venerdì 22 maggio 2015

Giannini, la ministra dei «concetti» proibiti su Expo

da il manifesto
SCUOLA

Giannini, la ministra dei «concetti» proibiti su Expo

Grandi eventi. Secondo il Miur all'Expo non si entra con una spilletta di partito o una Bibbia

 
La ministra dell'Istruzione Stefania Giannini


Gli hac­ker ita­liani sono tre­mendi: sem­bra che nei giorni scorsi abbiano preso il con­trollo non solo del sito dell’Expo ma per­fino di quello del Mini­stero dell’Istruzione, Uni­ver­sità e ricerca. Su entrambi i siti, infatti, com­pare un testo uguale, desti­nato alle scuole, dove si legge che all’interno del sito espo­si­tivo mila­nese «non è con­sen­tito intro­durre qual­siasi tipo di mate­riale stam­pato o scritto, con­te­nente pro­pa­ganda a dot­trine poli­ti­che, ideo­lo­gi­che o reli­giose, asser­zioni o con­cetti diversi da quelli espli­ci­ta­mente auto­riz­zati dalle Auto­rità di Pub­blica Sicurezza».
Dice pro­prio così: «asser­zioni o con­cetti diversi da quelli espli­ci­ta­mente auto­riz­zati dalle Auto­rità di Pub­blica Sicu­rezza», il che impli­che­rebbe che miste­riose Auto­rità di Pub­blica Sicu­rezza pos­sie­dano una lista di «asser­zioni e con­cetti auto­riz­zati» e pas­sino il loro tempo a con­fron­tarla con tutte le innu­me­re­voli asser­zioni che pro­li­fe­rano su Face­book o Twit­ter, per veri­fi­carne la con­gruenza. Baste­rebbe Sal­vini a riem­pire le loro gior­nate lavo­ra­tive, figu­ria­moci se poi si volesse con­trol­lare ciò che viene detto o scritto nelle scuole ita­liane che, com’è noto, con­ten­gono circa un milione di inse­gnanti e parec­chi milioni di studenti.
Que­sta impro­ba­bile paro­dia di uno stato tota­li­ta­rio, dove occorre imba­va­gliare ogni stu­dente che mani­fe­sti un «mor­boso inte­resse per le que­stioni poli­ti­che e sociali» (come reci­tava la moti­va­zione dell’espulsione di Gian­carlo Pajetta da tutte le scuole del Regno, anno 1927) sem­bra però che esi­sta dav­vero e che non sia opera di hac­ker per­ché è stata fatta pro­pria niente meno che da Maria Elena Boschi. Il Mini­stro per le riforme isti­tu­zio­nali, pale­se­mente non ren­den­dosi conto di ciò che diceva, ha soste­nuto alla Camera che «Expo Spa è una società pri­vata» e quindi «ai sensi dell’articolo 1341 del codice civile, chiun­que voglia acce­dere ad Expo deve sot­to­stare al rego­la­mento», com­preso il divieto dei con­cetti non pre­ven­ti­va­mente autorizzati.
Pec­cato che Expo non sia una società pri­vata poi­ché i soci sono tutti pub­blici, come ha rico­no­sciuto espli­ci­ta­mente il Con­si­glio di Stato in una sen­tenza del 4 feb­braio scorso. E pec­cato che in Ita­lia esi­sta ancora un liber­colo (che il ducetto male­du­cato e Maria Elena vor­reb­bero abro­gare ma che per il momento resta ancora in vigore) dove all’art. 21 si spe­ci­fica: «Tutti hanno diritto di mani­fe­stare libe­ra­mente il pro­prio pen­siero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di dif­fu­sione». Si chiama Costi­tu­zione della Repub­blica Italiana.
Il che signi­fica che se i deliri dell’Expo e del Miur, pale­se­mente ispi­rati ai testi di gol­pi­sti cileni o argen­tini sono reali, ci sareb­bero parec­chie per­sone che dovreb­bero pren­dersi una lunga vacanza alle Antille: da Giu­seppe Sala (com­mis­sa­rio del governo e ammi­ni­stra­tore dele­gato di Expo) a Ste­fa­nia Gian­nini (mini­stro dell’Istruzione) fino alla già citata Boschi che ignora non solo la natura giu­ri­dica dell’Expo ma per­fino l’abc del libretto su cui ha giu­rato entrando in carica il 22 feb­braio 2014.

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