giovedì 28 maggio 2015

I LEADER IN TV, MA IL FACCIA A FACCIA NON C’È

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I LEADER IN TV, MA IL FACCIA A FACCIA NON C’È (di Tommaso Labate)

Stasera Berlusconi e Renzi a «Virus». La battuta del conduttore su un rifiuto del confronto, poi la smentita. L’ex premier: la mia campagna vale 10 punti percentuali. Ieri l’estinzione definitiva della pena per frode fiscale.
aA fine serata, rimane il giallo del confronto. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi avrebbero potuto sfidarsi in tv stasera, su Rai2, nella trasmissione Virus? «A noi non è arrivata alcuna richiesta di questo tipo», dicono da Forza Italia. Eppure, la voce che l’ex premier si sia sfilato da un faccia a faccia con il leader pd continua ad aleggiare. Alimentata da una battuta del conduttore Nicola Porro (in radio, a Un giorno da pecora, gli chiedono se uno dei due volesse farlo e l’altro no, e lui risponde: sì, è andata così) e smentita da una nota della trasmissione Rai.
La sfida su Rai2, anche se a distanza, stasera ci sarà. E parte sotto gli auspici scanditi da Berlusconi su tutta la giornata di ieri. «Possiamo ancora giocarcela. È ancora possibile riprenderci la Campania e sottrarre la Liguria alla sinistra». Nella macchina che lo porta via dall’ultimo appuntamento della giornata, e da quei genovesi che hanno regalato sia a lui che alla fidanzata Francesca Pascale un’altra discreta dose di «richieste selfie», Silvio Berlusconi affida ai fedelissimi il sogno di trasformare la più strampalata campagna elettorale della sua storia recente in un mezzo miracolo.
Data per «scontata» la vittoria nel Veneto, che però finirebbe dritta nel palmares dell’amico-nemico Matteo Salvini, all’ex premier non rimane che trasformare in oro quello che adesso sembra piombo. E portare Giovanni Toti e Stefano Caldoro, ancora dati per sfavoriti rispetto ai candidati del Partito democratico, a vincere le rispettive sfide. Difficile dire se Berlusconi ci creda o se il suo è soltanto il tentativo di sottrarre dall’astensione quel pezzo di elettorato moderato che ha abbandonato Forza Italia negli ultimi due anni. Sta di fatto che, come nella migliore tradizione della «casa», il numero uno degli azzurri alza l’asticella oltre i confini dell’immaginabile. E lo dice, senza giri di parole, a Padova: «Se Renzi perderà in tre Regioni» — e cioè in Liguria, Veneto e Campania — «allora dovrà dimettersi».
Chi lo ascolta non ha bisogno nemmeno di andarsi a ripescare il precedente. Perché lo cita direttamente l’ex premier: «Ho la speranza che possa ripetersi il miracolo del 2000. Quando, pur partendo svantaggiati, vincemmo». E soprattutto quando, ipse dixit, «D’Alema, che come Renzi era arrivato a Palazzo Chigi attraverso giochi di palazzo, dovette dimettersi».
L’analogia regge fino a un certo punto. E non soltanto perché il D’Alema dell’epoca, al contrario del Renzi di oggi, aveva fatto filtrare l’ipotesi di dimissioni nel caso in cui non fosse maturata quella vittoria che effettivamente non arrivò. Quanto perché, oltre che contro la maggioranza, stavolta Berlusconi è impegnato in una contesa interna alla stessa opposizione. E che riguarda la guida di quella coalizione che l’ex premier continua a chiamare «unione dei moderati».
Non è un caso, infatti, se Salvini — interrogato ieri sulla proposta di Berlusconi — si sia affrettato anche a smentirne la ragione sociale, sottolineando come secondo lui «questi moderati sono sempre meno moderati e sempre più inc…ati». Così come non è un mistero che la Lega punti a superare Forza Italia soprattutto nelle regioni, come la Toscana, in cui i due partiti corrono con due candidati governatori diversi.
«Non voglio pasticciacci. Voglio solo vincere», insiste il segretario leghista. Di fronte al «pericolo Carroccio», che forse fa persino più paura del «pericolo Renzi», il leader forzista ha due soli argini sicuri. Confermarsi in Campania e vincere in Liguria. «La mia presenza in campagna elettorale vale 10 punti percentuali», giura Berlusconi. Che, coi suoi, valuta persino l’ipotesi suggestiva di chiudere la campagna elettorale a Napoli, venerdì.
Il tutto mentre, sempre ieri, si è estinta definitivamente la pena che Berlusconi ha dovuto scontare per la condanna per frode fiscale. Segno che, in un mare d’incertezze, la sicurezza della restituzione del passaporto ci sarà. Quella sì.
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