lunedì 11 maggio 2015

Il fallimento di Polito e quello della sinistra

Il fallimento di Polito e quello della sinistra

La differenza tra ideologia e analisi è che la prima parte da un assunto per forzare in esso i dati di realtà, la seconda parte dai dati di realtà per provare ad arrivare a una lettura, pur provvisoria, delle cose.
La tendenza all’ideologia, storicamente, fa parte dei difetti della sinistra, tanto che molti ex esponenti della sinistra, diventati di destra, continuano ad applicare lo stesso schema cognitivo pur avendo cambiato parte. In ogni caso, negli ultimi venti-trent’anni, l’ideologismo non è decisamente più appannaggio di una sola parte: basta vedere il modo dogmatico con cui alcune tesi economiche sono state applicate senza guardare al reale, producendo talvolta catastrofi sociali. Ma transeat.
Un bell’esempio di ideologismo cieco nei confronti del reale lo trovate oggi sulla prima pagina del Corriere, e vale la pena di parlarne perché il primo quotidiano italiano contribuisce a creare quell’egemonia culturale che poi viene distribuita anche altrove, nei talk show televisivi e nel confronto politico in generale.
La tesi dell’editorialista del Corriere, l’ex maoista ed ex Pci Antonio Polito, è che la sconfitta dei laburisti in Uk, la crisi di consensi di Hollande in Francia e l’altrettanto difficile situazione dell’Spd in Germania sono la prova che la “sinistra identitaria” (sic) è destinata alla sconfitta, mentre vince la sinistra alla Renzi che guarda altrove, al centro e a destra.
Perfetto, interessante.
Iniziamo dal Regno Unito, dove rispetto a 5 anni fa i Conservatori hanno guadagnato 600 mila voti, i Laburisti 700 mila e il partito indipendentista scozzese, più di sinistra rispetto al Labour, ne ha presi un milione in più. Quasi tutti consensi sottratti ai liberal-democratici di centro (meno 4,4 milioni) che stavano nella maggioranza con i Conservatori, e che sono in modo robusto andati anche al nazionalista antieuro Farage (più 3,4 milioni). Mi sembrano, a occhio, dati un filo più complessi di quelli che Polito usa per dimostrare la sua tesi, anche ammettendo che i Laburisti non abbiano vinto perché nei programmi si erano spostati “troppo a sinistra” rispetto a Blair (si potrebbe ipotizzare anche l’opposto, cioè che l’ombra lunga del blairismo abbia eroso definitivamente la fiducia nella possibilità che i Laburisti siano una vera forza di cambiamento, infatti sono cresciuti notevolmente i nazionalisti scozzesi di sinistra e l’Ukip: ma pazienza).
Allora, già il primo dato di realtà risulta un po’ debole per il teorema del Corriere, ma passiamo al secondo, cioè la Germania. Qui non c’è bisogno di grandi analisi: definire l’Spd “sinistra identitaria” è abbastanza lunare. Tra l’altro l’Spd è al governo con Merkel, dalla sua politica non si distacca di un millimetro ed è in evidente crisi perché non ha una proposta alternativa, perché tra due cose quasi uguali l’originale prevale sempre sull’imitazione.
Veniamo al terzo caso proposto dal Corriere, quello dei socialisti francesi. Anche i bambini sanno che Hollande ha vinto le elezioni con un programma molto di sinistra, redistributivo e profilato contro le élite finanziarie ed economiche. Il fallimento o se volete il tradimento di quelle promesse, in meno di tre anni, è sotto gli occhi di tutti e si è concretizzato con il cambio al governo e la nomina di Manuel Valls a primo ministro. Se prometti una cosa e poi fai l’opposto, non è strano che perdi consensi. E che, di nuovo, l’originale prevalga sull’emulatore.
Con tutto questo, non intendo dire che è sempre vero l’opposto, cioè che la sinistra per vincere deve avere programmi radicali (come aveva Hollande), un’indiscutibile reputazione di cambiamento (come non ha più il Labour) e un’autonomia culturale dalla destra (come non ha l’Spd). Dico che i dati di realtà di cui sopra rendono debolissimo, nell’argomentazione, il teorema di Polito, che è dunque senza fondamenta (e potrebbe perfino indurre in alcuni il maligno sospetto che sia stato elaborato solo per suonare la grancassa a Renzi).
Infatti quei dati di realtà, se messi insieme, suggeriscono che il problema della sinistra è molto diverso da quello che propone Polito. E cioè che, vuoi per reputazione (Labour) vuoi per incoerenza (Hollande) vuoi per emulazione della destra (Spd), la sedicente sinistra europea non è in grado di intercettare nessuna domanda di cambiamento. Domanda che infatti va altrove, e non sempre a sinistra, meno che mai nella sinistra tradizionale (in Spagna, ad esempio, va a Podemos e Ciudadanos; in Grecia a Syriza, Alba dorata e To Potami).
Quanto a Renzi da noi, è evidente che a livello mediatico ha interpretato e in parte svuotato questa domanda di cambiamento: resta tuttavia la domanda se ciò facendo abbia realizzato anche una politica di redistribuzione, di aiuto alla parte bassa della piramide sociale e di apertura della deliberazione politica ai cittadini che non sono élite, insomma tutto ciò che sarebbe (anzi fu) la ragion d’essere della sinistra.
Detto tutto questo, prendere l’Spd, il Labour e il Psf, classificarli come “sinistra identitaria” e spiegare che la sinistra per vincere deve diventare di destra, è davvero un po’ buffo: perché l’ideologia, oltre un certo limite, fa soltanto ridere.
Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it

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