mercoledì 13 maggio 2015

COLPI DI TEST

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COLPI DI TEST (Massimo Gramellini)

Gli scolari di una terza elementare australiana hanno ricevuto una bella lettera dai loro insegnanti, che li invitavano a sdrammatizzare il significato dei test: non coglieranno la vostra sensibilità e creatività, non vi diranno realmente chi siete. Poi però i test sono stati fatti, in Australia come nel resto del mondo. Perché, per quanto limitati, sono utili. Soltanto in Italia continuano a essere vissuti come un insulto alla dignità degli studenti e dei professori, che in alcuni casi contribuiscono all’azione di boicottaggio in modo fantasioso: per esempio aiutando i ragazzi a compilarli. Certi genitori danno volentieri manforte, tenendo a casa il pargolo per non sottoporlo all’umiliazione di un questionario irto di crocette e quesiti talvolta malposti.

In questa ribellione di massa c’è il fastidio che gli italiani provano ogni volta che qualcuno si mette in testa l’idea bizzarra di giudicarli. C’è tutta la cultura umanistica di cui è ancora intrisa la nostra scuola, che non accetta di sostituire la soggettività del tema o del riassunto con la fredda contabilità di un questionario anonimo di chiara ispirazione anglosassone. Ma c’è anche un sentimento perdurante di anarchia, che porta gli adulti a comportarsi come i ragazzi nel boicottare gli ordini superiori. Cosa penseremmo di un giudice che, oltre a criticarla, si rifiutasse di applicare una legge? Il mio potrebbe sembrare un discorso conservatore, se non fosse che del modello di scuola di chi protesta contro i test Invalsi è rimasto ben poco da conservare.

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