mercoledì 27 maggio 2015

I nomi impresentabili slittano a venerdì

da il manifesto
POLITICA

I nomi impresentabili slittano a venerdì

Antimafia. Ma è fuga di notizie su quattro pugliesi, uno appoggia Emiliano. Bindi furiosa contro chi ha dato l’anticipazione alla stampa. Il rischio di un pasticcio

 
La presidente della commissione antimafia Rosy Bindi

Daniela Preziosi
Dalle quat­tro alle otto asser­ra­gliati negli uffici di Palazzo San Macuto sotto la pugnace pre­si­denza di Rosy Bindi, che però alla fine non rie­sce ad evi­tare una fuga di noti­zie. Men­tre ’fuori’ il Pd trat­tiene il fiato per paura di sco­prire qual­che altra brutta novità sulle liste. Renzi da Napoli garan­ti­sce che «nelle liste per le regio­nali il Pd non ha alcun impre­sen­ta­bile». Su quelle appa­ren­tate però, nes­suno garan­ti­sce. Eppure gli eletti potreb­bero essere deter­mi­nanti per le mag­gio­ranze a tra­zione dem.
Ieri la com­mis­sione anti­ma­fia si è infi­lata in un lavoro immane e poli­ti­ca­mente molto sen­si­bile: iden­ti­fi­care, veri­fi­care per poi ren­dere pub­blici i nomi che cadono nelle maglie del «codice anti­ma­fia» appro­vato lo scorso set­tem­bre a inte­gra­zione della legge Seve­rino. In pra­tica la com­mis­sione met­terà una lente di ingran­di­mento media­tico sui can­di­dati coin­volti in reati di cri­mi­na­lità orga­niz­zata con­tro la pub­blica ammi­ni­stra­zione, estor­sione ed usura, traf­fico di stu­pe­fa­centi, traf­fico ille­cito di rifiuti e altre gravi con­dotte. Che i par­titi o le liste appa­ren­tate avreb­bero dovuto tenere alla larga di loro ini­zia­tiva. Ma la vicenda è deli­cata: alcuni potreb­bero essere in attesa di un nuovo grado di giu­di­zio. E quindi essere poli­ti­ca­mente «poco rac­co­man­da­bili» ma tec­ni­ca­mente pre­sen­ta­bili. E il rischio che tutta la vicenda fini­sca in un pastic­cio è for­tis­simo. Tanto più che ormai le liste sono chiuse e la pub­bli­cità dei nomi e degli addeb­biti è un gesto di tra­spa­renza, una ’moral sua­sion’.
Intanto l’ufficio di pre­si­denza della com­mis­sione dopo quat­tro ore di lavoro ha dovuto alzare ban­diera bianca e riman­dare tutto al pros­simo venerdì, anti­vi­gi­lia del voto e vigi­lia del silen­zio elet­to­rale. I com­mis­sari non hanno fatto in tempo a finire per­ché lo sforzo è monu­men­tale: biso­gna chie­dere alle pre­fet­ture le liste dei can­di­dati alle regio­nali, inviarle alle pro­cure che a loro volta deb­bono incro­ciare i dati con il cer­vel­lone della dire­zione anti­ma­fia. Che infine li rimanda alla com­mis­sione con l’eventuale mar­chio di infa­mia. «Nono­stante lo sforzo gran­dis­simo dei nostri uffici» ha spie­gato in serata Peppe De Cri­sto­faro di Sel, «i lavori sono stati aggior­nati per una serie di ragioni legate sostan­zial­mente ad un tar­diva comu­ni­ca­zione degli elen­chi da parte di qual­che pre­fet­tura», ma, ha assi­cu­rato «non ci sono casi in Ligu­ria, Mar­che, Veneto, Toscana». In sostanza all’appello man­che­reb­bero i dati della Cam­pa­nia, che però sono anche i più ’scot­tanti’: c’erano quelli di Napoli, ma non quelli di Avel­lino, Caserta e Salerno.
Ma nel corso della riu­nione è esplosa la ten­sione quando Bindi, clic­cando sul sito del Cor­riere della sera, ha sco­perto che qual­cuno dall’interno aveva fatto fil­trare i nomi dei quat­tro «impre­sen­ta­bili» pugliesi. Che sono: Fabio Ladisa di «Popo­lari con Emi­liano» il quale, dice la moti­va­zione dell’antimafia, «è stato rin­viato a giu­di­zio per furto aggra­vato, ten­tata estor­sione, com­messi nel 2011, udienza fis­sata per il 3 dicem­bre». Nelle maglie del codice cade anche il fit­tiano Enzo Pal­mi­sano, accu­sato di voto di scam­bio (ma il pro­ce­di­mento è caduto in pre­scri­zione) e Mas­si­mi­liano Oggiano, della lista «Oltre»: anche per lui l’accusa di voto di scam­bio con metodo mafioso, assolto in primo grado e in attesa di appello (udienza fis­sata per il 3 giu­gno). E infine Gio­vanni Coper­tino, accu­sato di voto di scam­bio dell’Udc in lista i con Poli-Bortone (anche qui sen­tenza di pre­scri­zione ma ricorsa e in attesa di appello).
Bindi, furiosa con i suoi, emana un comu­ni­cato di fuoco che «stig­ma­tizza la vio­la­zione del segreto» e prende atto del «venir meno delle regole di cor­ret­tezza e reci­proca fidu­cia tra i mem­bri dell’ufficio di pre­si­denza». Il sospetto della fuga di noti­zie cade sul depu­tato a 5 stelle Fran­ce­sco D’Uva. Ma la frit­tata è fatta. Ed ora i com­mis­sari spe­rano che venerdì tutti i dati ci siano: per evi­tare che tanto chiasso si risolva in un nulla di fatto e che lo «sput­ta­na­mento» a pochi giorni dal voto non fini­sca per abbat­tersi solo sui quat­tro can­di­dati pugliesi. In ogni caso le pole­mi­che sono assicurate.
LEGGI ANCHE
Ma è fuga di notizie su quattro pugliesi, uno appoggia Emiliano. Bindi furiosa contro chi ha dato l’anticipazione alla stampa. Il rischio di un pasticcio
— Daniela Preziosi


POLITICA
Cade l'alibi di De Luca
La Cassazione ha deciso che la competenza sull'applicazione della legge Severino non è del Tar. L'ex sindaco di Salerno ci contava per tornare velocemente in sella quando, eletto, dovrà affrontare la sospensione per la condanna in primo grado
Dopo gli anni del sindaco Speranza, Lamezia prova a tenere viva la sua primavera. Vincitore delle primarie del centrosinistra, Sonni è sostenuto anche da Sel, esclusa dai gazebo. La destra si fa in quattro
— Silvio Messinetti

Nessun commento:

Posta un commento