lunedì 11 maggio 2015

“Il governo sbaglia lo hanno detto le piazze ora deve convocarci da soli non si riforma”

“Il governo sbaglia lo hanno detto le piazze ora deve convocarci da soli non si riforma” (LUISA GRION)

furlanROMA . «Al ministro Boschi dico che la scuola non è dei sindacati, ma nemmeno sua, né del governo: è degli italiani e delle italiane, è un bene primario, lo dice la Costituzione. Sarebbe bene ricordarlo quando si dice di volerla cambiare perché è il Paese a chiederlo». Per Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl, le accuse di strapotere sindacale nell’istruzione mosse dal ministro delle Riforme dimostrano, prima di tutto, «che il governo non conosce né la scuola, né il sindacato».
Segretario i suoi colleghi della Cgil vedono in quelle parole disprezzo della democrazia e tentativo di delegittimazione nei confronti del sindacato. «Visti i risultati dello sciopero del 5 maggio c’è poco da delegittimare: le piazze piene hanno detto che il problema della scuola non sono i sindacati, ma le scelte sbagliate del governo.
Sarebbe il caso che il governo ne prendesse atto, ci convocasse e la smettesse di fare tutto da solo. Non si cambia un Paese arroccandosi sull’autosufficienza: per farlo davvero è necessario dialogare con i corpi intermedi. Da solo non fa nulla nemmeno mago Merlino, figuriamoci Renzi».
Lo sciopero sarà stato un successo, ma il governo non vi ha ancora convocati: lo ha fatto solo il Pd. Non è delegittimazione questa?
«Il fatto che il governo non parli con noi dopo quella giornata ha dell’incredibile. Per fare una riforma della scuola che funzioni non si può prescindere dalla collegialità, se il governo non ne tiene conto mi domando che razza di modello d’istruzione e formazione abbia in testa».
Ecco, qual è secondo lei il modello di scuola targato Renzi?
«Se le cose non cambieranno la sua sarà una scuola che rischia di buttare via tutto quello che di buono è stato fatto fino ad ora. Oggi la scuola italiana crea integrazione, un valore fondamentale di questi tempi che la riforma dovrebbe valorizzare. Invece fa il contrario: se il governo non cambierà il suo progetto ci troveremo davanti ad una divisione in scuole di serie A e di serie B, governata da un dirigente, un uomo solo al comando, che decide praticamente su tutto».
Proprio su questo punto il governo ha fatto qualche passo indietro. Gli emendamenti di cui si parla vanno nel senso giusto?
«Prima di giudicare voglio leggerli. So che è previsto un ridimensionamento dello strapotere individuale deciso in prima battuta. Ma non basterà: la buona scuola si fa anche assumendo i precari».
Centomila non sono un buon inizio?
«Facciamo un piano di assunzioni di tre anni e consideriamo anche gli altri 76 mila di cui 24 mila nella scuola d’infanzia – che ne hanno diritto. E facciamo anche in modo che il premio al merito non sia deciso dal solo dirigente: i contratti della scuola sono fermi da sette anni, Renzi ha pensato agli irriferibili effetti che una misura del genere potrebbe avere?» Se il governo va avanti per la sua strada e non vi ascolta cosa succede?
«Credo nel dialogo, credo anche che se il governo non ascolta noi in questo caso, ma il Paese in senso più generale, la sua volontà di riforma non avrà successo. Renzi cominci dalla scuola: senza una buona formazione non riusciremo a ripartire. Ci chiami e parliamone, siamo i primi a voler cambiare. Prenda esempio dal passato: è grazie alla concertazione che siamo usciti dalle precedenti crisi economiche. Copiamo l’Europa: in Francia e Germania il governo parla con i sindacati, eccome se ci parla ».
Si rischia il blocco degli scrutini?
«Spero proprio di no, sarebbe un risultato dettato dalla esasperazione. Sono contraria a forme di protesta che penalizzino i ragazzi, e famiglie e la scuola stessa, ci sono altre strade e le percorreremo tutte ».
Da La Repubblica del 11/05/2015.

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