mercoledì 6 maggio 2015

I TRE SÌ DEL CAPO DELLO STATO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE

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I TRE SÌ DEL CAPO DELLO STATO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE (di Goffredo De Marchis)

La firma di Sergio Mattarella in calce alla nuova legge elettorale è ormai questione di ore. La scelta rapida del presidente della Repubblica dipende da due fattori. Il primo, squisitamente tecnico. L’Italicum non richiede un lungo studio da parte degli uffici del Quirinale: è una norma ben conosciuta e identica rispetto a quella approvata al Senato prima dell’ultimo passaggio alla Camera. Il secondo fattore si muove invece sul confine politico-istituzionale e entra nel vivo delle motivazioni per le quali il capo dello Stato prenderà, senza tentennamenti, la penna per mettere il suo autografo. Malgrado l’appello contrario di una parte delle opposizioni.
Mattarella, parlando con alcuni ministri e con i parlamentari più vicini, ha spiegato in maniera schematica le ragioni del suo via libera. «Il giudizio politico è libero e sempre legittimo — sono le parole del presidente — ma va distinto dalle mie prerogative costituzionali». Per ogni aspetto controverso della legge, tra i tanti evocati da chi si è opposto, il capo dello Stato ha studiato una risposta dettagliata. A cominciare dal significato profondo del voto dell’altro ieri. «Il Consultellum, ovvero la norma uscita dalla Consulta in seguito alla bocciatura della legge Calderoli, era frutto del lavoro dei giudici della Consulta. L’Italicum invece è un prodotto del Parlamento. Significa che i partiti e i parlamentari si sono ripresi il ruolo che gli assegna la Costituzione: fare le leggi, compresa quella elettorale». È un passo avanti fondamentale. «Le Camere si legittimano, l’Italicum restituisce loro la piena sovranità e il voto è una fonte di legittimazione al provvedimento che la Consulta, per forza di cose, non poteva dare», sottolinea infatti il deputato del Pd Francesco Saverio Garofani, sicuramente uno degli uomini più vicini al presidente della Repubblica. Che ricorda anche le conclusioni della commissione di saggi insediata durante il precedente governo. In un brano di quel documento si diceva con chiarezza che il Parlamento doveva arrivare al risultato della riforma. E quel risultato è arrivato.
Ma la grande ferita alle regole se non alla democrazia, secondo i critici, è stata la foto dell’aula semivuota che approva la norma delle norme, cioè il “regolamento” della competizione politica. Con una maggioranza oltretutto monca di un suo pezzo: la minoranza del Partito democratico. «Io c’ero però e mi ricordo che nella prima lettura a Montecitorio, il dato numerico non fu molto diverso da lunedì — dice Garofani —. Eppure Forza Italia non aveva rotto il patto del Nazareno». Allora mancarono i consensi dei centristi, in attesa di un accordo sulle soglie di ingresso. Anche questo dato «non banale» ha costruito la valutazione complessiva di Mattarella sul provvedimento. È impossibile per il presidente della Repubblica giudicare inammissibile «una legge votata dal 60 per cento del Senato e, con un testo uguale in tutto e per tutto, dalla maggioranza assoluta della Camera», ha detto il presidente ai suoi interlocutori. Quindi, al Quirinale la partita dell’Italicum viene valutata nel suo complesso considerando l’insieme dei passaggi parlamentari. E la ferita così appare ridimensionata.
Lo scontro di questi giorni si è consumato anche e soprattutto sulla presunta somiglianza dell’Italicum al Porcellum. Per Enrico Letta sono «parenti stretti». Non la vede così il capo dello Stato, pur sapendo di entrare nel campo dei giudizi di merito. «Sono molto diverse. Basta vedere gli aspetti qualificanti dell’Italicum e confrontarli con il punto di partenza», precisa Garofani. Nel Porcellum non esisteva la soglia minima per l’attribuzione del premio di maggioranza. Tanto è vero che la coalizione di centrosinistra ha usufruito del bonus con un risultato sotto il 30 per cento. Ora il tetto è al 40 per cento con l’eventuale ballottaggio tra le prime due liste. Ed era questo uno dei rilievi mossi dalla Corte costituzionale alla norma Calderoli, Corte della quale faceva parte Mattarella. L’altro rilievo colpiva la totale estraneità degli eletti rispetto ai cittadini: lo scandalo dei nominati. «Adesso i listoni vengono aboliti e al loro posto vengono introdotte le liste corte», fa notare l’inquilino del Quirinale agli esponenti del governo che lo hanno interpellato. Significa che la riconoscibilità dei candidati ha ora maggiori garanzie, gli elettori possono identificare gli eletti molto più facilmente prima di votarli. «E in più una quota di parlamentari sarà votata con le preferenze», è la posizione di Mattarella. «Le differenze sono nette – osserva Garofani – non vedo il pericolo di una confusione tra i due testi».
Queste sono le riflessioni di Mattarella prima della firma sull’Italicum. Motivate e fatte pervenire attraverso vari canali sia ai favorevoli, sia ai dubbiosi, sia agli irriducibili del fronte del no. Ecco perché il presidente della Repubblica darà il via libera all’Italicum e alla svelta. Oggi. Al più tardi domani.
zzz

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