venerdì 8 maggio 2015

GLI SPRECHI NON SI TOCCANO: PER LE PENSIONI DEFICIT O TASSE

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GLI SPRECHI NON SI TOCCANO: PER LE PENSIONI DEFICIT O TASSE

La Consulta: “La politica non faccia scherzi. Per il passato bisogna pagare”
Nel caos pensioni, da ieri il punto fermo è che la sentenza della Consulta è legge, e la politica “ora può intervenire”. Come? “Quel che è certo – spiega una fonte del Tesoro – è che lo puoi fare in due modi: o facendo deficit, e questo vale per il passato, o alzando le tasse. Scorciatoie non ce ne sono e tagliare la spesa è impraticabile”. Non è un dettaglio da poco.
Premessa: mercoledì sera ambienti interni alla Consulta avevano fatto sapere all’agenzia Ansa che la sentenza che ha bocciato il blocco delle rivalutazione delle pensioni (per il 2012-2013) introdotto dal governo Monti è “autoapplicativa”, cioè non serve nessun ricorso. Ieri, dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale, il presidente della Corte Alessandro Criscuolo ha chiarito che non c’è stata nessuna dichiarazione in merito, e che ora “gli organi politici possono adottare i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali”.
Più che una smentita, una conferma di quanto già circolato. In assenza di una strategia precisa, il governo ha continuato però a far trapelare il concetto del “non tutti verranno rimborsati”. L’ultima ipotesi fatta filtrare da Palazzo Chigi ai giornali è che venga esteso retroattivamente il blocco progressivo deciso dal governo Letta fino al 2016, che ha alzato l’asticella dagli assegni sopra tre volte il minimo della norma Monti (1.402 euro) a quelli oltre 6 volte. Così facendo verrebbero rimborsati solo i pensionati sopra i tremila euro lordi al mese. “È una strada impercorribile – spiega al Fatto il presidente emerito della Consulta Paolo Maddalena –.E per un motivo molto semplice: sul passato non si può intervenire perché verrebbe leso il giudicato della Corte. Per essere chiari: il legislatore ha sbagliato e ora può rivedere le norme, ma solo per il futuro. Da punto di vista giuridico l’interpretazione del dispositivo è chiarissima”. Tradotto: gli aumenti sottratti vanno restituiti.
Il governo può decidere come contabilizzare la spesa, se a debito o no e trattare con Bruxelles lo scostamento sui saldi di bilancio, ma non può pagare meno. Le cifre definitive le darà l’Inps al governo, ma a spanne il conto vale 8,7 miliardi per il passato – che potrebbero scaricarsi sui conti 2015 – 1,9 per quest’anno e circa 3 l’anno fino al 2017. Per la Uil, l’arretrato potrebbe arrivare fino a 2.540 euro per assegni di 1.500 euro al mese. Ieri, il ministro del Tesoro ha messo al corrente Matteo Renzi dei progressi fatti finora dai tecnici del ministero. Quel che è certo, è che il “flusso” verrà rateizzato, cioè spalmato su più anni. Il nodo vero, adesso, è dove trovare i soldi.
Deficit o tasse. Ieri è trapelata anche un’ipotesi suggestiva: anticipare di qualche mese la spending review da 10 miliardi prevista per il 2016. Chi segue il dossier, però, spiega al Fatto che si tratta di un’ipotesi irrealistica: “È già molto difficile che si riesca a trovarli per il prossimo anno, figuriamoci anticiparne una parte quest’anno: è impossibile. Peraltro mancano i tempi tecnici”. Zero possibilità anche su altri capitoli di spesa, a cui pure si è pensato in un primo momento. Uno per tutti: l’acquisto dei cacciabombardieri F-35 (13 miliardi fino al 2025). Qui le resistenze sono molte e le ipotesi si scontrano con dettagli tecnici: “Anche volendo tagliare parte del programma, i risparmi fino al 2017 sarebbero scarsi”. Stesso discorso per le grandi opere: “Stiamo studiano diversi interventi, ma c’è uno scoglio insormontabile: i cantieri già aperti non si possono chiudere”. Tra questi c’è il Terzo Valico che collegherà Genova a Tortona (6,2 miliardi) o il tunnel dell’alta velocità sotto Firenze (1,5 miliardi). “Il ministro Graziano Delrio ha ridotto drasticamente le opere strategiche, ma la verità è che quelle tolte (e volute da Berlusconi, ndr) non erano finanziate: l’unica via è aumentare le tasse, o fare debito. O interventi sul sistema pensionistico”.
L’impatto sui conti. Il pregresso è quello che spaventa meno il Tesoro: la copertura per il 2012-2013 verrà trovata a deficit, cioè facendo debito. L’impatto sui conti ci sarà – spiega una fonte autorevole di via XX Settembre – e probabilmente verrà sforato il tetto del 3 per cento deficit/Pil di qualche decimale. “Ma è da escludere che l’Ue apra una procedura d’infrazione retroattiva”. Più complicato se le risorse impattassero sui saldi di quest’anno. Sul tema non è arrivata ancora nessuna decisione in merito e senza numeri precisi è difficile fare previsioni. Lunedì prossimo, l’Ufficio parlamentare di bilancio – l’organismo che vigila sui saldi di bilancio – metterà nero su bianco l’effetto sui conti pubblici, che verrà utilizzato nelle trattative con Bruxelles: non solo il governo chiederà ulteriore “flessibilità” ma anche la “regola della spesa” non verrà rispettata. Il motivo è semplice: Bruxelles calcola le cifre lorde, non al netto delle tasse come fa il Tesoro.

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