mercoledì 13 maggio 2015

Gotor: «Da Renzi solo propaganda. Attacchi la destra, non noi»

da il manifesto
POLITICA

Gotor: «Da Renzi solo propaganda. Attacchi la destra, non noi»

Democrack/ Intervista. Il senatore Miguel Gotor: sinistra masochista? Lui governa con i voti del 2013. La riforma del senato deve cambiare. Se passerà con i voti di Verdini gli italiani lo valuteranno. Ma non esco dal Pd, darò battaglia

Il senatore Miguel Gotor (Pd)
Sena­tore Miguel Gotor, dice il suo segre­ta­rio che voi della mino­ranza Pd siete «una sini­stra maso­chi­sta che vuole sem­pre per­dere». Vuole sem­pre perdere?
Ma no, Renzi è ner­voso, sarà la cam­pa­gna elet­to­rale. Pre­fe­ri­rei che attac­casse la destra, anzi­ché la sini­stra. Vor­rei ricor­dar­gli che in Ita­lia negli ultimi vent’anni il cen­tro­si­ni­stra ha vinto per tre volte le ele­zioni. E lo ha fatto in un’idea di alter­na­tiva alla destra. Sarebbe bene con­ti­nuare così.
Renzi repli­che­rebbe: la terza volta è quella del 2013, quando Ber­sani ha «non vinto».
Renzi sta gover­nando con quel risul­tato. E quando noi arri­ve­remo alla fine della legi­sla­tura, come soste­niamo ogni giorno, in forza del risul­tato del 2013 il Pd avrà gover­nato per cin­que anni e svolto una fun­zione di perno del sistema poli­tico. I fatti, quelli che con­tano più della pro­pa­ganda, par­le­ranno da soli.
Renzi dice: «Non è che se nel Pd non ci sono D’Alema e Ber­sani non c’è la sini­stra». E ancora: «Se Fas­sina se ne va è un pro­blema suo». Vi sta invi­tando a togliere il disturbo?
Renzi è in dif­fi­coltà ed emerge il lato arro­gante. L’uscita di una per­so­na­lità come Fas­sina dal Pd non sarebbe una que­stione per­so­nale ma di tutto il Pd, e lui come segre­ta­rio dovrebbe affrontarla.
Se si porrà il tema di nuovi addii, come li affron­te­rete? La discus­sione sulle dimis­sioni del capo­gruppo alla camera Spe­ranza, per esem­pio, avve­nute un mese fa, è stata ancora riman­data a dopo il voto.
Evi­den­te­mente nel varie­gato mondo del ren­zi­smo sotto il tap­peto ci sono più pro­blemi di quello che viene raccontato.
Ma la mino­ranza porrà il pro­blema della diaspora?
Siamo in cam­pa­gna elet­to­rale e Renzi gioca sem­pre lo stesso schema: ha biso­gno di creare un nemico interno, che gli serve per essere appe­ti­bile a destra. Ma al di là dei suoi schemi ci sono le que­stioni di merito: noi al senato abbiamo tenuto com­por­ta­menti coe­renti su dei pas­saggi chiave. 24 sena­tori Pd non hanno votato l’Italicum. Non siamo una cor­rente, abbiamo sen­si­bi­lità diverse e que­sta ete­ro­ge­neità è stata la nostra forza. Quando arri­verà la riforma del senato con­ti­nue­remo con coe­renza a invi­tare il segre­ta­rio a lavo­rare all’unità del Pd. Abbiamo delle pro­po­ste, su que­ste ci concentreremo.
Le dica.
Come noto c’è un rap­porto fra riforma elet­to­rale e quella del senato. L’Italicum doveva cam­biare in punti qua­li­fi­canti e invece non è cam­biato: è stato un errore anche per­ché si è ridotta la base poli­tica a soste­gno delle riforme. E quindi, pro­prio a par­tire dai difetti dell’Italicum, la riforma del senato dovrà cam­biare soprat­tutto in due dire­zioni. Se l’Italicum ci con­se­gna una sola camera poli­tica a mag­gio­ranza di nomi­nati, il senato dovrà essere com­po­sto da eletti dai cit­ta­dini, con­te­stual­mente alle regio­nali. Secondo punto: con l’Italicum abbiamo indi­ret­ta­mente cam­biato la forma di governo in un pre­mie­rato elet­tivo di fatto senza suf­fi­cienti con­trap­pesi. Per un giu­sto equi­li­brio isti­tu­zio­nale il senato dun­que dovrà avere poteri di con­trollo, di vigi­lanza e di garan­zia. Sul piano delle norme è pos­si­bile farlo, sem­pre­ché ci sia la volontà politica.
Ritiene che si possa tor­nare anche sull’elezione diretta dei sena­tori? Alcuni auto­re­voli costi­tu­zio­na­li­sti dicono di no.
Lo so, ma sto alle regole: tutto ciò che non è iden­tico si può cam­biare. Sull’elettività ad esem­pio i testi non sono iden­tici, quindi si può intervenire.Ripeto: dipende da una volontà politica.
Quanto alla volontà poli­tica, sul ritorno al senato elet­tivo l’ultima parola di Renzi è stato un no.
Su que­sto Renzi ha posi­zioni ondi­va­ghe. Nel giro di un mese ha detto una cosa e il suo con­tra­rio. Siamo sotto ele­zioni, aspet­tiamo che il boc­cino della pro­pa­ganda si fermi. Ma resta un punto: è bene che le riforme si rea­liz­zino a par­tire dall’unità del Pd. Ed io credo che sia anche neces­sa­rio.
Potrebbe nascere un gruppo di respon­sa­bili ex for­zi­sti. E i vostri voti potreb­bero non essere più indi­spen­sa­bili. L’alternativa sarebbe una sosti­tu­zione dei sena­tori del Pd con il nucleo toscano e ver­di­niano del patto del Naza­reno e con qual­che fuo­riu­scito qui e lì? Io non credo che sia una solu­zione auspi­ca­bile. E comun­que gli ita­liani sapranno valu­tarla con serenità.
In quel caso lei che farebbe?
Stiamo par­lando di cosa farà il par­la­mento. Il par­la­mento par­lerà con i voti.
Nel caso la riforma non pas­sasse, per Renzi c’è il voto anticipato.
Il voto è una minac­cia che non fun­ziona: nel caso non ci sarebbe ancora la legge elet­to­rale. Insomma, non è un’ipotesi. E comun­que non sto a un film in cui oggi mi si chiede una valu­ta­zione su una cosa che forse avverrà il 7 ago­sto, o in autunno. Ci sono tre mesi, in poli­tica un tempo lun­ghis­simo, vediamo che succede.
Usci­ranno altri suoi com­pa­gni della mino­ranza. Lei ci sta pensando?
No, sono con­vinto che soprat­tutto nel nuovo sistema che si va rea­liz­zando sia più utile una sini­stra rifor­mi­sta den­tro il par­tito demo­cra­tico. È sia più utile restando nel Pd per opporsi a ciò che il Pd sta diventando.
Cos’è diven­tato il Pd? Il suo segre­ta­rio dice che a soste­gno del can­di­dato del Pd cam­pano ci sono nomi «impre­sen­ta­bili» che lui stesso non vote­rebbe. Sono fan di Mus­so­lini, uomini di Nicola Cosen­tino. È nor­male che voi can­di­diate gente che voi stessi non votereste?
Asso­lu­ta­mente no. Non dovreb­bero esserci le con­di­zioni poli­ti­che per­ché un segre­ta­rio dica cose di que­sto genere par­lando di un can­di­dato che lo ha soste­nuto a con­gresso por­tan­do­gli il 70 per cento dei voti. E que­sto è un indi­zio di quello che stiamo diven­tando. Ma per evi­tarlo biso­gna dare bat­ta­glia poli­tica den­tro il Pd.
Se lei votasse in Cam­pa­nia vote­rebbe De Luca e i suoi impresentabili?

Per for­tuna non mi trovo in que­sta condizione.

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