martedì 5 maggio 2015

IL CONDOMINIO CON IL QUIRINALE


Da ieri seRenzi-re
IL CONDOMINIO CON IL QUIRINALE (di Stefano Folli)ra Renzi è il padrone della legislatura. Il “sì” finale della Camera alla riforma elettorale contribuisce infatti a modificare nel profondo le regole del gioco. L’Italicum è una discriminante, con un prima e un dopo. Non appena Mattarella avrà firmato la legge — probabilmente già oggi — la realtà sarà più chiara. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd avrà concentrato nelle sue mani un potere senza precedenti.Nemmeno Berlusconi era riuscito a tanto. E non è solo il potere di determinare le liste elettorali, preparandosi a fare del prossimo Parlamento un’assemblea dominata dai fedeli al leader.
C’è dell’altro. In via del tutto pragmatica, senza cioè che la Costituzione sia stata modificata su questo punto, il potere di scioglimento del Parlamento non è più un’esclusiva del capo dello Stato. Quanto meno esso diventa un condominio fra il Quirinale e un premier mai così forte. Un premier che fino a oggi non è stato eletto e quindi non è membro del Parlamento, ma che si prepara a tornare a Palazzo Chigi, se vincerà le future elezioni, come spinto e legittimato dal popolo. La nomina formale resta nelle mani del capo dello Stato, ma nella sostanza il prossimo presidente del Consiglio sarà a tutti gli effetti pratici «eletto dal popolo». Già oggi Renzi agisce e parla come se lo fosse. E l’avvento dell’Italicum rende credibile il suo comportamento.
Ecco allora che lo scioglimento delle Camere verrà determinato, da adesso in poi, dalla volontà del premier: un po’ come avviene in Gran Bretagna. Con le spalle coperte dalla riforma elettorale e avendo ormai in pugno il suo partito, Renzi è in grado di calibrare tattica e strategia. Certo, sul piano ufficiale la parola d’ordine è una sola: la legislatura si conclude nel 2018, alla scadenza naturale. Ma in concreto il premier dispone di varie frecce al suo arco. Nessuna alternativa di governo è possibile senza il concorso del Pd renziano. La minoranza uscita battuta sull’Italicum non è in condizione di cambiare gli equilibri in questo Parlamento, nemmeno se per ipotesi assurda cercasse l’alleanza con i Cinque Stelle e qualche gruppo minore.
In altre parole, se il governo dovesse inciampare, Renzi sarebbe in grado di andare a nuove elezioni plasmando il Pd a sua immagine e somiglianza. Tutto risolto per il premier, allora? Non proprio. Nel Pd la fronda dei dissidenti ha «mostrato bandiera», come si diceva un tempo, ed è riuscita a renstalgici. meno squillante la vittoria renziana. Troppo poco per vantare una vittoria morale, abbastanza per segnalare un’area di malessere a sinistra che Renzi tende a sottovalutare. Il suo problema oggi consiste nel ricucire la tela strappata, se vuole continuare a essere un leader di centrosini- stra.
Renzi aveva annunciato nei giorni scorsi una nuova stagione per il Pd, alla ricerca di temi idonei a definire la nuova sinistra riformista del 2015. Al momento si è limitato a promettere la riapertura dell’Unità, quasi un contentino offerto alla minoranza e ai nodere Viceversa i nuovi contenuti tardano a essere precisati, travolti dalle contingenze e dall’urgenza di parlare sempre il linguaggio elettorale. Si capisce che Renzi vorrebbe come competitore, nello schema dell’Italicum, un partito di centrodestra come lo vagheggia l’ultimo Berlusconi, nella improbabile chiave dei repubblicani americani. Sarebbe la migliore garanzia per assicurare la vittoria al «partito della nazione» nel ballottaggio. Ma la realtà è diversa.

Renzi rischia di avere contro uno strano conglomerato di leghisti e grillini, un populismo senza proposta di governo, ma con un seguito popolare effettivo e difficile da valutare. Ne deriva che ora il padrone della legislatura deve misurare i suoi passi. Sul piano politico non potrà sottrarsi alla necessità di curare l’identità di una sinistra sospesa fra passato e futuro. Sul piano istituzionale non può ignorare che l’Italicum è più idoneo a sconfiggere un appannato partito tardo-berlusconiano che non un’arrembante alleanza populista alimentata dalla mancata ripresa economica.

Nessun commento:

Posta un commento