteri in cui annuncia il suo addio al Pd. Ed eccola, la seconda cosa che non avresti mai detto: alla fine, Pippo, se n’è andato davvero. Dalla prima volta in cui l’aveva minacciato, è trascorso un periodo di tempo sufficiente a stampargli addosso la patente di eterno indeciso (“Una mossa fulminea durata due anni”, lo ha gelato ieri il pd David Sassoli). Eppure, a cinque anni di distanza dalla prima Leopolda, quella in cui lui e Matteo Renzi diedero il via al fortunato cammino della rottamazione, il quarantenne di Monza ha girato le spalle al suo coetaneo di Firenze.
Nemmeno una parola, ieri, da parte del vecchio amico diventato presidente del Consiglio. Per lui parla il presidente Matteo Orfini: #pipporipensaci, twitta, con involontaria (?) ironia. Mentre il vicesegretario democratico Lorenzo Guerini commenta: “Era nell’aria”, lasciando intendere che né al Nazareno né a Palazzo Chigi si strappano i capelli. Tant’è che la minoranza Pd – per la verità solita reagire al suo nome con “ah, sì, vabbè, Civati…” – ha sentito il bisogno di discostarsi dalla sufficienza con cui i vertici del partito hanno accolto la notizia: “Un elemento di amarezza – ha detto l’ex capogruppo Roberto Speranza – che testimonia un malessere di tutto il Pd, che deve farci riflettere e che non può essere liquidato con una semplice alzata di spalle”.
È che ieri, a molti, è tornata in mente la sera del 12 dicembre di due anni fa. Furono le primarie stravinte da Renzi (68 per cento dei voti) che asfaltarono Cuperlo (18 per cento) ma diedero cittadinanza politica al solito “ah, sì, vabbè Civati”: 14 per cento dei voti, con punte che sfioravano il 20 in Liguria, Lombardia, Sardegna e Trentino. Così, ricostruiva ieri il pd Nico Stumpo, “più che chiederci perché se ne va Civati dobbiamo domandarci se ci sono ancora quei 400 mila che lo hanno votato”.
Per questo la minoranza Pd, ieri, ha invitato a non sottovalutare la questione: perché “segnala un disagio molto diffuso”, per dirla con Alfredo D’Attorre. Lui racconta di aver provato a convincere Civati a non far precipitare le cose: “Restiamo fino a che c’è un barlume di dialogo”, ha insistito D’Attorre. Salvo poi aggiungere, ieri: “Se poi mi accorgerò che non è così, farò anch’io le mie considerazioni”. Il primo banco di prova sarà il disegno di legge sulla scuola, poi proveranno a stanare Renzi sul reddito minimo garantito (Cuperlo ha scritto una lettera a Renzi per illustrare al premier il suo “piano povertà”, Speranza venerdì sarà a Cosenza per un’iniziativa sul tema).
L’addio di Civati, per ora, è solitario. Nessun deputato lo ha seguito (Luca Pastorino se n’era già andato, Stefano Fassina si trincera nel no comment), nemmeno un senatore (Felice Casson è in piena campagna elettorale come candidato sindaco di Venezia, Corradino Mineo ha fatto sapere di non aver nessuna intenzione di lasciare, punto interrogativo su Lucrezia Ricchiuti). Piuttosto, i saluti di Pippo smuovono le acque altrove. Sel ha immediatamente fatto sapere di essere addirittura disposta a cambiare nome: “Siamo pronti – ha detto Nicola Fratoianni – a mettere in discussione l’assetto dei nostri gruppi parlamentari e del partito”. Pure una parte degli ex Cinque Stelle si riaffaccia alla ribalta: Francesco Campanella è il primo a farsi avanti, e con lui ci sono i senatori Fabrizio Bocchino, Luis Orellana, Monica Casaletto, Paola De Pin e Cristina De Pietro.

Civati, intervistato ieri a Otto e mezzo, non ha negato di volersi fare “promotore” di un progetto a sinistra: “Poi il leader lo sceglieremo insieme”. Nel dubbio, ha già incontrato Maurizio Landini: il leader della Coalizione sociale gli ha “negato di volersi impegnare in prima persona”, ma Civati è convinto che l’idea del leader della Fiom non si “chiude sul fronte sindacale”. Chissà se l’ha azzeccata lui o quelli che mentre parla ancora pensano: “Ah, sì, vabbè, Civati”.

Nessun commento:

Posta un commento