sabato 9 maggio 2015

DAVIGO È BRAVO, PERCIÒ NON MERITA

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DAVIGO È BRAVO, PERCIÒ NON MERITA (di Bruno Tinti)

Vi ricordate di Giovanni Falcone? Quando fece domanda per dirigere l’ufficio istruzione di Palermo gli fu preferito Antonino Meli. Lui, Falcone, non andava bene per l’ufficio che aveva portato a un livello di eccellenza nella lotta alla mafia. Ma andava bene Meli, un giudice senza infamia e senza lode, con un curriculum analogo a quello di migliaia di magistrati, la cui competenza e capacità organizzativa furono messe subito in risalto dagli ordini di servizio che smantellavano il pool antimafia e assegnavano a Falcone e agli altri giudici specializzati i turni ordinari. Paolo Borsellino parlò, affranto, di decisione con “motivazioni risibili”.
Nel 2010 il Csm ne fece un’altra (una di 10.000). Preferì, per la presidenza della Corte d’Appello di Milano, a Renato Rordorf, il maestro di tutti i magistrati italiani in tema di diritto penale dell’economia, con esperienze in Consob e Cassazione, tale Ignazio Marra, altro magistrato di ordinaria caratura (3 mesi dopo si scoprì che era coinvolto nella P3). Adesso la 5° Commissione del Csm ha indicato all’unanimità, per la presidenza della Corte d’Appello di Torino, tale Arturo Soprano, un presidente di sezione della Corte d’Appello di Milano. È una cosa importante? Sì, insomma. Tra i concorrenti c’era Piercamillo Davigo.
Come si fa a far capire chi è Davigo? Servono centinaia di pagine per spiegare cosa ha fatto: incarichi conferiti da organizzazioni internazionali, partecipazione a Forum prestigiosi, dove è stato relatore con presidenti e ministri di Stati Esteri, attività didattica in decine di Università, italiane ed estere, e in incontri di studio organizzati dal Csm e da istituzioni e organizzazioni private di vario genere. E poi, naturalmente, Mani Pulite: 4500 rinvii a giudizio, 4000 condannati (nessuno o quasi è andato in prigione ma questo non è dipeso da lui, è la norma in questo orribile Paese dove ci tocca vivere). E ancora poi la Cassazione, dove ha portato quella che era la sua caratteristica originale, per cui Borrelli lo inserì nel pool Mani Pulite, la grande competenza giuridica. E, nel frattempo, decine di processi con centinaia di imputati, per mafia, droga, corruzioni. Senza parlare della sua rettitudine.
Ricordo sempre che, quando gli chiesi se non era stufo di fare processi e sentenze che non avevano alcun esito concreto (in prigione non ci va mai nessuno, gli dissi), mi fulminò: “Sai, quando ci sono io, non si fanno porcherie”. Fare capire chi è Soprano, invece, è facilissimo. Pretore per un sacco di anni, poi giudice di Tribunale prima e di Appello poi, alla fine Presidente di Sezione (ce ne sono una ventina) presso la Corte d’Appello di Milano. Il Csm segnala che ha gestito un (uno) processo importante con 126 imputati per reati di criminalità organizzata. Non si sa che tipo di criminalità. Io posso dire che processi come questo, quando lavoravo, andavano a un tanto al mazzo, ce ne erano centinaia.
La sua notorietà è legata, su Google, al fatto che ha presieduto il Collegio che ha comminato a Berlusconi l’interdizione dai pubblici uffici. E, se questo ritratto di una vita professionale ordinaria che più non si può non fosse sufficiente, basterebbe rispondere a una domanda: com’è che il Csm chiamava Davigo ai corsi per la formazione dei magistrati (ne ha tenuti decine) e non Soprano? Però oggi la 5° Commissione ha proposto Soprano. Si è sdilinquita in motivazioni risibili (chissà Paolo Borsellino che avrebbe detto) e ha liquidato Davigo con mezzo foglio di sconcertanti considerazioni. Tra cui che Soprano ha sicuramente doti di organizzatore perché presidente di una sezione di Corte d’Appello (ordinaria macelleria, questo lo sa ogni giudice italiano) e Davigo, semplice giudice d’Appello e poi semplice giudice di Cassazione, no.
La verità la si capisce bene leggendo chi sono i componenti di questa commissione. Ce n’è uno di Unicost; e Soprano è di Unicost; non particolarmente impegnato nemmeno in questo, ma insomma i suoi amici sono in questa corrente. Due sono di Area (MD e Movimento); e Davigo è sempre stato di MI, avversaria storica di MD. Uno è di MI ma di stretta osservanza ferriana (da Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia che, da lì, continua a dirigere la “sua” corrente); e Davigo ha capitanato una scissione, proprio perché stufo (lui e altri) di una corrente diretta da un politico di note frequentazioni politiche anche da magistrato.

I due componenti laici sono due politici: volete che abbiano simpatia per uno che ha “fatto” Mani Pulite? Certo, per ora il misfatto è stato compiuto dalla sola commissione. Adesso tocca al Plenum. Prevarrà la vergogna o l’improntitudine?

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