venerdì 8 maggio 2015

Il ministro delle gaffe

da il manifesto
POLITICA

Il ministro delle gaffe

Migranti. Bufera su Alfano che invita i Comuni a far lavorare i profughi «che stanno lì a non fare niente». «Schiavista» lo accusano destra e sinistra. Accordo con le Regioni sull’accoglienza

A sur­ri­scal­dare ulte­rior­mente un clima già di per sé teso nel primo pome­rig­gio ci pensa Ange­lino Alfano. Par­lando ai sin­daci con­vo­cati al Vimi­nale insieme ai pre­si­denti delle Regioni per discu­tere come miglio­rare l’accoglienza delle migliaia di pro­fu­ghi che sbar­cano ogni giorno in Ita­lia, il mini­stro degli Interni sce­glie parole che sem­brano un invito alla sfrut­ta­mento: «Dob­biamo chie­dere ai Comuni di far appli­care una cir­co­lare che per­mette di far lavo­rare gra­tis i migranti. Invece di stare lì a non fare niente, che li fac­ciano lavo­rare».
Parole peg­giori il mini­stro non avrebbe potuto tro­varle nean­che volendo. E infatti, men­tre tra i rap­pre­sen­tanti dell’Anci — l’associazione dei Comuni — e delle Regioni pre­vale l’imbarazzo, fuori del Vimi­nale comin­ciano a pio­vere sul Alfano accuse di schia­vi­smo. Il para­dosso si sfiora quando per­fino Mat­teo Sal­vini si schiera a difesa dei migranti. «Non ho parole. Alfano da sca­fi­sta a schia­vi­sta», attacca il lea­der della Lega che non rispar­mia l’ironia nei con­fronti del tito­lare degli Interni. «Sarebbe pagato per impe­dire che sbar­chino, non per sfrut­tarli», insi­ste. E die­tro di lui cri­ti­che a ruota da Forza Ita­lia a cui non pare vero di poter attac­care l’ex alleato. Ma giu­dizi pesanti arri­vano anche da Sel («Alfano si ver­go­gni») e dai Verdi («inse­gue il popu­li­smo di Sal­vini»), men­tre il pre­si­dente delle Acli Gianni Bot­ta­lico si augura che quella di Alfano sia «solo una bou­tade elet­to­rale, altri­menti è un’affermazione gra­vis­sima».
Preso anche lui dall’imminenza delle ele­zioni regio­nali, Alfano non ha evi­den­te­mente resi­stito alle sirene della peg­giore dema­go­gia. In realtà la cir­co­lare a cui il mini­stro degli Interni fa rife­ri­mento è tutt’altro che un invito allo sfrut­ta­mento dei migranti. Da mesi anche tra le asso­cia­zioni che si occu­pano di migra­zione si svolge un dibat­tito su come impie­gare le migliaia di per­sone che cer­cano rifu­gio in Ita­lia e costrette nella mag­gio­ranza dei casi ad aspet­tare anche fino a due anni prima di avere una rispo­sta alla loro richie­sta di asilo. A novem­bre dello scorso anno il pre­fetto Mario Mor­cone, capo dipar­ti­mento Immi­gra­zione del Vimi­nale, ha inviato una cir­co­lare a tutti i pre­fetti invi­tan­doli a far svol­gere un’attività volon­ta­ria ai migranti, anche come pos­si­bi­lità per inte­grarsi meglio nel ter­ri­to­rio. «L’inattività dei migranti si river­bera nega­ti­va­mente sul tes­suto sociale ospi­tante», scrive il pre­fetto. Nes­suna forma di sfrut­ta­mento: le atti­vità svolte non devono avere uno scopo lucra­tivo e devono essere volon­ta­rie, i migranti devono essere assi­cu­rati e rice­vere una pre­pa­ra­zione ade­guata. E come esem­pio si cita l’esperienza svolta a Ber­gamo con l’iniziativa «Ber­gamo pulita», alla quale hanno par­te­ci­pato migranti e cit­ta­dini.
Gaffe di Alfano a parte, l’incontro che si è svolto ieri al Vimi­nale doveva veri­fi­care la pos­si­bi­lità di fare qual­che passo avanti nell’accoglienza dei pro­fu­ghi, supe­rando il muro alzato da Regioni come Lom­bar­dia e Veneto. Il muro non è caduto, tanto che Roberto Maroni non si è nean­che pre­sen­tato facen­dosi sosti­tuire dall’assessore all’Immigrazione della Lom­bar­dia, ma il risul­tato non stato comun­que nega­tivo. «Il governo ha rice­vuto la nostra dispo­ni­bi­lità a rie­qui­li­brare il numero dei migranti nelle varie Regioni», ha spie­gato alla fine il pre­si­dente della Con­fe­renza delle Regioni Ser­gio Chiam­pa­rino. L’impegno preso è quello di supe­rare il metodo seguito fino a oggi dai pre­fetti — che spinti dall’urgenza di repe­rire sem­pre nuovi posti letto, hanno via via sti­pu­lato con­ven­zioni con alber­ghi, pen­sioni e case pri­vate — pre­fe­rendo pun­tare su un ulte­riore amplia­mento del sistema Sprar, il sistema di pro­te­zione per richie­denti asilo gestito dai comuni, aumen­tando la dispo­ni­bi­lità dei posti letto che potrebbe pas­sare dagli attuali 21 mila a 40 mila. Per que­sto si è tor­nati a par­lare della rea­liz­za­zione di hub regio­nali dove acco­gliere i migranti in prima bat­tuta. L’ideale sarebbe poter uti­li­zare le caserme dismesse ma ci sarebbe qual­che pro­blema da parte del mini­steri della Difesa e dell’Economia. In Pie­monte, ha ricor­dato ad esem­pio Chiam­pa­rino, ce ne sono otto che si pre­ste­reb­bero ma che non è pos­si­bile uti­liz­zare. Un punto comun­que sarebbe stato chia­rito: i costi delle ristrut­tu­ra­zioni saranno a carico dello Stato e non delle Regioni, men­tre si sta pen­sando a una serie di incen­tivi per quei Comuni che pre­sen­te­ranno nuovi pro­getti per acco­gliere i migranti. In par­ti­co­lare è allo stu­dio la pos­si­bi­lità di con­sen­tire uno sfo­ra­mento del patto di stabilità.

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