giovedì 14 maggio 2015

EX BERSANIANI CONTRO GLI «ANTIRENZIANI CRONICI»

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EX BERSANIANI CONTRO GLI «ANTIRENZIANI CRONICI» (di Maria Teresa Accardo)

L’ultima frontiera del dissenso dem: sono contro Renzi ma gli votano a favore. Fassina non ci sta.
Se Mat­teo Renzi mena come un fab­bro con­tro la sua mino­ranza interna, «la sini­stra maso­chi­sta che vuole sem­pre per­de­ree», nella mino­ranza interna del Pd sta per arri­vare al redde ratio­nem. E cioè il tempo del chia­ri­mento finale fra i «respon­sa­bili», ovvero quelli che fanno la stam­pella sini­stra del governo, e il gruppo dei dis­sen­zienti che sulla scuola si stanno già orien­tando a votare con­tro il testo del governo.
Suc­ce­derà dopo le regio­nali, quando con ogni pro­ba­bi­lità ci saranno nuovi addii al Pd. Fra i dem per l’area cri­tica tira un’ariaccia. Ma è duris­simo anche il mestiere dei respon­sa­bili, il gruppo di ex ber­sia­niani che, per fare un esem­pio, alla camera ha accet­tato di votare il jobs act giu­rando, come aveva fatto l’ex Fiom Cesare Damiano, di essere «sod­di­sfatto per la nuova for­mu­la­zione dell’art.18» dello sta­tuto dei lavo­ra­tori, salvo poi essere smen­tito dallo stesso Renzi che mar­tedì ha riven­di­cato di aver «abo­lito l’art.18» come «hanno fatto Schroe­der e Blair».
Ieri mat­tina il gruppo dei «respon­sa­bili», che sareb­bero una qua­ran­tina, si è riu­nito alla camera per riba­dire la col­lo­ca­zione «non ren­ziana» ma la dispo­ni­bi­lità a non far man­care i voti al governo. Assente il mini­stro dell’agricoltura Mau­ri­zio Mar­tina, impe­gna­tis­simo sul fronte Expo ma anche deter­mi­nato a but­tarsi alle spalle l’ex padre poli­tico Pier Luigi Ber­sani per­ché «la sfida di Renzi è la nostra sfida». Pre­senti invece Cesare Damiano, Mat­teo Mauri, Enzo Amen­dola, Micaela Cam­pana, Dario Gine­fra e i sot­to­se­gre­tari Teresa Bel­la­nova e Umberto Del Basso De Caro.
All’uscita alle agen­zie hanno spie­gato che riven­di­cano «di agire in con­ti­nuità con i due prin­cipi ispi­ra­tori di Area rifor­mi­sta: respon­sa­bi­lità e auto­no­mia. C’è uno spa­zio nel Pd per chi non è ren­ziano acri­tico o anti­ren­ziano cro­nico, è uno spa­zio di poli­tica e buon­senso che si può eser­ci­tare sui diversi prov­ve­di­menti del governo». Sulla ddl scuola «lavo­riamo per­ché sia miglio­rata il più pos­si­bile», ma sia chiaro da subito che «quel lavoro in parte è stato già fatto in com­mis­sione e che la riforma della scuola non deve diven­tare l’oggetto di una discus­sione stru­men­tale alle dina­mi­che interne al Pd». La pre­ci­sa­zione è cru­ciale per­ché nell’area dei dis­sen­zienti c’è invece chi ha fis­sato nel dise­gno di legge la pro­pria linea del Piave. È il caso di Ste­fano Fas­sina, che ormai tutti danno in uscita dal Pd pro­prio sull’onda delle con­te­sta­zioni degli inse­gnanti e degli studenti.
A parole i respon­sa­bili dicono che cer­che­ranno di ricom­porre la frat­tura con i quasi qua­ranta depu­tati che non hanno votato l’Italicumo. «Ferma restando», spiega un depu­tato, «la linea di respon­sa­bi­lità che ci porta a dire no allo scon­tro fron­tale e sì al dia­logo costrut­tivo». Altra par­tita però, a Mon­te­ci­to­rio, è quella dell’elezione del nuovo capo­gruppo, dopo le dimis­sioni di Roberto Spe­ranza. Il can­di­dato ’natu­rale’ è Ettore Rosato, da sem­pre rife­ri­mento dell’ala ren­ziana. Ma il voto è segreto, e ora che le mino­ranze hanno perso la pre­si­denza, il loro sì sarà «respon­sa­bile» ma non gratis.
Più com­pli­cato il puzzle dem di Palazzo Madama. Dopo le regio­nali si ria­prirà la par­tita delle riforme costi­tu­zio­nali sulle quali Renzi dice di voler trat­tare. Lì la mino­ranza è for­mata da un nucleo di 24 sena­tori che, almeno al momento, sono fer­ma­mente decisi a cam­biare il nuovo senato e ne pro­pon­gono l’eleggibilità. Se Renzi volesse assi­cu­rare comun­que la mag­gio­ranza alle riforme, dovrebbe rim­piaz­zarli con un nuovo gruppo di «respon­sa­bili» ex Fi. Che però dovrebbe avere que­gli stessi numeri.

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