domenica 24 maggio 2015

Consulta, Mattarella non vede lo scontro

da il manifesto
POLITICA

Consulta, Mattarella non vede lo scontro

Pensioni. Il presidente della Repubblica assicura: nessun tensione tra la Corte costituzionale e il governo. Ma il presidente Criscuolo replica agli attacchi del ministro Padoan



Dopo le cri­ti­che del mini­stro dell’Economia alla Corte costi­tu­zio­nale per la sen­tenza sulle pen­sioni, il pre­si­dente della Con­sulta sente il dovere di repli­care. Men­tre l’ex pre­si­dente dei giu­dici delle leggi, Sabino Cas­sese, irri­tual­mente prende posi­zione per il governo e invita gli ex col­le­ghi a «non ripe­tere l’errore e a valu­tare i conti nelle pros­sime deci­sioni che potreb­bero avere un grande impatto sul bilan­cio dello stato, come quella sui con­tratti del pub­blico impiego». Ma il pre­si­dente della Repub­blica Ser­gio Mat­ta­rella, giu­dice costi­tu­zio­nale fino al momento di essere eletto — quat­tro mesi fa — al Qui­ri­nale, sostiene di non vedere «né scon­tri né ten­sioni fra il governo e la Corte costi­tu­zio­nale».
Subito dopo l’intervista con la quale il mini­stro Padoan cri­ti­cava i giu­dici della Con­sulta per non aver tenuto conto dell’impatto eco­no­mico della sen­tenza sulle pen­sioni, più di un costi­tu­zio­na­li­sta e tutte le oppo­si­zioni ave­vano segna­lato la gra­vità del ten­ta­tivo di con­di­zio­na­mento. «L’interlocutore della Con­sulta è il legi­sla­tore, ovvero il par­la­mento, non il governo. Que­sto a Padoan non sarebbe dovuto sfug­gire», si leg­geva in una nota di ieri de L’altra Europa con Tsi­pras. Men­tre il capo­gruppo di Forza Ita­lia alla camera Renato Bru­netta aveva chie­sto a Mat­ta­rella di inter­ve­nire per richia­mare il governo. Mat­ta­rella ha invece scelto la gior­nata di ieri per spie­gare, a mar­gine delle cele­bra­zioni per l’anniversario della strage di Capaci, che non c’è alcuno scon­tro in corso. «È comun­que buona regola — ha aggiunto il pre­si­dente della Repub­blica — man­te­nere tra gli organi costi­tu­zio­nali rela­zioni vicen­de­vol­mente rispet­tose, affin­ché cia­scuno di essi possa svol­gere sere­na­mente la pro­pria pre­ziosa funzione».
«Era­vamo e siamo sereni», ha appunto detto in un’intervista a Repub­blica il pre­si­dente della Corte costi­tu­zio­nale Ales­san­dro Cri­scuolo. «Non ho nes­suna ragione per col­ti­vare una pole­mica con il mini­stro Padoan — ha aggiunto — ma dare per scon­tato che la Corte dovesse acqui­sire i dati prima di deci­dere sulle pen­sioni non risponde all’attuale disci­plina che regola il fun­zio­na­mento della Con­sulta». «Se il mini­stero dell’economia aveva a cuore i dati sulle pen­sioni poteva tra­smet­terli alla Corte», ha detto il pre­si­dente della Con­sulta, in maniera chia­ra­mente pole­mica. E ha con­cluso avver­tendo che il prin­ci­pio del pareg­gio di bilan­cio «è stato costi­tu­zio­na­liz­zato ma non spetta alla Corte garan­tirlo, bensì ad altri organi dello Stato.
Se Cri­scuolo difende la deci­sione della Corte non nascon­dendo il suo voto, peral­tro deci­sivo ai fini della sen­tenza, anche un altro giu­dice, Giu­liano Amato, ha rotto la tra­di­zio­nale segre­tezza della camera di con­si­glio spie­gando di aver votato con­tro l’incostituzionalità del blocco delle riva­lu­ta­zioni delle pensioni.

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