venerdì 29 maggio 2015

Expo, Jobs Act ed egemonia culturale

Expo, Jobs Act ed egemonia culturale

ExpoNon c’è alcuna relazione, tecnicamente, tra il Jobs Act equello che succede all’Expo: con i dipendenti mandati a casa per motivi politici, in sprezzo allo Statuto dei lavoratori. Non c’è nessuna relazione, tecnicamente, dato che il Jobs Act parla d’altro e non modifica quelle parti dello Statuto che impediscono la discriminazione per motivi politici.
Allo stesso modo, non c’è alcuna relazione, tecnicamente, tra il Jobs Act e il mobbing, dato che il Jobs Act non legittima certo le vessazioni e le prepotenze dall’alto verso il basso, nelle aziende.
Però, però.
Però forse sarebbe interessante un’indagine sul territorio, nella realtà concreta, sul rapporto tra le leggi dello Stato e l’egemonia culturale. Il rapporto reciproco, s’intende: quanto l’una cosa influenza l’altra. Oppure, se preferite, quanto le due cose viaggino insieme.
L’egemonia culturale, dopo trent’anni di lotta di classe dall’alto verso il basso, è quella che ha portato agli accadimenti dell’Expo, così come alla nota campagna del Corriere sullo stesso, e alla crescita di denunce per violenze morali nelle aziende. Ed è la stessa che ha portato all’introiezione nelle coscienze della “modernità” come privazione di diritti, come dumping salariale, come precarietà obbligatoria.
Non nasce dal niente, la vergogna degli schedati cacciati da Expo. Né impediremo questa e altre schifezze, se non rovesceremo l’egemonia culturale che ci sta dietro.
Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it

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