giovedì 21 maggio 2015

Erri De Luca e il nobile significato di «sabotare»

da il manifesto
ITALIA

Erri De Luca e il nobile significato di «sabotare»

No Tav. Processo alle parole dello scrittore, un’ora di botta e risposta in aula: «Chiomonte come Gerico, che fu abbattuta da un coro unanime di voci che fecero crollare le sue mura»

 
Erri De Luca ieri in aula con il giudice monocratico Immacolata Iadeluca
TORINO
«Sono uno che può isti­gare alla let­tura o al mas­simo alla scrit­tura». Parole di Erri De Luca, ieri in aula a Torino nel pro­cesso in cui deve rispon­dere all’accusa di aver isti­gato al sabo­tag­gio della Tav in due inter­vi­ste.
«La con­se­guenza della parola — ha pro­se­guito — è la parola stessa. Io sono respon­sa­bile di quello che dico. E basta. Non sono un tri­buno o un poli­tico, sono sem­pli­ce­mente uno scrit­tore che sostiene le cause che ritiene giu­ste, dalla Val di Susa a Lampedusa».
Il pro­cesso alle parole dello scrit­tore ha susci­tato una vasta eco inter­na­zio­nale. L’appello in difesa di De Luca – fir­mato da Sal­man Rush­die e Paul Auster – è arri­vato fino all’Eliseo, rac­co­gliendo, a sor­presa, anche il con­senso del pre­si­dente fran­cese Fra­nçois Hol­lande: «Gli autori non vanno per­se­guiti per i loro testi». Attual­mente, invece, accade in Italia.
Così, ieri, nell’aula 44 del Tri­bu­nale di Torino, gre­mita di gior­na­li­sti e soste­ni­tori, Erri si è seduto al banco degli impu­tati e ha rispo­sto alle domande del pub­blico mini­stero Anto­nio Rinaudo, che con il col­lega Andrea Pala­dino sostiene l’accusa. Al cen­tro dell’interrogatorio, l’ormai cele­bre inter­vi­sta all’Huffington Post del set­tem­bre 2013. «Il sabo­tag­gio della Tav – ha spie­gato davanti ai giu­dici – è neces­sa­rio ma nel senso di ostruire, impe­dire l’opera. Quando ho rila­sciato le mie dichia­ra­zioni non sapevo si par­lasse di molo­tov, ero a cono­scenza sol­tanto delle cesoie ser­vite a tagliare le reti del can­tiere. E se si tratta di reti posi­zio­nate ille­gal­mente, allora le cesoie avreb­bero ripri­sti­nato la legalità».
De Luca ha sot­to­li­neato: «Il verbo sabo­tare ha diversi signi­fi­cati sul dizio­na­rio, il primo è dan­neg­gia­mento mate­riale, ma gli altri coin­vol­gono i verbi intral­ciare, osta­co­lare e impe­dire. Per quanto mi riguarda, ritengo che la Tav vada intral­ciata, osta­co­lata e impe­dita e, quindi, sabo­tata». E ha riba­dito come «sabo­tare abbia molti signi­fi­cati nobili, giu­sti e neces­sari, pro­gres­si­sti e paci­fici». A mar­gine della seduta, lo scrit­tore ha fatto l’esempio dei pesca­tori di Lam­pe­dusa che hanno sabo­tato la legge che impe­diva a loro di recu­pe­rare nau­fra­ghi in mare.
Rispon­dendo ai pm, De Luca, in rife­ri­mento a una lotta che segue da dieci anni da vicino, ha aggiunto: «In Valle di Susa c’è un’intera comu­nità che dagli anni Novanta in varie forme porta avanti una cam­pa­gna di ostru­zione con­tro quest’opera, una linea di pre­sunta alta velo­cità e mode­sta acce­le­ra­zione tra Torino e Lione».
Sul blin­da­tis­simo sito di Chio­monte, De Luca ha fatto un paral­lelo evo­ca­tivo, citando la Bib­bia: «Il can­tiere della Tav non è il Palazzo d’Inverno, che va espu­gnato con la forza e can­cel­lato. Ma è come la città di Gerico, che fu abbat­tuta da un coro una­nime di voci che fecero crol­lare le sue mura».
Quello, a Erri De Luca, è un pro­cesso cam­pale nella sua ecce­zio­na­lità e discu­ti­bi­lità. E lo stesso autore de Il peso della far­falla a spie­garne il motivo, accanto al can­tau­tore e amico Gian­ma­ria Testa, pre­sente ieri tra il pub­blico: «Que­sto pro­cesso – ha pre­ci­sato lo scrit­tore, uscendo dall’aula, fra gli applausi dei nume­rosi soste­ni­tori – mette a repen­ta­glio la libertà d’espressione con­tra­ria, quella favo­re­vole e osse­quiosa, invece, è sem­pre accolta a brac­cia aperte».
Un’ora di botta e rispo­sta: «Non mi è mai stata attri­buita la respon­sa­bi­lità di aver isti­gato. Lo ha fatto solo la pro­cura di Torino» ha aggiunto De Luca. L’avvocato di parte civile, Alberto Mit­tone, che assi­ste la società Ltf (Ltf-Lyon Turin Fer­ro­viare, a cui è suc­ce­duta recen­te­mente Telt), ha pro­dotto in aula le foto di alcune scritte su una colonna in piazza Sol­fe­rino che reci­tano «Sabo­tav» con l’immagine di una bot­ti­glia incen­dia­ria: «Un acro­nimo nuovo di cui non cono­scevo l’esistenza — ha com­men­tato lo scrit­tore – non sono stato certo io a ispirarlo».
È signi­fi­ca­tivo ricor­dare l’uscita infe­lice, il giu­gno scorso, di uno dei due sosti­tuti pro­cu­ra­tori: «Al bar­biere di Bus­so­leno pos­siamo per­do­nare se dice di tagliare le reti, a un poeta, a un intel­let­tuale come lui, no». De Luca rispose indi­ret­ta­mente: «Fino a oggi non sapevo che tra i poteri di un pub­blico mini­stero ci fosse anche la facoltà del per­dono». Il pro­cesso è stato aggior­nato dal giu­dice mono­cra­tico, Imma­co­lata Iade­luca, al 21 settembre.

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