venerdì 22 maggio 2015

FORMIGONI, IL BULLO DELL’AEROPORTO

Formigoni_Roberto_Vendola

FORMIGONI, IL BULLO DELL’AEROPORTO (di Selvaggia Lucarelli)

Chissà se lo scazzo epocale di Roberto Formigoni all’aeroporto è stato frutto dei suoi sessantanove incontri ai meeting di Comunione e liberazione e dei famosi esercizi spirituali praticati durante i mistici raduni, fatto sta che la sua sceneggiata di mercoledì, magistralmente documentata da un passeggero armato di smartphone, racconta in via definitiva la personalità dell’ex presidente della Regione Lombardia. Uno che in assenza di una prova video, avrebbe minacciato quei farabutti menzogneri dei testimoni di farli marcire nelle carceri libiche ma che questa volta, ahimè, non può negare, fare lo gnorri, dire non so, non ricordo, non ho le ricevute, nascondere la testa sotto la sabbia o, peggio ancora, dentro al colletto delle sue camicie.
Perché Formigoni è esattamente quello che s’è visto mercoledì a Fiumicino: un bullo. Altro che Comunione e liberazione. Altro che fervente cattolico. Roberto Formigoni è Biff di Ritorno al futuro, quello che prima o poi finisce male, con un “Ehi tu porco levale le mani di dosso” o con un video che diventa virale. E nel video la faccenda è chiara: Biff Formigoni, irritato per un disservizio di Alitalia, afferra un telefono al bancone del gate e insulta colui che ha avuto lo sventurato incarico di sciropparselo con una raffica di “Banda di coglioni, teste di cazzo, figli di puttana!” chiudendo la sobria protesta con la velata minaccia “Ho il suo nome, la denuncerò”. Il giorno dopo, costretto a dormire a Roma per ripartire il mattino seguente, rincara la dose sulla sua pagina fb e definisce Alitalia-Etihad “una compagnia di incapaci e disonesti”, tant’è che molti sono andati a controllare che la compagnia degli Emirati non abbia assunto in blocco l’ex giunta regionale di Formigoni in Lombardia.
Si potrebbe archiviare la sceneggiata come un episodio isolato di bullismo ma Biff Formigoni, da tre anni a questa parte (da quando cioè è costretto a prendere aerei di linea anziché quelli privati di Daccò, che contrariamente ad Alitalia-Etihad non lo lasciava mai all’addiaccio in qualche Hilton della Capitale), è piuttosto nervoso. Il dito medio a contestatori e giornalisti in seguito alle dimissioni di Berlusconi fu l’inizio di un’interessante escalation. In principio toccò a Cristina Parodi.
La mite conduttrice lo invitò nel suo contenitore pomeridiano de La7 e in piena bufera al Pirellone, osò porgli domande che non fossero “Il suo colore preferito?” e “Il nuoto è lo sport più completo?”. Apriti cielo. Abbandonata la trasmissione su tutte le furie, Biff Formigoni si scagliò contro la sua assistente Gaia Carretta e la invitò a rientrare in studio modalità hooligan del Feyenoord per spaccare la faccia alla Parodi. Che poi anche a volersele immaginare queste domande scomode della Parodi, più che un impavido “Non è che in regione qualcuno era un po’ birichino?”, non viene in mente nulla. Ma la sua furia cieca, negli anni, si è abbattuta anche su svariati giornalisti colpevoli di aver scritto delle indagini a suo carico anziché del rincaro degli ombrelloni in Versilia. Un cronista del Corriere della Sera fu definito da Biff Formigoni “triste, sfigato e malinconico”. Alla giornalista che osò chiedergli se potesse dimostrare di essersi pagato le vacanze da solo strappò il microfono dalle mani e consigliò di fare un corso di giornalismo.
Con la Gabanelli che gli dedicò un servizio di Report passò ai pizzini virtuali. Nello specifico, un bel tweet della serie “Pagherai i danni”. Stesso pizzino minatorio toccò a Crozza colpevole di averne fatto una parodia e a cui dedicò un altro pizzino virtuale che diceva “Ho l’impressione che Crozza stasera andasse in cerca di una querela. Lo accontenterò, insieme a una congrua richiesta di danni in sede civile. Ho già telefonato ai miei legali”.
Perché Biff Formigoni è un vero bullo, mica si accontenta di rubarti la merenda, no. Ti lascia il pizzino nell’armadietto annunciandoti che domani il Buondì Motta sarà suo. Con Peter Gomez a La Gabbia va oltre il bullismo. Diventa Antonio Zequila nella mitica lite con Pappalardo. Urla, sbraita, ripete per ben cinque volte “Tu questa cosa la pagherai” (Gomez lo aveva definito “politico di dubbia moralità”, concedendogli generosamente pure il beneficio del dubbio) e infine, quando l’altro gli chiede se la madre gli abbia insegnato l’educazione, con gli occhi fuori dalle orbite, minaccia “Attenzione a parlare di mia mamma!”, come Er Mutanda ai tempi d’oro. Infine, come tutti i bulli che si rispettino, punta anche le prede più indifese, sul compagnuccio timido, quello complessato, quello con l’apparecchio ai denti e l’acne giovanile. E infatti punta perfino Alessio Vinci quando, in una storica puntata di Domenica Live, colto da un inatteso guizzo di coraggio, il conduttore gli domanda: “Le vacanze con Daccò se l’è pagate?”. Non l’avesse mai fatto. “Stia attento, se lei insinua ancora dovrà pagare, comiziante da strapazzo, avrà la sua bella querela!”, urla un inviperito Biff Formigoni.

E guardate che per arrivare a minacciare l’innocuo Alessio Vinci – uno che se trovasse la moglie a letto con un altro prima di togliere il disturbo le accenderebbe l’abatjour per fare atmosfera – bisogna essere proprio bulli dentro. Bisogna essere proprio Biff nell’anima. Bisogna essere proprio arroganti. No, se dico arrogante mi querela. Cafoni. No, se dico cafoni mi querela. Boriosi. No, mi querela. Beceri. Mi querela. Ho trovato: bisogna essere proprio pirla. Questo posso dirlo. Del resto, il nostro Biff apostrofò così il capogruppo Idv Zamponi durante un consiglio regionale, per poi far mettere a verbale che “pirla è un’espressione usata come intercalare che non lede l’onore e il prestigio di una persona”. Ecco, con rispetto parlando, Formigoni è bullo e pure pirla. La prossima volta, prima di minacciare, si accerti almeno di non essere in diretta su Periscope

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