mercoledì 13 maggio 2015

Il giardino “regalato” da Matteo e Nardella all’uomo di Dell’Utri

da contro*corrente

Il giardino “regalato” da Matteo e Nardella all’uomo di Dell’Utri.

snapshot19IL GIARDINO NIDIACI È STATO CEDUTO ALL’IMPRENDITORE CHE AVEVA VENDUTO UNA CASA ALLA SORELLA DEL SINDACO
o chiamano “deserto per ricchi”. È il giardino pubblico Nidiaci. O meglio: era. Perché è stato chiuso dal Comune nel 2012 e oggi è un cantiere. Era un’area verde a poche centinaia di metri dal centro di Firenze, l’unica. Era un parco per bambini immerso tra condomini. Un polmone verde con una ludoteca e un centro anziani sulla quale ha messo le mani un immobiliarista: Salvatore Leggiero. Al posto di mamme e passeggini ci sono operai e ruspe. Eppure era stata ceduta a Palazzo Vecchio nel 1920 dalla Croce Rossa americana con il vincolo di destinarla all’attività per l’infanzia. E per oltre novant’anni l’accordo è stato rispettato. Poi la trasformazione. Per mano di Leggiero, aiutato dall’immobilismo di Palazzo Vecchio, giunta Renzi prima e Nardella poi. Lo scrive nero su bianco in ben due sentenze il tribunale di Firenze, certificando l’inefficacia e l’azione tardiva del Comune per riappropriarsi del bene pubblico. Sì, perché Renzi ha chiuso il giardino nel 2012 e Nardella se n’è interessato solo nel maggio 2014, in piena campagna elettorale. Un tempismo casuale.
Ma non è l’unico caso della vicenda. Ce n’è un altro: Leggiero nel 2008 ha venduto un’abitazione a Sveva Nardella, sorella del sindaco. Un appartamento in borgo San Frediano di cui oggi godono l’usufrutto i genitori del sindaco, Umberto e Flora. Una coincidenza.
CHI È LEGGIERO? Un imprenditore. Sbocciato giovanissimo in Publitalia ha avuto più aziende e incarichi che anni di vita: 55 a 50. Per lo più società immobiliari. Amico di Marcello Dell’Utri è rimasto in rapporti con Miranda Ratti, moglie dell’ex senatore, tanto da essere tra le poche decine di amici stretti coinvolti nell’acquisto di una pagina sul Corriere in difesa di Dell’Utri condannato in via definitiva a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel 2009 Leggiero acquista i condomini che circondano il giardino per 2.450 metri quadrati a terra a circa 1,5 milioni di euro. Compresa la ludoteca. Proprietari erano gli eredi di Umberto Nidiaci, caduti decisamente in disgrazia tanto che i palazzi stavano andando all’asta perché gravati da ipoteche o pignorati da Equitalia. Acquistata l’intera area – oggi gli appartamenti di pregio sono in vendita a un prezzo compreso tra i sei mila e gli otto mila euro a metro quadro – Leggiero nel 2011 inizia i lavori di ristrutturazione. E allarga i propri confini nel giardino installando una rete direcinzione e privandone i bambini di una parte, compresa la ludoteca. I residenti invocano l’intervento del Comune. Prima quello del sindaco Renzi. L’oggi premier chiuse il giardino ma rassicurò : “Il mantenimento del Nidiaci è per questa amministrazione una priorità assoluta e irrinunciabile”. Proseguì: “Conosciamo la carenza di verde pubblico in quella zona e siamo convinti del diritto dei bambini di avere spazi di libertà come i Nidiaci”.E concluse garantendo fermezza: “O si raggiunge un soddisfacente accordo con la proprietà o si procede all’esproprio dell’area, stante l’evidente interesse pubblico”. Era il 27 settembre 2011. Il giardino è rimasto chiuso fino alla primavera 2013 quando, riunite in associazione, oltre duecento famiglie riescono a raggiungere un accordo con il Comune per avere accesso ai Nidiaci. Entrano e scoprono la recinzione, la ludoteca ormai inglobata e trasformata in un condominio di lusso, il resto del giardino usato per far passare ruspe e accatastare materiale. Insomma: un cantiere. Partono le denunce. Prima a Palazzo Vecchio. Senza risposta. Poi ai giornali locali. Anche attraverso un sito del comitato Oltrarno Futuro.La prima pubblicazione è del 13 febbraio 2013. Iniziano le interrogazioni in consiglio comunale in particolare de Tommaso Grassi. Tutto senza risposta. Si arriva alla primavera 2014, tempo di elezioni. Renzi è andato a Palazzo Chigi lasciando la città in eredità a Nardella che a maggio si presenta in Oltrarno. “Il nostro obiettivo rimane sempre lo stesso, ora però dobbiamo essere ovviamente più incisivi, e cioè quello di rientrare in possesso della Ludoteca e del giardino”, dice. “Utilizzeremo tutti i mezzi immaginabili”, aggiunge. “Abbiamo perso tempo, abbiamo perso anche una buona parte di credibilità”, ammette.Ma garantisce: “Se si presenta un braccio di ferro, noi un braccio di ferro lo facciamo fino infondo”. Anche attraverso “un vero e proprio esproprio nell’interesse della pubblica utilità”perché “per noi questo è un obiettivo” quindi dobbiamo “trovare gli strumenti giuridici, che ci consentano di raggiungere questo obiettivo”. Ai dubbi espressi dai presenti, che conoscono bene la vicenda, garantisce: “Ci sono una serie di strade che abbiamo imboccato; prima con le buone e se con le buone maniere non è possibile, useremo tutti gli strumenti della legge, sposiamo al cento per cento la vostra esigenza, al cento per cento”.
Era il maggio 2014. A distanza di un anno Nardella ha firmato la resa definitiva a Leggiero: a inizio aprile 2015, con l’assessore all’urbanistica Elisabetta Meucci – oggi candidata alle regionali nelle liste del Pd con Enrico Rossi e fortemente sostenuta da Luca Lotti e Francesco Bonifazi – ha siglato la revoca di tutti i vincoli a uso pubblico dell’area e variato il piano regolatore permettendo la realizzazione anche di parcheggi interrati. In pratica nella parte di giardino di cui si è impossessato Leggiero sorgeranno dei garage. Contattato dal Fatto Nardella garantisce di “non aver mai conosciuto né parlato né visto Leggiero”. E di non sapere che avesse venduto una casa ai suoi familiari: “Si tratta di una coincidenza, niente di più”. Sul giardino, infine, annuncia: “Valuteremo ogni possibile azione legale in difesa dei Nidiaci”. Ma i residenti non ci credono più. Giulia Landi, una delle mamme del giardino, ricorda: “Era un posto bellissimo, anche perché qui di verde ce n’è punto, era il cuore del quartiere”. La chiusura “per noi è stato uno schiaffo e potete immaginare come ci siamo rimaste noi mamme a vedere tutta l’area trasformata in un deserto per ricchi”. Ormai è di Lettieri. Per il ritardo con cui ha agito il Comune.
Davide Vecchi da Il Fatto Quotidiano del 13/05/2015

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