lunedì 25 maggio 2015

Fabio Fazio, il disservizio pubblico

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IL COMMENTO

Fabio Fazio, il disservizio pubblico

Dopo l'intervista a Berlusconi, avrei un sogno: che i vertici di viale Mazzini convocassero il conduttore di "Che tempo che fa". E gli ricordassero qual è la missione della tv nazionale...

DI RICCARDO BOCCA
Fabio Fazio, il disservizio pubblico
I have a dream.Sì, lo confesso: ho un sogno al culmine dei miei pensieri che vorrei si traducesse in realtà. Vorrei davvero che la Rai, cioè la nostra televisione pubblica, trovasse l'onestà e la voglia per convocare nei suoi più alti uffici il signor UsD (l'Uomo senza Domande), noto anche al pubblico come Fabio Fazio.
 
L'occasione potrebbe essere l'intervista - ma sì, non spacchiamo il capello: eleviamola con nonchalance al rango di intervista - che il conduttore ha fatto domenica sera a Silvio Berlusconi.
 
Un esempio di televisione da disservizio pubblico, in cui l'assenza di pudore e verve ha rimbalzato per l'intera penisola.
 
Dunque immagino il dirigente che convoca Fazio davanti alla sua scrivania, al settimo piano di viale Mazzini, e dopo un finto sorriso complice gli recita un discorso asciutto e chiaro assieme.
 
Del genere: «Vede, carissimo Fazio, ciò che è successo a "Che tempo che fa" alla presenza di mister Silvio, non è soltanto un sintomo del suo stile, propenso a tremacchiare di fronte a qualsivoglia potente di turno, e tantomeno è riassumibile in un casuale errore di percorso».
 
Piuttosto - vorrei che gli spiegasse l'emerito dirigente -, «si tratta di un insulto al pubblico pagante (il canone, s'intende). Gente», sarebbe il caso che il dirigente aggiungesse, «che merita assai più rispetto dell'ex piduista e pregiudicato B., a cui lei ha concesso praterie di applausi».
 
Dopodiché, nel mio sogno impossibile, vorrei che il supercapo lasciasse tempo e modo a Fazio per spiegare le proprie ragioni, e difendersi dall'accusa di aver costruito un telemondo cinico: un mercato, insomma, in cui trionfano solo gli amici degli amici, i consigli per gli acquisti librari, il riciclo di miti collettivi per dare lustro allo show, e dove persino i nemici di passaggio (vedi il caso di Arcore) trovano lieti appigli per conquistare consenso.
 
«Chieda scusa e non lo faccia più...», vorrei che infine fosse sussurrato al discolo Fazio: «perché questa è la televisione pubblica, e non un gioco suo e del suo agente Caschetto».
 
Al che di scatto mi alzerei in piedi, commosso, e applaudirei fino ad esaurimento mani la fine di questo regimetto stanco.
 
Stop alle interviste senza domande, dunque. Stop ai deliri senili di Berlusconi e simili. Stop al teatrino con il sipario logoro del duo Fazio-Littizzetto.
 
L'esatto opposto, temo, della realtà che ci attende. 

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