mercoledì 20 maggio 2015

GOVERNO La Camera dice sì alla riforma della scuola Ancora proteste, Renzi disinnesca i sindacati Ultimo sì a Montecitorio, mentre in piazza insegnanti e studenti protestano. La buona scuola passa ora al Senato, la minoranza dem auspica ulteriori modifiche. Cgil, Cisl, Uil e Gilda pronti a nuove proteste, mentre il blocco degli scrutini si fa meno pesante. Il premier soddisfatto: "Possiamo dire che l'Italia è di tutti, non solo dei sindacati"

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GOVERNO

La Camera dice sì alla riforma della scuola
Ancora proteste, Renzi disinnesca i sindacati

Ultimo sì a Montecitorio, mentre in piazza insegnanti e studenti protestano. La buona scuola passa ora al Senato, la minoranza dem auspica ulteriori modifiche. Cgil, Cisl, Uil e Gilda pronti a nuove proteste, mentre il blocco degli scrutini si fa meno pesante. Il premier soddisfatto: "Possiamo dire che l'Italia è di tutti, non solo dei sindacati"

DI SUSANNA TURCO
La Camera dice sì alla riforma della scuola 
Ancora proteste, Renzi disinnesca i sindacati
Fuori dalla Camera dei deputati insegnanti, studenti e sindacati protestano, dentro la riforma della scuola conclude spedita il suo iter, secondo i tempi previsti. Dopo che nella serata di ieri erano stati votati gli articoli più caldi, tra cui l’assunzione di centomila precari a settembre prossimo e lo stralcio della norma sul cinque per milleoggi è arrivato il voto finale: 316 sì, 137 no, 1 astenuto.  Il provvedimento ora passa al Senato, dove a stare alla tabella di marcia dovrebbe essere approvato tra circa un mese.

Così Matteo Renzi incassa il primo via libera alla sua buona scuola, che per così dire rappresenta il core business del momento nell’attività riformatrice del suo governo. Non solo: in una aderenza quasi totale allo stesso schema del tiro-dritto-ma-poi-vi-incontro adottato ai tempi del Jobs Act, il premier ottiene di depotenziare e disinnescare la controffensiva dei sindacati. Dopo il vertice alla Sala Verde di Palazzo Chigi della settimana scorsa, finito in sostanza in un muro contro muro, governo e sindacati torneranno a incontrarsi la settimana prossima, quando peraltro è previsto anche un nuovo ciclo di audizioni delle varie sigle nella commissione Cultura del Senato, dove sarà esaminata la riforma.

Ma è improbabile che, nonostante il dialogo, si riusciranno a trovare punti di mediazione che soddisfino i sindacati: anche perché, come è successo già nell’iter alla Camera e come era accaduto pure per il Job act, Renzi ha introdotto sì delle modifiche, ma lo ha fatto prima e non dopo l’incontro con le varie sigle, cioè in sostanza a prescindere dalle istanze sindacali.

La sua mediazione è stata tutta interna alla politica (“abbiamo risolto alcuni punti critici, adesso il Senato si impegni per gli ulteriori e necessari cambiamenti”, scrivono infatti  Cuperlo e Speranza, in una lettera firmata da cinquanta deputati dem di Area Riformista). Un espediente, una tattica politica che serve a Renzi per stabilire come punto fermo che “l’Italia è di tutti, non solo dei sindacati”.

Le proteste nella scuola continuano, naturalmente, e anzi al ministero dell’Istruzione sono pressoché certi che vi sarà un altro sciopero a breve, da parte delle sigle più pesanti come Cgil, Cisl, Uil e Gilda (si incontreranno nel pomeriggio per stabilire le nuove iniziative)

Ma, per esempio, risulta già spuntata la pur temibile minaccia del blocco degli scrutini:  è infatti di oggi la comunicazione, giunta all’Autorità di garanzia sugli scioperi, che Unicobas, Cobas e Usb  non bloccheranno le valutazioni per i cicli terminali del percorso scolastico (quinta elementare, terza media, ultimo anno dei licei e degli istituti tecnici), ossia i casi nei quali la protesta poteva configurarsi davvero come un danno a studenti e famiglie; per quanto riguarda gli altri scrutini, sono stati già proclamati due giorni e non è previsto si vada oltre.
"Il governo ha aperto su alcune questioni, ma l'idea di abbattere la scuola pubblica rimane: avremo un preside podestà che governa tutto e recluta a piacimento gli insegnanti". Così il leader di Sel nel giorno dell'approvazione del ddl sull'istruzione alla Camera. video di Marco Billeci

Decisione, quest’ultima, sulla quale Renzi plana come la marmellata sul pane: “Se vorranno fare il blocco degli scrutini ne hanno tutto il diritto, ma sarebbe un errore clamoroso perché va contro i ragazzi e le famiglie”, dice il premier a Rtl 102.5. Togliendosi anche lo sfizio di aggiungere che “I sindacati quando al governo c’era la Fornero lo sciopero non l’hanno fatto: lo fanno contro la scuola che assume e contro il Jobs Act che porta posti di lavoro”. Le cose stanno in una maniera leggermente più complicata di così, ma Renzi ha il vento in poppa, e a quanto pare tutta l’intenzione di sfruttarne appieno la spinta. Il dubbio dei vincitori no, non pare assalirlo.

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