venerdì 29 maggio 2015

Dalla via Gluck alla Padania, a passo molleggiato

da l'Espresso

MATITA ROSSA 
Carlo Gubitosa

Dalla via Gluck alla Padania, a passo molleggiato


celentano_foto_popart
Carissimo pubblico, dopo essermi fatto notare scimmiottando Elvis, dopo essermi arricchito con l’ambientalismo d’accatto, dopo aver fatto milioni e miliardi grazie a quel carrozzone chiamato Rai e con quel balzello medioevale chiamato canone, dopo aver depredato i miei colleghi con la truffa legalizzata della SIAE che ruba agli artisti poveri per dare agli artisti ricchi, dopo aver sguinzagliato schiere di commercialisti per pagare il 15% di tasse sul mio arricchimento mentre al nullatenente è chiesto il 22% di IVA sulla sua spesa di sussistenza, dopo aver fatto tutto questo, venerato come un profeta tra gli applausi della folla di ignoranti che mi ha proclamato suo re, e dopo un temporaneo approdo al grillismo per poi passare al renzismo, mi sono accorto che sono vecchio, e ho bisogno d’altro.
Mi sento sempre più rattrappito e meno molleggiato, e ho realizzato in un lampo di coscienza che sto per morire, e che la mia esistenza è sottomessa a quell’inevitabile fenomeno chiamato vecchiaia. Avevo davanti a me il bivio che ad un certo punto della vita ti obbliga a scegliere tra la saggezza dell’anziano e l’invidiosa acredine del vecchio, ma ho cominciato ad avere paura. Paura di essere investito per strada, di essere spazzato dall’esistenza, di vedere tutte le mie proprietà faticosamente raccolte in anni di accumulo svendute dai miei eredi a qualche holding cinese o araba per battere cassa in tempi di crisi.
Per questa ragione, come terapia contro le paure che mi assalgono, con la scusa di uno tra tanti omicidi al volante, che pure ho saputo perdonare ad amici politici, da oggi venderò il mio sostegno politico, la mia visibilità e il voto dei fans che mi seguono a testa bassa e cervello spento a chi mi ha dato in cambio l’illusione che io potrò stare al sicuro col mio accumulo, mentre genero attorno a me povertà e sperequazioni fregandomene di chi muore affogato.
Appoggerò chi saprà darmi l’illusione che il mio paese sia una proprietà eterna per me e i miei eredi, e non un temporaneo luogo di passaggio per una esistenza limitata, inviterò a votare chi mi promette che il mondo ritornerà esattamente come prima, quando eravamo tutti bianchi, italiani, giovani, con un radioso futuro da progettare e con tutti i capelli ancora in testa, accarezzerò l’illusione che domani potrò riportare al 1960 le lancette degli orologi che riparavo in via Correnti quando ancora producevo lavoro anziché limitarmi a percepire reddito.
Grazie a questa macchina del tempo, immaginaria tanto quanto una terra promessa chiamata Padania, tornerò nella mia età dell’oro, uscirò dalla mia casa della via Gluck il giorno prima di vincere il cantagiro, saluterò i miei genitori foggiani prima che siano umiliati e insultati da quel partito razzista di padani eversivi e imbroglioni a cui adesso affido le mie sorti, e ricomincerò daccapo a costruire un paese di furbi e arricchiti egoisti italiani, nel quale me la spasserò alla grande come ho fatto finora, e come temo di non poter fare mai più adesso che la vita mi sta presentando il conto, e mi sento minacciato da quelli che hanno la fame, la forza, la gioventù e la grinta che io sento di avere ormai perduto.
Un caro saluto dal vostro affezionatissimo supermolleggiato.
celentano

    • CHI SONO
      CARLO GUBITOSA
      Matita Rossa


Nessun commento:

Posta un commento